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Farmaci troppi sprechi

26 agosto 2009
farmaci sprechi

26 agosto 2009

Quando comprate un medicinale, utilizzate tutta la confezione? Oppure vi capita che a fine cura avanzino ancora delle buste o delle compresse?

Una ricerca dell'istituto Mario Negri rivela che in più della metà dei casi le confezioni dei farmaci non vengono utilizzate del tutto.

Quando comprate un medicinale, utilizzate tutta la confezione?
Un'indagine pubblicata sulla rivista Ricerca & Pratica, svolta da ricercatori dell'Istituto farmacologico Mario Negri di Milano, ha voluto portare luce sulla questione, raccogliendo informazioni riguardanti il completo utilizzo dei medicinali prescritti.

Sono stati interrogati più di 650 cittadini, di tutte le età, attraverso un apposito questionario. La domanda: cosa è successo dell'ultimo farmaco che vi ha prescritto il medico (esclusi quelli per malattie croniche)? Avete terminato la confezione? Lo avete conservato o smaltito? Se lo avete smaltito, in che modo?

Sprecato fino al 65% dei farmaci
Sconfortanti i risultati: meno della metà delle confezioni prescritte (49%) sono state utilizzate del tutto. Ancora peggio nel caso dei farmaci prescritti ai bambini: la quota sprecata tocca il 65% (mentre scende al 43% per gli over 65).

I farmaci che più frequentemente avanzano sono gli antidolorifici-antinfiammatori, utilizzati comunemente contro dolori di vario tipo e contro la febbre: l'82% delle confezioni non viente utilizzato interamente.

Dove sono gettati i farmaci
Che cosa succede alle scatolette mezze piene? Nell'89% dei casi vengono conservate fino alla scadenza, nell'8% gettate nei contenitori per i farmaci scaduti delle farmacie, nel 3% nella spazzatura di casa (e non si dovrebbe).

In termini di spesa, il 40% della spesa totale è destinato a farmaci non completamente consumati, con un'incidenza maggiore per quelli a carico dei cittadini rispetto a quelli rimborsati dalla mutua: su 10 euro spesi per l'acquisto, 6 sono destinati a farmaci non completamente utilizzati.

Più cultura del farmaco
Una maggior cultura del farmaco, concludono gli autori dello studio, sia da parte dei cittadini sia della classe medica, permetterebbe di evitare sprechi dovuti anche a confezionamenti industriali non sempre aderenti alle necessità terapeutiche.


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