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Vaccino antinfluenzale chi deve davvero farlo

22 settembre 2011

22 settembre 2011

La vaccinazione permette al sistema immunitario di preparare le difese contro i virus prima della stagione influenzale, così da poter bloccare e debellare l’infezione, in vista di un futuro contatto con il virus. Ma non garantisce uno scudo totale: la sua efficacia negli adulti è di circa il 60-70%: su dieci persone che si vaccinano, tre o quattro prendono comunque l’influenza.

Si basa su una previsione
L’efficacia solo parziale del vaccino dipende prima di tutto dal fatto che la sua formulazione è basata su una predizione, che non sempre si rivela esatta. L’Organizzazione mondiale della Sanità, per consentire alle case farmaceutiche la preparazione del vaccino in tempo, è costretta a fare una previsione sulla formulazione molti mesi prima dell’inizio della stagione influenzale, con un buon margine di errore, perché il virus è in continua mutazione. Se i ceppi virali previsti e inclusi nel vaccino non combaciano con quelli che poi realmente circoleranno, la profilassi rischia di essere del tutto inefficace. Ma anche quando c’è perfetta corrispondenza, la protezione non è garantita. Infatti, la risposta immunitaria, che il vaccino è chiamato a produrre, non si verifica necessariamente in tutti i soggetti.

Negli anziani, risposta spesso insufficiente
Negli adulti in buona salute è più facile, ma questi non hanno certo bisogno del vaccino contro l’influenza, che, non dimentichiamolo, è una malattia benigna. Negli anziani, i quali hanno un sistema immunitario meno reattivo, la risposta potrebbe essere insufficiente, quindi non in grado di proteggerli dal contagio.
Un bel problema, dato che sono proprio loro i più esposti alle conseguenze negative dell’influenza e quindi più bisognosi di immunizzazione. C’è un altro aspetto da tenere in considerazione: il vaccino non protegge da altre malattie parainfluenzali, che mettono comunque a rischio la salute degli anziani e che, a ben considerare, costituiscono la maggioranza delle infezioni respiratorie invernali.

Una strategia da rivedere
Se molti studi concordano sull’incertezza dell’efficacia del vaccino sulle persone che più ne dovrebbero beneficiare, c’è anche il fatto che la quasi totalità dei dati si basa su studi non sperimentali, a rischio errore, e che anziani e malati cronici sono poco rappresentati nelle sperimentazioni cliniche. Di fronte a questa carenza di dati affidabili, è difficile affermare che la vaccinazione della popolazione a rischio sia una strategia che porta a una reale riduzione di ricoveri e decessi per influenza. Però i governi e le autorità scientifiche sono convinti della sua validità. Che fare, visto che il vaccino è a tutt’oggi l’unico strumento di prevenzione disponibile? Urgono studi rigorosi per esprimersi in maniera definitiva, nel frattempo alcuni ricercatori propongono di continuare a vaccinare i soggetti a rischio, anche perché il vaccino è piuttosto sicuro.

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