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Screening oncologici: quando, come e perchè

19 ottobre 2016
screening oncologici

19 ottobre 2016

Fondamentale per la diagnosi precoce, lo screening oncologico è offerto gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale. Ma cosa si intende di preciso con "screening oncologico"? Chi può aderire e come?

Screening oncologico, quali esami e per chi

I programmi di screening oncologico sono parte integrante dei Livelli essenziali di assistenza, cioè l’insieme delle prestazioni sanitarie garantite dal Servizio nazionale. L’obiettivo è quello di ridurre la mortalità legata ad alcuni specifici tumori, passando al setaccio la popolazione sana alla ricerca di tumori agli esordi, sui quali è più facile intervenire in modo risolutivo e più conservativo. Gli screening non si rivolgono a tutte le persone indiscriminatamente, ma coinvolgono solo quelle fasce della popolazione che più possono beneficiare dall’essere sottoposte ad indagini a tappeto.

Che cos’è lo screening oncologico?

Uno screening oncologico è un’attività di indagine diagnostica effettuata sottoponendo la popolazione ad un esame mirato a rilevare uno specifico tumore. L’intento dello screening è di passare al setaccio le persone sane per individuare i casi di tumore nelle fasi iniziali non sintomatiche o negli stadi pre-cancerosi, quando si può intervenire in modo più conservativo (con interventi più localizzati, di minore impatto sulla persona) e con possibilità di guarigione più alte rispetto a quando il tumore ha già manifestato la sua presenza. Il test di screening ha valenza, finalità e modalità diverse rispetto a quando lo stesso tipo di esame o altro esame diagnostico viene effettuato su persone con sintomi: lo screening infatti non è rivolto a persone che hanno già disturbi o segni riconducibili ad una patologia tumorale, ma è rivolto ai sani sintomatici e mira a rilevare i casi agli esordi. Per questo, l'importante è non “vedere” malattia dove non c’è. Lo stesso esame, su una persona con sintomi o segni, ha valenza differente perché serve a confermare o meno un sospetto di malattia. Per questo motivo, uno screening che può rilevarsi utile per una persona con sintomi può invece essere non utile o dannoso quando passa al setaccio la popolazione.

Attenzione: anche se lo screening viene effettuato in un gruppo di persone sane fino a prova contraria, ossia che non presentano né segni, né sintomi di tumore, lo screening non costituisce uno strumento preventivo, ma un intervento di diagnosi precoce. L’esame non influisce sull’insorgenza o meno di un tumore, ma mira ad anticiparne la diagnosi. Per questo non bisogna dimenticare che per ridurre il rischio di sviluppare un tumore bisogna intervenire prima di tutto sui fattori di rischio, riconducibili in buona parte allo stile di vita, alle abitudini negative e all’alimentazione. Inoltre, non bisogna abbassare la guardia se l’esame di screening ha dato responso favorevole: la rassicurazione che vi ha dato l’esito negativo non deve far trascurare la presenza di segni o sintomi strani, che vanno subito comunicati al medico. Gli screening, purtroppo, non sono infallibili.

Quali sono gli screening oncologici offerti a livello nazionale? Sono offerti a tutti?

I test di screening offerti a livello nazionale, che rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza, sono:

  • Mammografia: esame offerto gratuitamente ogni 2 anni per la prevenzione del tumore al seno alle donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni.
  • Pap test/ hpv test: esame offerto ogni 3 anni per la prevenzione del tumore del collo dell’utero alle donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni.
  • Sangue occulto nelle feci: esame offerto ogni 2 anni a uomini e donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni per la prevenzione del tumore del colon retto.
  • Rettosigmoidoscopia: esame offerto in alternativa al sangue occulto nelle feci a uomini e donne tra i 58 e i 60 anni, da effettuare una volta nella vita per la prevenzione del tumore del colon retto

Bisogna però tenere presente che le singole regioni possono ampliare l’offerta, allargando la fascia d’età inviata a partecipare allo screening, sempre rimanendo nel solco di quanto emerso negli studi che ne hanno valutato benefici e rischi. Ad esempio, per quanto riguarda la prevenzione del tumore al seno, alcune Regioni estendono la mammografia anche alla fascia d’età 45-49 anni (da effettuarsi però ogni 12-18 mesi) e alle 70-74 anni (ogni due anni). Per quanto riguarda la prevenzione del tumore del collo dell’utero, alcune aziende sanitarie offrono il Pap test a donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni, altre invece, differenziano l’esame in base all’età: per le ragazze di età compresa tra i 25 e i 30 anni è previsto il Pap test con cadenza triennale, per le donne di età compresa tra i 30 e i 64 anni, invece, viene offerto l’HPV test, ritenuto un esame diagnostico più efficace. 
Ogni azienda sanitaria può invece decidere come invitare allo screening, prevedendo o meno inviti tramite lettera o altro mezzo, per promuovere l’adesione.

Perché gli screening non vengono offerti a tutti indistintamente?

Non tutte le persone, cioè di tutte le età o sesso, sono obiettivo dei programmi di screening: la ricerca va infatti mirata a quei gruppi della popolazione generale per i quali gli studi hanno dimostrato che lo screening comporta più benefici che danni.
L’efficacia di uno screening in termini di vite salvate deve essere ben valutata alla luce degli inevitabili effetti negativi, quali i falsi allarmi (che si traducono rispettivamente in ansia e ulteriori esami), false rassicurazioni (che ritardano la diagnosi precoce) e dalla meno intuibile pericolosità del ricercare e individuare tumori che per loro natura non avrebbero mai causato alcun danno ai pazienti (i casi di cosiddetta “sovradiagnosi”), cosa che si traduce in immotivati trattamenti e interventi, con il loro carico di effetti indesiderati e possibili complicazioni.


Spesa finanziata dal ministero dello Sviluppo economico ai sensi del Decreto 6 agosto 2015.