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Ibuprofene e farmaci per la pressione: favoriscono davvero il coronavirus? Ecco come stanno le cose

In questi giorni sono circolate alcune notizie secondo cui i farmaci per la pressione alta e l’ibuprofene potrebbero in qualche modo agevolare l’ingresso del virus, esponendo chi li assume a una maggiore vulnerabilità nei confronti di Covid-19. Vediamo di cosa si tratta e perché non è consigliabile sospendere le cure.

  • di
  • Simona Ovadia
20 marzo 2020
  • di
  • Simona Ovadia
farmaci e coronavirus

In Italia, circa il 30% della popolazione è ipertesa. Un italiano su tre ha, cioè, valori di pressione sanguigna troppo alti. E, per questa ragione, assume quotidianamente dei farmaci, con l’obbiettivo di ridurre i rischi per la salute cardiovascolare. In questi giorni è circolata la notizia secondo cui i farmaci utilizzati per curare l’ipertensione, ACE inibitori e sartani, avrebbero un effetto “favorente” nei confronti del virus della Covid-19. In pratica, il fatto di assumerli aumenterebbe il rischio di ammalarsi gravemente a causa del coronavirus. La cosa ha messo in allerta i 20 milioni di italiani che li assumono e ha chiamato i cardiologi e i medici di medicina interna a fare chiarezza. Le società scientifiche italiane, come la Società italiana di medicina generale e la Società italiana di ipertensione arteriosa, si sono espresse molto chiaramente: “la suddetta relazione - ipotizzata in un articolo scientifico -  rappresenta solamente una ipotesi di lavoro e di ricerca che non deve assolutamente portare il paziente iperteso a sospendere la terapia contro l’ipertensione”. In sostanza, ci dicono i medici, le terapie devono essere portate avanti come sempre anche nel corso dell’epidemia. Il rispetto degli schemi terapeutici è importante ancor di più in questo momento per evitare di ritrovarsi colpiti da un evento cardiovascolare in questa fase di sovraccarico degli ospedali.

Cosa c’entrano questi farmaci con il coronavirus?

Tutto nasce da un articolo pubblicato sulla rivista Nature reviews cardiology. L’autore dell’articolo, mettendo in relazione dati già presenti in letteratura, rileva come l’uso di farmaci ACE-inibitori comporti un aumento di produzione di una proteina (ACE2) che il virus “sfrutterebbe” per entrare sia nelle cellule sia del cuore sia in quelle dei polmoni. Più proteine ACE2 ci sono più semplice sarebbe per il virus entrare nelle cellule e creare il danno alle base delle complicanze respiratorie e circolatorie. Questo succederebbe anche con gli altri farmaci per la pressione della classe dei sartani.

Il condizionale è d’obbligo, perché si tratta di un ragionamento teorico: nessuno ha ancora dimostrato che le persone ipertese siano più a rischio delle altre di ammalarsi o di sviluppare sintomi gravi. E infatti l’autore dell’articolo è molto cauto nell’affermare una cosa del genere. È invece molto più probabile che la maggiore vulnerabilità dei pazienti ipertesi e cardiopatici nei confronti del coronavirus derivi da una condizione di partenza già non ottimale. Ecco perché è importante continuare a mantenere le terapie in atto.

La questione dell’ibuprofene

La seconda notizia circolata in questi giorni, incautamente riportata anche dal ministro della Salute francese, riguarda l’ibuprofene. Sono stati sollevati dubbi sul fatto che l’assunzione di farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans), come l'ibuprofene, potrebbe peggiorare la malattia Covid-19. Tutto nasce da un’indagine dell'Agenzia nazionale francese per la sicurezza dei medicinali Ansm che aveva lanciato un’allerta sul fatto che la varicella e alcune altre infezioni batteriche potevano essere aggravate da questi medicinali (gli antinfiammatori non steroidei possono mascherare i sintomi di un peggioramento dell’infezione). L’Autorità europea per la sicurezza dei farmaci Ema ha precisato con un comunicato che attualmente non ci sono prove scientifiche che stabiliscano una correlazione tra l’ibuprofene e il peggioramento del decorso della malattia Covid-19. “All'inizio del trattamento della febbre o del dolore in caso di Covid-19 i pazienti e gli operatori sanitari devono considerare tutte le opzioni di trattamento disponibili, incluso il paracetamolo e i Fans - si legge nella nota - Ogni medicinale ha i suoi benefici e i suoi rischi, come descritto nelle informazioni del prodotto, che devono essere prese in considerazione insieme alle linee guida europee, molte delle quali raccomandano il paracetamolo come prima opzione per ridurre la febbre e il dolore”. I malati, quindi, possono continuare a utilizzare i Fans come l’ibuprofene. Ricordando, però, che le raccomandazioni attuali prevedono che questi medicinali vengano utilizzati alla dose minima efficace per il periodo più breve possibile.