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Rinite allergica: come prevenirla e curarla con gli antistaminici

09 aprile 2019
allergia

09 aprile 2019

Con le allergie ai pollini le farmacie elargiscono antistaminici, cortisonici e decongestionanti a piene mani. Ma quali tra questi è il farmaco più sicuro ed efficace? Esistono metodi per prevenire o curare l’allergia stagionale? E perché sono così diffuse? Tutto quello che devi sapere sulla rinite allergica.

Con l’arrivo della bella stagione, la rinite allergica torna a infastidire milioni di italiani, costretti a ricorrere a farmaci antistaminici, cortisonici e decongestionanti per trovare sollievo. Sintomi che, in realtà, tormentano molte persone anche in altri periodi dell’anno, per colpa di pollini, muffe, acari e allergeni vari che infestano l’ambiente e le nostre case in altre stagioni o in modo perenne.

Cosa sono le allergie e come nascono

Le allergie non sono altro che la manifestazione di una reazione difensiva verso alcune sostanze estranee, gli allergeni, in realtà innocue per il nostro organismo, ma percepite come pericolose dalle difese immunitarie delle persone predisposte, cioè i soggetti allergici o atopici. A contatto con gli allergeni, il loro sistema immunitario “sensibilizzato” scatena una risposta infiammatoria, la quale è colpevole dei vari sintomi e delle varie manifestazioni allergiche, come la rinite allergica, la congiuntivite allergica , l’eczema atopico o dermatite atopical’orticaria e lo shock anafilattico. Reazioni, queste, scatenate da vari tipi di allergeni, come pollini, acari, pelo di animali, ma anche di tipo alimentare (frutta secca e a guscio, uova, latticini, pesce, ecc.), veleno di insetti, farmaci e sostanze chimiche, ma anche stimoli fisici (come il freddo).

La rinite allergica 

Tra queste reazioni, la rinite allergica è forse il problema più diffuso, ma anche il più sottovalutato, nonostante per molte persone sia l’anticamera di un problema ancora più grave: l’asma allergico. La colpa della diffusione delle allergie va data a un insieme di fenomeni, solo in parte chiariti dalla ricerca scientifica, alcuni dei quali riguardano le nostre abitudini e il nostro stile di vita. In questo dossier ti spiegheremo quali risposte sono emerse dalla ricerca sulle cause delle allergie, stagionali e non, per capire se qualcosa possiamo fare a scopo preventivo (quantomeno per ridurre i rischi che i nostri bimbi ne soffrano) e ti indicheremo anche come curare i sintomi, ricorrendo ai farmaci più sicuri ed efficaci.

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Perché la rinite allergica è così diffusa? Quali possono essere le cause?

La rinite allergica, nota anche come raffreddore da fieno, è una delle manifestazioni allergiche più comuni e diffuse nei paesi occidentali, e che negli ultimi decenni ha addirittura visto aumentare notevolmente il numero delle persone che ne sono affette. Secondo le evidenze più recenti, si tratterebbe addirittura di un problema sottostimato: mentre i casi diagnosticati in Europa sono tra il 17% e il 28.5%, a riferire di soffrire di sintomi allergici sono oltre il 25% dei bambini e oltre il 40% degli adulti europei. I dati epidemiologici, infatti, ci dicono che tra il 1960-70 e il 1990, nei paesi occidentali si è registrato un forte aumento del numero di casi di rinite allergica e asma. Vari studi hanno cercato di identificare le cause di questo aumento, ma attualmente nessuna teoria risulta definitivamente dimostrata e probabilmente la colpa va data a vari fattori strettamente intrecciati.

Quali possono essere le cause dell'aumento di allergie

La predisposizione genetica e l’ereditarietà hanno un ruolo sicuramente molto importante; molti geni del nostro DNA sono associati a una maggiore suscettibilità per asma e allergie. Secondo l’Accademia Europea di Allergologia e Immunologia Clinica (EAACI) i bambini che hanno almeno un parente di primo grado affetto da allergia hanno un maggior rischio di sviluppare patologie su base allergica.

