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Integratori a base di iodio: ecco perché sono inutili in caso di emergenza

Gli integratori a base di iodio che vendono in farmacia non sono le stesse pastiglie che vanno assunte per la iodioprofilassi in caso di pericolo radioattivo. Quelle davvero efficaci per difendere la tiroide dallo iodio contaminato vengono distribuite dal SSN solo in caso di emergenza. Ecco perché questi integratori sono inutili e perché non serve farne scorta.

  • contributo tecnico di
  • Daniele Caldara
  • di
  • Luca Cartapatti
16 marzo 2022
  • contributo tecnico di
  • Daniele Caldara
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  • Luca Cartapatti
Integratori iodio

Si torna a parlare di compresse di iodio per proteggersi dalle radiazioni in caso di incidenti nucleari. Tuttavia la confusione e la cattiva informazione (e pubblicità) stanno spingendo molte persone a correre in farmacia per fare scorta di compresse a base di iodio anche nel nostro Paese.

Bisogna quindi sgombrare il campo da un equivoco di fondo: in farmacia non si possono acquistare le compresse di iodio che servono davvero in caso di fughe radioattive; le pastiche per la “iodioprofilassi” (così si chiama la profilassi allo iodio per proteggere la tiroide dallo iodio radioattivo) vengono distribuite gratuitamente alla popolazione dal Servizio Sanitario Nazionale soltanto in caso di emergenza.

Quelli che vendono in farmacia sono in realtà solo “integratori a base di iodio”, ovvero pasticche totalmente inutili in caso di emergenza perché contengono dosi di iodio infinitamente inferiori a quelle necessarie a proteggere la tiroide. 

Integratori e pubblicità ingannevoli

Purtroppo però, molti di questi prodotti giocano proprio su questo equivoco per farsi pubblicità e ingannare i cittadini mossi dalla paura di una fuga radioattiva. Uno di questi prodotti ad esempio è il RADIOFF 150, che abbiamo deciso di segnalare all’Antitrust e allo Iap (l’organo di autodisciplina pubblicitaria) proprio perché si pubblicizza (già dal nome) come un prodotto in grado di proteggere “te e i tuoi cari” da un pericolo nucleare (almeno così lascia intendere, a giudicare dalle immagini con il simbolo della radioattività che accompagnano il messaggio pubblicitario). 

Prodotti come questo, immesso in commercio meno di due settimane fa proprio in concomitanza all’allerta sull’escalation nucleare del conflitto russo-ucraino, fanno leva sulla paura delle conseguenze che il conflitto potrebbe avere sulle centrali nucleari ucraine, ma anche sullo spettro di un conflitto nucleare. Diventa quindi necessario fare un po’ di chiarezza su come funziona davvero la iodioprofilassi, quali sono i dosaggi necessari perché sia efficace e per quali fasce di popolazione può essere davvero utile.

A cosa serve la iodioprofilassi

In caso di incidente nucleare, la profilassi a base di iodio (ioduro di potassio) serve a evitare un accumulo di iodio radioattivo nella tiroide, cosa che può favorire lo sviluppo di tumore alla tiroide. Per evitare questo accumulo di iodio radioattivo si deve saturare la tiroide con dello iodio non radioattivo. Saturandosi di iodio “buono”, per 24-48 ore la tiroide non assorbe, né accumula lo iodio radioattivo (si parla di “blocco” della tiroide).

Lo ioduro di potassio (contenuto nelle compresse usate nella iodoprofilassi), quindi, serve solo a ridurre il rischio di un tumore alla tiroide dovuto all’assunzione di iodio radioattivo tramite l’aria o cibi e bevande contaminate. Lo iodio non ci protegge né da altre sostanze radioattive che possono aver contaminato l’ambiente, né sono in alcun modo utili contro le radiazioni. La loro utilità è ristretta solo a un eventuale contaminazione con iodio radioattivo.

