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Vaccino: al via la 4ª dose per gli over 80

Dopo il parere favorevole di Ema, anche Aifa e Ministero della Salute danno il via libera alla possibilità di fare la 4ª dose (seconda dose booster) di vaccino per gli ultra ottantenni e per gli ultra sessantenni con fragilità. Verranno somministrate solo Pfizer o Moderna e non prima che siano passati 4 mesi dalla terza dose. Nessuna 4a dose invece per chi ha contratto il Covid dopo aver fatto la 3ª dose.

11 aprile 2022
Quarta dose over 80

Solo agli inizi di aprile c'era stato il parere dell'Ema (l'Agenzia Europea per i medicinali) e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), ora arriva anche il parere Comitato tecnico-scientifico dell'Agenzia Italiana del farmaco e la decisione del Ministero della Salute: sì alla 4ª dose di vaccino per chi ha più di 80 anni e per le persone più fragili anche tra i 60 e i 79 anni.

Solo Pfizer o Moderna

Per l'esattezza, quella che per semplicità chiamiamo quarta dose è in realtà una seconda dose di richiamo (second booster). Secondo le indicazioni del Ministero, deve essere fatta esclusivamente con vaccini a mRNA (ovvero solo Pfizer e Moderna), nei dosaggi normalmente già previsti per la terza dose (dose booster): 30 mcg in 0,3 mL per Comirnaty (Pfizer); 50 mcg in 0,25 mL per Spikevax (Moderna). La quarta dose al momento è destinata esclusivamente:

  • alle persone dagli 80 anni (compresi) in su;
  • agli ospiti dei presidi residenziali per anziani (RSA);
  • alle persone dai 60 anni in su con elevata fragilità motivata da patologie concomitanti/preesistenti.

Per poter fare la 4ª dose, occorre che sia trascorso un intervallo minimo di almeno 120 giorni dalla prima dose di richiamo (ovvero dalla terza dose), e non si applica ai soggetti che hanno contratto l’infezione da SARS-CoV-2 successivamente alla somministrazione della prima dose di richiamo.

Ultra 60enni: solo i più fragili

Per il ministero, comunque, resta come massima priorità quella di vaccinare chi non ha ancora ricevuto la terza dose, e di somministrare la quarta dose a quelle persone che hanno il sistema immunitario fortemente compromesso per cause legate a patologie di base o trattamenti farmacologici e a coloro che sono stati sottoposti a trapianto di organo.

In particolare per le persone dai 60 anni in su, il Ministero ha stilato un elenco di patologie (concomitanti o preesistenti) che possono aiutare a definire le persone con "elevata fragilità" alle quali è consigliata la 4ª dose.

Tabella Ministero patologie

I dati a disposizione: lo studio israeliano

Nella circolare emanata dal Ministero, il Comitato tecnico-scientifico afferma che "per quanto riguarda i soggetti di età compresa tra i 60 e gli 80 anni, i dati disponibili non consentono di raccomandare la seconda dose booster in maniera generalizzata, ma tale opzione potrebbe essere proposta, anche in considerazione dell'andamento epidemiologico e dell'imminente e progressivo allentamento delle misure di contenimento del contagio, nei soggetti che presentino specifici fattori di rischio". 

I dati utilizzati da Ema prima e da Aifa poi per esprimere queste valutazioni sono quelli raccolti in Israele, che ha iniziato a somministrare un secondo booster dalla fine dello scorso anno. Lo studio più ampio e con il periodo di osservazione più lungo è quello di una delle più importanti mutue di quel paese (la Clalit): si tratta di uno studio osservazionale che ha messo a confronto circa 328.000 ultrasessantenni vaccinati con una 4ª dose di Pfizer (dopo almeno 4 mesi dalla terza) e circa 235.000 persone, sempre over-60, ferme ancora alla 3ª dose.

La valutazione dei dati nei 40 giorni dopo il secondo booster mostra come un’ulteriore dose di richiamo migliori la protezione verso l’esito più grave, la morte, soprattutto nelle persone più anziane: confrontando i due gruppi, si osserva infatti che la quarta dose riduce di quasi l’80% la mortalità nel breve periodo. In sostanza si verifica qualcosa di simile a quanto si è osservato con la somministrazione della terza dose durante l’ondata di variante Delta, che riportava in alto la protezione verso gli esiti più gravi del Covid.