Gli studi hanno preso in considerazione cause di tipo ambientale, sociale e comportamentale, individuando vari fattori di rischio legati al cambiamento dello stile di vita avvenuto nei paesi sviluppati durante il XX secolo: dal miglioramento delle condizioni igieniche, all’eradicazione di molte malattie infettive e al cresciuto uso di farmaci, ma anche al cambiamento delle abitudini alimentari, ai cambiamenti climatici e all’inquinamento, alla riduzione del numero di persone all’interno dei nuclei famigliari e allo spostamento delle famiglie dalle campagne alla città, che ha comportato svariati cambiamenti tra cui la riduzione del tempo passato all’aperto e una minore attività fisica. Difficile dire quali di questi fattori sia più colpevole di altri: molti cambiamenti intervenuti nelle nostre vite sono stati concomitanti; inoltre è probabile che questi fattori di rischio abbiano un’azione di tipo sinergico. Oggi, infatti, si pensa che alla base di questo incremento di allergie ci sia un‘interazione geni-ambiente, dove per “ambiente” si intende l’insieme degli stimoli esterni, che possono influenzare l’espressione dei nostri geni, con conseguenze sulla risposta immunitaria agli allergeni.
Le allergie dipendono dalla troppa igiene?

Dipende da cosa intendiamo con igiene. L’idea che l’aumento di allergie e asma sia da ricercare nell’eccesso di igiene derivava dagli studi di un epidemiologo, David Strachan, che nel 1989 trovò una correlazione inversa tra lo sviluppo di allergie e il numero di componenti delle famiglie. Dai suoi studi, è emerso che, quanto più alto era il numero di fratelli, minore era la probabilità di un bambino di sviluppare allergie. Strachan ipotizzò che il motivo stesse nella vita a contatto con altri bambini fin dalla nascita e quindi in ambienti non particolarmente asettici.

Il meccanismo ipotizzato sta nella maggiore stimolazione del sistema immunitario di questi bambini, dovuta all’esposizione a una grande variabilità di germi che, in qualche modo, allenano le difese e ne influenzano lo sviluppo in modo positivo. Gli studi di Strachan hanno fatto emergere uno dei fattori che probabilmente contribuisce all’odierna diffusione delle allergie, cioè la perdita dell’esposizione ai cosiddetti microorganismi buoni, buoni in quanto utili per lo sviluppo corretto del sistema immunitario, a cui eravamo più esposti un tempo e che oggi abbiamo un po’ perso a causa della la vita di città.

Attenzione però: l’esposizione a questi batteri non è legata semplicemente alla pulizia personale e della casa, bensì a un cambiamento generale del nostro stile di vita, riconducibile alla riduzione della diffusione di molte malattie infettive, alle variazioni delle abitudini alimentari, ai cambiamenti climatici e all’inquinamento, al maggior uso di farmaci antibiotici, alla riduzione del numero di persone che compongono i nuclei famigliari e allo spostamento delle famiglie dalle campagne alla città, che ha comportato svariati cambiamenti tra cui la riduzione del tempo passato all’aperto e una minore attività fisica.

Le nostre abitudini alla toilette e i nostri standard igienici casalinghi non sono davvero sul banco degli imputati. Anzi, gli attuali standard igienici sono un importante traguardo per la nostra società, perché ci hanno aiutato, insieme alle vaccinazioni e agli antibiotici, a debellare e a ridurre la diffusione di malattie che fino al secolo scorso costituivano un vero pericolo per la vita. È importante, quindi, non sottovalutare l’importanza del rispetto delle norme igieniche nella vita quotidiana, soprattutto nelle attività più critiche per la diffusione di microorganismi pericolosi, come ad esempio la preparazione del cibo in cucina, ma anche in quelle più banali, come lavarsi le mani dopo essere stati in bagno e di ritorno a casa dopo un viaggio sui mezzi pubblici.

L’aumento di allergie è causato dall’inquinamento?

