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Vaccini perche e pericoloso denigrarli

01 giugno 2011
vaccini

01 giugno 2011

Sono tra i farmaci più efficaci e sicuri, eppure si rafforza l’avversione ideologica nei loro confronti, spesso ammantata di argomenti pseudoscientifici.

Il successo selle campagne denigratorie
Ormai ovunque, ma soprattutto in internet, si moltiplicano coloro che demonizzano i vaccini. Li si stigmatizza come categoria, e lo si fa con una forte avversione ideologica. Mai prima d’ora il fronte antivaccinazioni aveva raccolto così tanti consensi: una recente indagine ha svelato che nelle 40.000 pagine di Facebook in cui si parla di vaccini, quelle dove se ne traccia un profilo negativo sono il 95%. Se queste campagne denigratorie stanno conoscendo un successo mai visto è anche a causa dei molti scandali che si sono succeduti in questi anni. In questo stato di cose diventa estremamente complicato parlare di efficacia e sicurezza dei vaccini a un pubblico che ha sempre il (giusto) timore che chi fornisce l’informazione abbia interessi diversi dalla salute.

Argomentazioni fasulle
Tra i principali argomenti usati contro i vaccini c’è quello secondo cui sarebbero tossici e innaturali: sarebbe preferibile un ritorno al passato, quando le malattie venivano contratte e risolte in modo naturale. Niente di più falso, perché i vaccini non sono affatto “innaturali”, anzi, riproducono un evento naturale, l’infezione. I detrattori dei vaccini affermano anche che danneggerebbero il sistema immunitario e ne comprometterebbero il pieno sviluppo: lo sovraccaricano in un momento delicato come l’infanzia. È pero francamente difficile pensare che ciò possa accadere solo per la somministrazione di un vaccino. Quando il bambino nasce, entra in contatto con una quantità enorme di molecole in grado di attivare il sistema immunitario (detti “antigeni”). Deve far fronte a virus, batteri e funghi diffusi nell’ambiente, nell’aria, nel cibo. I vaccini, con i loro pochissimi antigeni, sono una goccia in questo mare di antigeni in cui è immerso. Semmai è il contrario, il vaccino prepara a combattere l’agente infettivo, quando lo si incontrerà. A due mesi compiuti un bambino è già in grado di rispondere alla vaccinazione, non ha senso ritardare: così lo si protegge, evitando la malattia in un’età in cui potrebbe avere esiti gravi.


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