Servono alti dosaggi: inutili quelli degli integratori

Per saturare la tiroide con lo iodio “buono”, servono dosaggi di iodio elevatissimi, neanche paragonabili a quelli contenuti negli integratori venduti in farmacia. Per ottenere un “blocco” della tiroide che duri 24-48 ore servono, per gli adulti (dai 18 anni ai 40 anni) 130 mg di ioduro di potassio (che fornisce circa 100 mg di iodio stabile all’organismo). Per i bambini dai 3 anni fino ai ragazzi di 18 basta metà della dose degli adulti (quindi 65 mg), mentre per i bambini da 1 a 3 anni ne serve un quarto (32 mg). La dose per i neonati è metà di quella dei bambini di un anno (quindi 16 mg).

In tutti questi casi, si sta parlando di dosaggi che sono centinaia di volte più alti della dose giornaliera di iodio raccomandata nella dieta o contenuti normalmente in un integratore. Sarebbe necessario ingoiare centinaia di pasticche per ottenere (senza alcuna garanzia) i dosaggi necessari. 

È decisamente sconsigliato invece fare una iodoprofilassi prolungata, a questi livelli, in assenza di alcun pericolo. In condizioni normali la tiroide è in grado di tollerare fino a 1mg di iodio al giorno senza che si verifichino effetti avversi, in quanto l’eccesso di iodio viene espulso con le urine. È quindi sconsigliabile assumerne quantità elevate per giorni, per paura di un possibile incidente nucleare. Nel caso di un incidente nucleare che ci espone a un rischio significativo di cancro della tiroide, il rischio legato all’assunzione di dosi elevatissime di iodio è giustificato.

Un trattamento non per tutti

La iodioprofilassi è raccomandata solo per le persone in determinate fasce d'età. Il rischio di sviluppare un tumore della tiroide da iodio radioattivo è fortemente dipendente dall’età al momento dell’esposizione. Le persone di età compresa tra 0 e 18 anni risultano quelle a maggior rischio. Il rischio invece si riduce sensibilmente negli adulti fino ad annullarsi oltre i 40 anni. Per questo motivo, in linea di principio, tutte le persone fino a 40 anni nelle zone colpite dovrebbero assumere compresse di iodio, con il dosaggio corretto che varia in base all'età. Anche le donne che allattano e le donne in gravidanza vanno sottoposte a iodoprofilassi, nei dosaggi opportuni, al fine di proteggere sia la donna, sia il bimbo.

Da chi e quando viene attivata la iodioprofilassi

Al verificarsi di un incidente, sulla base delle previsioni di diffusione di un'eventuale nube radioattiva sul territorio nazionale, saranno il Dipartimento della Protezione Civile e i Ministeri interessati ad attivare la distribuzione della iodoprofilassi nelle aree a rischio. Una distribuzione che viene assicurata dal Servizio Sanitario Regionale nelle modalità più consone: assumere iodio prima o dopo, pensando che possa fare bene, è un azzardo ingiustificato.

Secondo il Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari, recente aggiornato la iodoprofilassi della popolazione va attivata solo in un caso, cioè quello in cui una fuga radioattiva si verifica entro i 200km dal confine italiano. In questo caso, non solo la Protezione Civile distribuirebbe gratuitamente alla popolazione le pastiche di ioduro di potassio ad alti dosaggi, ma scatterebbe anche il blocco del traffico e l’intera popolazione verrebbe invitata a chiudersi nelle proprie case per due giorni.

La iodoprofilassi non è invece richiesta se l’incidente si verifica a distanze maggiore di 200km, così come non è previsto alcun isolamento temporaneo al domicilio. Sono invece previsti interventi indiretti sul territorio, come ad esempio l'intensificazione dei controlli su latte, frutta e verdura a foglia larga, su tutta la filiera agroalimentare italiana e sulle importazioni dall’estero. Se si verificasse oltre i 1.000 km, gli interventi si limiterebbero ai soli controlli sui prodotti provenienti dall’estero e sul rientro in sicurezza di cittadini italiani eventualmente esposti alle radiazioni.

Le probabilità che si arrivi ad attivare la iodioprofilassi, quindi, sono decisamente remote. Anche in caso di cattive notizie dall'Ucraina, come abbiamo visto, la distanza di quelle centrali dalle nostre città sarebbe talmente elevata da non far scattare la necessità di iodioprofilassi prevista dal Piano nazionale.