Alcuni studi hanno trovato una correlazione tra inquinamento e diffusione delle allergie: per esempio, uno studio osservazionale condotto nell’area di Los Angeles ha evidenziato come l’esposizione ad agenti inquinanti potrebbe avere un ruolo importante nell’aumento della prevalenza di allergie. Altri studi, però, non hanno ottenuto gli stessi risultati e ci sono luoghi, come la Nuova Zelanda, dove l’inquinamento è inferiore, ma la prevalenza di asma molto rilevante. Dunque, l’inquinamento potrebbe contribuire all’incremento delle allergie, ma non è di certo l’unico responsabile. Recentemente, una revisione degli studi dell’Istituto Superiore di Sanità e altre ricerche in campo botanico hanno mostrato che i cambiamenti climatici, per esempio le rapide variazioni di temperatura e pressione atmosferica, interagendo con alcuni inquinanti, generano uno stato di stress nelle piante e inducono l’aumento del potere allergenico dei pollini. In conclusione, non abbiamo sufficienti prove dell’associazione tra allergie, inquinamento atmosferico e cambiamenti climatici. Sono necessari ulteriori studi anche per capire in che modo questi fattori siano legati tra loro.

Vivere in campagna protegge dallo sviluppo di allergie?

Sembrerebbe che la vita di campagna, caratterizzata dal contatto con gli animali, dal molto tempo passato all’aperto e dalla bassa sedentarietà, protegga dallo sviluppo di allergie e asma.

Due importanti studi hanno analizzato l’esposizione microbica dei bambini, tramite l’analisi della polvere delle loro case, e l’hanno messa in relazione con lo sviluppo di atopie e asma. In entrambi gli studi, i bambini che vivevano in fattoria ed erano esposti a una maggiore varietà di microbi, avevano anche una minore prevalenza di asma, come a confermare l’importanza del contatto con i microorganismi buoni che allenano per bene il sistema immunitario. La riprova degli effetti benefici della vita di campagna arriva da un interessante studio pubblicato sul New England Journal Of Medicine in cui i ricercatori hanno messo a confronto due comunità religiose, il cui stile di vita si basa su agricoltura e allevamento, gli Amish e gli Hutteriti. I ricercatori hanno cercato di capire come mai due comunità, che vivono in modo simile, presentino una prevalenza di asma così diversa: gli Hutteriti si ammalano di asma quattro volte di più rispetto agli Amish. Le due popolazioni condividono il patrimonio genetico (hanno entrambe origini europee), ma non le abitudini: gli Amish vivono in modo austero, rifiutando molte delle comodità moderne (per esempio, pochi utilizzano il trattore), mentre gli Hutteriti hanno adottato pratiche agricole odierne. I ricercatori hanno analizzato la polvere delle case di Amish e Hutteriti e hanno eseguito analisi del sangue sui bambini di entrambe le comunità. Dai risultati è emerso che nelle case degli Amish sono presenti un numero di endotossine ambientali quasi 7 volte maggiore rispetto a quelle presenti nelle case degli Hutteriti, a riprova del fatto che gli Amish sono esposti a una maggiore variabilità di microbi. Inoltre, sono emerse molte differenze nella proporzione, nella tipologia e nella funzione delle cellule che compongono il loro sistema immunitario. Dei bambini presi in considerazione nello studio, nessun Amish è risultato affetto da asma, contro il 20% dei bambini Hutteriti. Secondo gli scienziati, quindi, l’ambiente in cui vivono gli Amish permette al sistema immunitario dei loro bambini di svilupparsi meglio, tanto da garantire loro una maggiore protezione dallo sviluppo di asma.

L’uso di antibiotici può causare le allergie?

