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Aspirina serve davvero contro il cancro

09 marzo 2011
aspirina cancro

09 marzo 2011

Febbre, influenza e mal di testa: per queste cose si usava fino a ieri l’acido acetilsalicilico. Oggi uno studio afferma che la sua assunzione costante ridurrebbe il rischio di morte a causa di tumore. Ma a fronte di ridotti benefici non mancano i rischi.

L’acido acetilsalicilico (questo è il nome del principio attivo contenuto in molti farmaci, tra cui il più noto è l’Aspirina) può ridurre le morti per tumore. È questo, in sintesi, quello che sostiene l’articolo pubblicato di recente dalla rivista scientifica Lancet, in un’analisi dei dati di circa 25mila pazienti coinvolti in studi sull’uso di aspirina contro infarti e ictus. Leggendo i dati, però, emergono diverse ragioni per non gridare al miracolo e stemperare i facili entusiasmi.

Calcolate le morti, non i malati di tumore
Si muore di meno di tumore se si assumono 75 mg o più di acido acetilsalicilico ogni giorno? È questa la domanda che si sono posti i ricercatori che, per rispondere, hanno recuperato i dati provenienti da otto studi clinici dove l’acido acetilsalicilico è stato assunto per almeno quattro anni, in prevenzione di ictus e infarti. Negli studi originali sono registrate solo le morti, ma non il numero dei casi di tumore tra i soggetti: è quindi possibile che i soggetti si siano ammalati comunque e che siano poi guariti grazie alle terapie specifiche.

Mortalità ridotta, ma effetto modesto
Assumere aspirina sembrerebbe ridurre le morti per tutti i tumori che, nel corso degli studi, passano dal 3 al 2,4%. Le morti verrebbero quindi ridotte di un quinto. Una diminuzione significativa ma modesta, osservabile non prima di cinque anni di assunzione quotidiana di aspirina, anche a basse dosi. Se è vero che l’effetto è evidente per i tumori dell’apparato gastrointestinale (di cui fanno parte esofago, stomaco, intestino, pancreas), le cui morti diminuiscono della metà, è anche vero che per gli altri tumori invece l’effettivo beneficio è incerto.
Questi effetti sulla mortalità permangono a vent’anni di distanza e sembrano più evidenti tra le persone che hanno assunto aspirina per più di sette anni.
Ma di fronte a questi dati, perché oggi non è possibile consigliare a tutti di prendere un’aspirina ogni giorno? I motivi sono diversi.

Nessun dato sui rischi, a fronte di ridotti benefici
- Stando ai dati dello studio, l’assunzione regolare di aspirina non sembra dare benefici prima di cinque anni. Ma quali sono i rischi di chi fa uso giornaliero del farmaco per un lasso di tempo così prolungato? L’assunzione quotidiana di aspirina ha un effetto sulla fluidità del sangue, che coagulerà in tempi più lunghi in caso di ferite. Inoltre l’acido acetilsalicilico, come gli altri antinfiammatori non steroidei, può causare gravi effetti indesiderati a livello gastrointestinale (sanguinamento, ulcera, perforazione). Perciò non è da sottovalutare il pericolo di incorrere in un’emorragia gastrica.

- Il rischio di morire di tumore è diminuito in assoluto dello 0,6%. Tradotto, quasi 200 persone devono assumere aspirina tutti i giorni per almeno cinque anni affinché uno solo di loro non muoia a causa di tumore. A conti fatti, perciò, 199 persone assumerebbero aspirina inutilmente, con tutti i rischi che questo comporta.

- La riduzione del numero di morti per tumore non ha avuto un impatto sul dato della mortalità generale del gruppo studiato. In totale, in pratica, nei due gruppi (con aspirina e senza aspirina) non c’è stata una differenza significativa nella mortalità generale. E’ perché un numero maggiore di soggetti è morto per altre cause?

- L’effetto è limitato solo ad alcuni tumori, nello specifico a quelli gastrointestinali. Nessun effetto è visibile per molti tumori come quelli del rene, della prostata e tutti i tumori del sangue. Per altri tumori come quelli della mammella e, in generale, tutti i tumori femminili non contemplati dallo studio, non abbiamo alcun dato.

- Nonostante i ricercatori sostengano che l’effetto è riscontrabile anche a seguito della somministrazione di basse dosi, in realtà non abbiamo nessuna certezza su quale sia l’effettiva quantità di farmaco da assumere per avere un beneficio.


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