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Raee il rifiuto dei farmacisti

01 agosto 2011
raee

01 agosto 2011

Nessuna informazione e poca assistenza in farmacia. La nostra inchiesta dimostra che sono troppi i “professionisti della salute” che negano al consumatore il diritto allo smaltimento dei dispositivi sanitari.

Otto su dieci non ritirano
Dalla scorsa estate, in teoria, dovrebbe essere più semplice smaltire i Raee, ovvero i rifiuti costituiti da apparecchi elettrici ed elettronici. Per legge, ogni rivenditore è obbligato a ritirare l’apparecchio vecchio in cambio della vendita di un nuovo prodotto analogo. I negozianti sono tenuti anche a fornire informazioni sulle modalità di consegna dell’usato. L’obbligo riguarda anche le farmacie e quindi gli apparecchi sanitari. All’atto pratico, in verità, i farmacisti sembrano in¬fischiarsene. Quasi l’80% delle 40 farmacie visitate per questa inchiesta non garantisce questo servizio e praticamente nessuna fornisce almeno uno straccio di informazione in merito. Insomma, proprio i “professionisti della salute” trascurano del tutto un problema importante, quello dei ri¬fiuti (spesso tossici) che, seppure a distanza, ha riflessi sulla salute dei cittadini.

Metodo dell’inchiesta
Lo scopo dell'inchiesta è stato verificare se è davvero possibile smaltire correttamente e in modo sicuro i vecchi apparecchi sanitari (come aerosol, spazzolini elettrici, misura pressione...), ovvero se le farmacie si sono adeguate alla recente normativa sui rifiuti elettrici ed elettronici (i cosiddetti Raee), che le vede coinvolte. Siamo andati in 40 farmacie di 10 città, chiedendo di poter lasciare, gratuitamente, il nostro vecchio aerosol (un Raee appunto) comprandone uno nuovo: come vuole la legge. Quando siamo stati accontentati, ci siamo spinti oltre e chiedendo al farmacista di ritirarci il termometro elettronico rotto a patto di acquistarne uno nuovo.


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