Alcuni studi hanno trovato un legame, seppur lieve, tra lo sviluppo di allergie e l’utilizzo di antibiotici durante la gravidanza e nel corso del primo anno di vita del bimbo. Il meccanismo presunto consiste nel fatto che l’antibiotico, oltre a combattere l’infezione in corso, agisce sulla flora batterica “buona”, riducendo la variabilità e la quantità di batteri presenti nel nostro intestino, i quali ricoprono una importante funzione di stimolo benigno nei confronti del nostro sistema immunitario intestinale. Questo processo potrebbe interferire con il corretto sviluppo del sistema immunitario rendendolo meno capace di distinguere le sostanze pericolose da quelle che non lo sono, come gli allergeni. Tuttavia, bisogna stare attenti a interpretare i dati nel modo corretto, perché non possiamo semplicemente concludere che l’uso frequente di antibiotici scateni allergie e asma. Gli stessi autori di queste analisi ci dicono che i bambini predisposti all’asma potrebbero semplicemente ricevere più di frequente la prescrizione di un antibiotico. A riprova di questo, uno studio ha evidenziato come la correlazione tra uso di antibiotici e lo sviluppo di asma sia più forte quando l’antibiotico viene prescritto per infezioni respiratorie, piuttosto che per infezioni di altro tipo. Insomma, una lieve correlazione è stata osservata tra l’uso precoce di antibiotici e lo sviluppo di malattie su base allergica, ma non è di certo l’unico o il più importante fattore di rischio a oggi noto.

Come proteggere i bambini dallo sviluppo di allergie?

Come abbiamo detto, non si sa esattamente quali siano le cause dello sviluppo di allergie: sono molti gli elementi che potrebbero contribuire, compreso il fattore ereditario. Di seguito prenderemo in considerazioni alcuni dei fattori con un potenziale ruolo preventivo:

  • L’allattamento al seno, grazie al trasferimento degli anticorpi dalla madre al neonato, ha una funzione protettiva dalle infezioni ed è molto importante per lo sviluppo del sistema immunitario del bambino. In particolare, alcuni studi dimostrano che l'allattamento al seno durante i primi mesi di vita riduce il rischio di sviluppare asma.
  • La vita di campagna, caratterizzata dal tempo passato all’aperto, dal contatto con gli animali e da una maggiore attività fisica sembrerebbe ridurre il rischio di ammalarsi di rinite allergica e asma. A conferma di ciò, più studi mostrano come i bambini che hanno vissuto in fattoria e sono stati esposti a una maggiore varietà di microbi, presentano un minore rischio di diventare asmatici.
  • Alcuni ricercatori hanno osservato come vivere con un animale domestico (cane o gatto) potrebbe proteggere i neonati dallo sviluppo di atopia, grazie all’esposizione ad una varietà di batteri che favoriscono il corretto sviluppo del sistema immunitario. Purtroppo però altri studi non confermano queste osservazioni. Non possiamo quindi concludere con certezza che la convivenza con gli animali domestici nei primi anni di vita di un bambino sia un chiaro strumento di prevenzione di allergie ed asma. Detto ciò, avere un animale in casa non comporta nessun rischio per la salute dei bambini: anzi, potrebbe essere un potenziale alleato per delle buone difese immunitarie.
  • I bambini tendono ad avere vite sempre più sedentarie, caratterizzate da molte ore davanti alla televisione e poco tempo dedicato a giocare all’aperto. Questo stile di vita ha un impatto negativo sulla loro salute e alcuni studi l’hanno correlato con lo sviluppo d’asma. Anche se allo stato delle conoscenze attuali non possiamo dire se sia la vita sedentaria un fattore di rischio, oppure l’attività fisica all’aperto un fattore protettivo per l’asma, possiamo tranquillamente consigliarvi di stimolare il più possibile i bambini a giocare all’aperto.
  • Alcuni studi riportano una correlazione live, ma significativa, tra l’uso di antibiotici in età pediatrica o prenatale e lo sviluppo di riniti allergiche e asma. La questione non è però completamente chiara. I dati potrebbero essere in parte inficiati da un errore: i bambini predisposti all’asma potrebbero semplicemente ricevere più di frequente la prescrizione di un antibiotico.
  • Alcuni studi hanno trovato una correlazione tra esposizione dei bambini al fumo passivo e lo sviluppo di allergie. Tuttavia, dai dati che abbiamo a disposizione non possiamo concludere con certezza che il fumo passivo aumenti il rischio di sviluppare allergie e asma: infatti, altri studiosi non hanno potuto confermare la relazione diretta tra i due fenomeni. Ma non servono di certo ulteriori studi per consigliarvi di sottrarre il più possibile i bambini dall’esposizione al fumo passivo, foriera di rischi per la salute ormai noti.
L’alimentazione influisce sullo sviluppo di allergie?

L’allattamento al seno è importante per lo sviluppo di un sistema immunitario forte. In particolare, la funzione protettiva sembra aumentare durante lo svezzamento: si consiglia quindi di proseguire l’allattamento durante tutta questa fase, o comunque almeno fino ai 4 mesi di vita. L’idea che gli alimenti “allergizzanti” (frutta secca, uova, pesce, latte, soia, grano e altri cereali contenenti glutine) debbano essere introdotti più tardi nell’alimentazione dei bambini è ormai superata: le ultime evidenze, infatti, dimostrano che posticipare l’introduzione degli alimenti solidi oltre i 4-6 mesi aumenta il rischio di sensibilizzazione allergica agli alimenti, agli allergeni inalanti e alla celiachia. In particolare, uno studio del 2015 ha associato l’introduzione di arachidi tra i 4 e gli 11 mesi di vita ad una riduzione dello sviluppo di allergia alle arachidi, rispetto ad un’introduzione più tardiva.

Come si cura la rinite allergica?

Le allergie non sono altro che reazioni messe in atto dal nostro organismo in risposta al contatto con alcune sostanze estranee, gli “allergeni”.  Gli allergeni, in realtà, sono innocui, ma percepiti come pericolosi dalle difese immunitarie delle persone predisposte, cioè i soggetti allergici o “atopici”. A contatto con gli allergeni, il sistema immunitario “sensibilizzato” dei soggetti atopici reagisce e scatena una risposta infiammatoria, che provoca reazioni di vario tipo. Tra queste, la rinite allergica è forse il problema più comune e diffuso: si tratta di un’infiammazione della mucosa nasale, caratterizzata da sintomi come congestione nasale, rinorrea, rossore e prurito agli occhi. Inoltre, per molte persone, rappresenta l’anticamera di un problema ancora più grave: l’asma allergico.

Ridurre l’esposizione può limitare l’insorgenza dei sintomi, ma a livello pratico non è una soluzione sempre realizzabile. Se il paziente è allergico ai pollini, che si diffondono nell’aria molto facilmente, può evitare le situazioni in cui l’esposizione sarà importante, come per esempio un picnic in piena primavera, ma difficilmente è possibile evitare completamente il contatto con l’allergene. Si possono poi adottare alcuni ulteriori accorgimenti, anche se non è dimostrato che siano davvero utili:

  • pulire frequentemente la casa con l’aspirapolvere per limitare l’esposizione a peli di animali, muffe, pollini e polvere che arrivano dall’esterno;
  • lavare spesso le lenzuola con acqua calda per ridurre il carico di acari;
  • eliminare oggetti che favoriscono l’accumularsi della polvere (tende, tappeti…);
  • controllare l’umidità della casa per prevenire la diffusione delle muffe ma anche sfavorire la riproduzione degli acari.
Quali farmaci si usano per la cura della rinite allergica?

Purtroppo, la rinite allergica è una patologia che non si può curare; esistono però dei farmaci che aiutano a controllare i sintomi, purché il trattamento sia assunto nel modo corretto e prolungato per tutto il periodo di esposizione all’allergene. Neanche l’immunoterapia desensibilizzante può risolvere completamente il problema, ma potrebbe aiutare ad attenuare la sintomatologia.

Esistono varie classi di farmaci utili per trattare i sintomi della rinite allergica:

  • antistaminici, per bocca o per via nasale (quali cetirizina, loratadina, azelastina, levocabastina)
  • corticosteroidi per via nasale (come beclometasone, mometasone, fluticasone)
  • decongestionanti nasali (per esempio fenilefrina o oximetazolina)

I farmaci e le loro combinazioni vengono scelte a seconda di quanto sono aggressivi i sintomi e di quanto limitano la vita del paziente.

Rinite poco aggressiva

Per le forme meno aggressive di rinite, il trattamento di prima scelta prevede l’uso degli antistaminici, per bocca o per via nasale. Quando gli antistaminici non riescono a contenere i sintomi in maniera soddisfacente, si può ricorre a un cortisonico spray nasale o a un decongestionante spray nasale (da usare per non più di 3-5 giorni). Questi ultimi possono essere anche utili in occasioni più puntuali, ad esempio nei momenti di congestione nasale intensa.

Rinite più grave

Per il trattamento di sintomi più gravi, invece, i farmaci più indicati, perché efficaci e sicuri, sono i cortisonici spray da assumere per via nasale. I cortisonici da soli sono più che sufficienti a ridurre tutti i sintomi, sia quelli nasali, sia quelli oculari, tanto da non richiedere l’assunzione concomitante di un antistaminico per bocca. L’effetto dei cortisonici è infatti superiore in termini di efficacia. Solo in casi particolari da valutare con l’allergologo, potrebbe tornare utile un antistaminico, ma per via nasale.

La combinazione di antistaminici orali e nasali è sconsigliata, perché, secondo gli studi esistenti, non c’è un aumento del beneficio rispetto all’utilizzo di uno solo dei due, quindi il paziente può scegliere in base alla propria preferenza. In caso di congiuntivite allergica, si può ricorrere a un collirio antistaminico, da utilizzare al bisogno.

Tutti i farmaci richiedono di un po’ di tempo prima di dare la massima azione terapeutica (gli antistaminici sono più rapidi, mente i cortisonici possono impiegare anche qualche giorno), quindi al fine di ottenere il massimo beneficio, è bene proseguire il trattamento con costanza per tutto il periodo di esposizione all’allergene, seguendo con attenzione i consigli del medico.

Gli antistaminici orali

La maggior parte degli antistaminici orali richiede la prescrizione medica e molti (Prometazina, Oxatomide, Mizolastina, Loratadina, Levocetirizina, Ketotifene, Fexofenadina, Ebastina, Desloratadina, Cetirizina, Acrivastina) sono inseriti in classe A, quindi i pazienti affetti da allergie medie e gravi hanno diritto a ricevere il farmaco dal servizio sanitario pagando eventualmente solo la quota di compartecipazione. Il medico deve però apporre sulla prescrizione la nota 89, relativa alle patologie allergiche medie e gravi. Attenzione però: non tutti i farmaci contenenti questi principi attivi sono erogabili dal servizio sanitario.

Gli spray

Al contrario degli antistaminici orali, gli antistaminici spray, i cortisonici spray nasali e i decongestionanti spray nasali sono farmaci di classe C, quindi a carico del paziente. Mentre però i cortisonici possono anche richiedere la ricetta medica, i decongestionanti spray nasali sono tutti in libera vendita senza obbligo di prescrizione.

Quali sono gli antistaminici migliori?

Gli antistaminici sono farmaci in grado di contrastare l’azione dell’istamina, il principale responsabile dei sintomi e delle manifestazioni allergiche. Gli antistaminici non sono però tutti uguali, soprattutto in termini di sicurezza. Ad oggi, per la rinite allergica, si preferisce infatti ricorrere ai cosiddetti antistaminici di “seconda generazione”, quali Cetirizina e Levocetirizina, Loratadina e Desloratadina, Fexofenadina, Ketotifene ed Ebastina. Questi principi attivi, a differenza degli antistaminici di “prima generazione” (come la doxilamina, la prometazina o la difenidramina, oggi ancora utilizzati, ma per altre indicazioni, come il prurito o la cinetosi) non causano sedazione e sonnolenza, o per lo meno la causano in modo molto più limitato.

Da un punto di vista di efficacia, gli antistaminici di seconda generazione sono tutti comparabilmente utili nel ridurre i sintomi, anche se ciascun paziente può percepire un controllo dei sintomi migliore utilizzando un principio attivo piuttosto che un altro. In ogni caso, per ottenere la massima efficacia terapeutica, è bene proseguire il trattamento per tutta la durata dell’esposizione all’allergene, seguendo in modo preciso le indicazioni del medico. Anche da un punto di vista di sicurezza, questa classe di farmaci è sicura sia per utilizzi brevi, sia per utilizzi per lunghi periodi. In passato, due principi attivi rappresentanti di questa classe, astemizolo e terfenadina, sono stati ritirati dal commercio per effetti indesiderati a carico del cuore. Oggi, gli antistaminici in commercio sono ritenuti sicuri da questo punto di vista, anche se di recente, una valutazione della rivista francese Prescrire ha messo in discussione il principio attivo ebastina (Kestine) per cui esistono alcune segnalazioni di effetti indesiderati cardiaci. Per questa ragione, gli autori della valutazione ritengono sia preferibile scegliere altri principi attivi della classe, già largamente utilizzati e della cui sicurezza possiamo stare tranquilli, per esempio cetirizina (alcuni nomi di formulazioni commerciali sono Zirtec, Suspiria, Axeramis) o loratadina (Clarityn, Fristamin).

Oltre agli antistaminici da usare per bocca, ci sono anche gli antistaminici in spray nasale, che sono considerati uguali o forse superiori agli antistaminici orali per quanto riguarda la loro capacità di alleviare i sintomi nasali. Purtroppo, però, sono poco efficaci sul fastidio dovuto alla congiuntivite allergica. Anche in questo caso, per beneficiare al massimo del trattamento, è bene proseguire la terapia per tutta la durata di esposizione all’allergene, seguendo bene le indicazioni del medico.

Anche in questo caso, il profilo di sicurezza è buono e gli effetti collaterali che potrebbero emergere sono prevalentemente di tipo locale: secchezza e bruciore della mucosa, epistassi e più raramente mal di testa e sonnolenza. È bene fare attenzione agli eccipienti: alcune formulazioni, infatti, contengono benzalconio cloruro, un conservante, che, se utilizzato per lunghi periodi, potrebbe irritare la mucosa nasale.

Sono tutti in libera vendita, dunque non è richiesta la ricetta medica e in commercio esiste molta scelta; di seguito indichiamo alcuni nomi commerciali: Rinazina antiallergica, Allespray (azelastina cloridrarto), oppure Levoreact (levocabastina cloridrato).

I cortisonici spray nasali sono sicuri ed efficaci?

I cortisonici sono potenti inibitori della risposta infiammatoria e sono considerati il rimedio più efficace per le forme di rinite allergica più gravi, soprattutto quando il sintomo prevalente è la congestione nasale. Non solo sono in grado di ridurre i sintomi prettamente nasali, ma anche quelli oculari (prurito, rossore e lacrimazione). Per ottenere il miglior controllo dei sintomi, è bene anticipare l’inizio del trattamento di un paio di settimane rispetto all’esposizione all’allergene e proseguirlo durante tutto il periodo in cui l’allergene è presente. Anche in questo caso, il farmaco richiede del tempo per raggiungere la massima efficacia e, per sfruttare al meglio il potenziale della terapia, bisogna seguire in modo accurato la posologia indicata dal medico. Solo in casi particolari da valutare con l’allergologo, potrebbe tornare utile associare un antistaminico, ma per via nasale.

Gli effetti collaterali più frequenti sono di tipo locale: epistassi, che in parte potrebbe essere dovuta all’azione meccanizza dello spray, secchezza e irritazione della mucosa. Molto raramente la letteratura riporta come effetto collaterale la perforazione del setto nasale, ma in generale gli studi clinici sui cortisonici spray non hanno evidenziato danni alla mucosa, nemmeno con l’uso prolungato. Alcune formulazioni contengono un conservante, il benzalconio cloruro, che potrebbe irritare la mucosa, soprattutto se applicato in modo prolungato.

Per quanto riguarda altri effetti collaterali più gravi, possiamo rassicurarvi: i cortisonici assunti per via nasale non causano gli stessi effetti collaterali dei cortisonici assunti per bocca. Vari studi hanno valutato se i cortisonici spray assunti per lunghi periodi potessero causare problemi della crescita nei bambini, la riduzione della densità ossea, l’aumento della pressione intraoculare o problemi ormonali, senza rilevare effetti significativi. Per questo motivo, si può ritenere che i cortisonici in spray abbiano un buon profilo di sicurezza. Alcuni di questi (fluticasone furoato, mometasone furoato, fluticasone propionato) sono ritenuti particolarmente sicuri per usi prolungati, perché la loro azione è limitata alla sede locale. Di seguito alcuni esempi di nomi commerciali: Avamys (fluticasone furoato), Nasonex (mometasone furoato), Flixonase (fluticasone propionato).

I decongestionanti spray nasali sono sicuri ed efficaci?

I decongestionanti in spray sono farmaci che inducono una costrizione dei vasi sanguigni a livello del naso. La loro azione è molto veloce e sono particolarmente efficaci nell’alleviare la fastidiosa sensazione del naso chiuso. Tuttavia, non vanno usati con leggerezza, evitando di prolungare il trattamento per più di 3-5 giorni. L’uso prolungato, infatti, può determinare l’insorgenza della rinite medicamentosa, un disturbo che comporta uno stato di irritazione nasale e congestione, per effetto “rebound”. Generalmente sono in libera vendita e quindi non richiedono ricetta medica. Di seguito indichiamo alcuni esempi di nomi commerciali: Nasomixin (fenilefrina cloridrato), Actifed Decongestionante Spray (Xilometazolina cloridrato), Neoborocillina Nasale Spray e Vicks Sinex Spray (Oximetazolina cloridrato).

I vaccini per le allergie funzionano?

La vaccinazione per le allergie (in termini medici, immunoterapia desensibilizzante) consiste nella somministrazione ripetuta dell’allergene responsabile dell’allergia al fine di desensibilizzare il sistema immunitario del soggetto allergico. Esistono formulazioni per trattare diversi tipi di allergie: pollini, acari, muffe e peli di animali. Aziende specializzate producono anche formulazioni personalizzate, secondo le indicazioni dello specialista.

Questa terapia non guarisce l’allergia, ma riduce l’aggressività della reazione infiammatoria e di conseguenza, il bisogno di farmaci per il controllo dei sintomi. L’effetto può prolungarsi anche per qualche anno dopo l’interruzione della terapia. L’esito, però, non è sempre positivo: non tutti i pazienti vedono i loro sintomi ridursi in modo significativo, nonostante il lungo periodo di trattamento. L’immunoterapia va infatti proseguita per almeno 3 anni di seguito per avere dei risultati (meglio ancora se per 5 anni: dà risultati migliori). Per questo motivo, la vaccinazione contro le allergie non è adatta a tutti i pazienti, ma solo a coloro che sono affetti da allergie gravi, i cui sintomi risultano incontrollabili coi soli farmaci.

La terapia può essere fatta in due modi: con vaccini da iniettare sottocute (SCIT) una volta al mese oppure assumendo quotidianamente compresse orosolubili o gocce sublinguali (SLIT). La scelta tra SCIT e SLIT deve essere fatta considerando i pro e i contro delle due: la SCIT sembrerebbe essere più efficace della SLIT, ma il paziente deve recarsi una volta al mese in ambulatorio per la somministrazione; nelle prime fasi della terapia, poi, il rischio di incorrere in uno shock anafilattico è più alto. La SLIT, invece, sembrerebbe essere meno efficace, ma è più sicura e il paziente può eseguire il trattamento in autonomia a casa.

Il trattamento può essere eseguito nel corso di tutto l’anno senza interruzioni, oppure, in caso di allergia stagionale, concentrandolo nel periodo precedente alla comparsa dei sintomi e proseguendolo per tutta la durata dell’esposizione all’allergene.