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Bankitalia cancella Zopa

24 luglio 2009

24 luglio 2009

Su richiesta della banca centrale, il ministero dell'Economia ha cancellato dall'elenco degli intermediari la società che si occupa di prestito tra privati su internet. Problemi anche per l'altro sito www.boober.it gestito da Centax.

Lo scorso 10 luglio, Zopa ha ricevuto la notifica del decreto emanato dal Ministero dell'Economia su indicazione della Banca d'Italia con il quale la società viene cancellata dall'elenco degli intermediari finanziari. Il motivo è presto detto: Zopa avrebbe fatto raccolta di pubblico risparmio e non semplice intermediazione di pagamenti a causa della giacenza sul Conto Prestatori Zopa del denaro in attesa di uscire in prestito.

Zopa insieme a Boober è il principale operatore di prestiti peer to peer in Italia, finanziamenti di importo limitato tra utenti privati attraverso piattaforme tecnologiche on line. Boober, sito gestito da Centax, e Zopa Italia (realtà italiana di Zopa.com creata in GB nel 2005 da Ebay), mettono in contatto privati che offrono denaro con altri privati che chiedono denaro.

Anche Boober ha qualche problema. Sul sito della Banca d'Italia è segnalato che Centax è stata cancellata dall'elenco degli intermediari. Il decreto non è stato però ancora notificato e comunque non riguarda l'attività di prestito, ma le attività di garanzia degli assegni usati dagli utenti per pagamenti nei negozi. Attività che Centax svolge dal 1988.
Bankitalia ritiene che Centax con la sua attività presti fideiussioni a garanzia degli assegni e che dunque dovrebbe avere per questo motivo un patrimonio più elevato di quello attuale per operare.

L'attività di prestito online ci era sembrata fin dall'inizio interessante, perché avrebbe potuto porre rimedio almeno in parte ai problemi di accesso al credito a causa della crisi economica. Un esame condotto su Soldi & Diritti 99 di marzo 2008 aveva comunque evidenziato alcuni problemi. Anzitutto i prestiti che si potevano così ottenere risultavano meno convenienti di quelli che si possono ottenere tramite le banche (e che potete trovare sulla rubrica Password di Soldi & Diritti).

Poi c'era il grosso problema della tutela dell'utente: ci sembrava che non fosse il caso di consigliare dei prestiti che non rientravano nella normativa sul credito al consumo e quindi davano meno tutele al consumatore.

Infine c'era anche la questione della raccolta del risparmio che avviene nel momento in cui i due siti raccolgono il denaro offerto dai prestatori prima di suddividerlo su diversi richiedenti.

A marzo 2008 dunque avevamo inviato una richiesta di chiarimenti a Banca d'Italia e Consob sull'autorizzazione ad operare dei due siti (vedi link tra le risorse). L'istituto di via Nazionale ha risposto (vedi link tra le risorse) alla nostra lettera sottolineando fra le altre cose di non aver evidenziato problemi sul fronte della raccolta del risparmio, perché i gestori si limitavano a trasferire i fondi tra privati senza diventarne mai proprietari.

Adesso però qualcosa è cambiato: dalle ispezioni di Bankitalia è risultato che Zopa non faceva una semplice attività di trasferimento fondi da privato a privato ma in realtà una vera e propria raccolta di risparmio, dato che i soldi dei clienti transitavano su due conti correnti bancari a lei intestati (diventava dunque proprietaria del denaro) per poi girarli ai richiedenti (il tempo medio di deposito sul conto di transito prestatori era di 45 giorni).

Le proposte fatte da Zopa per arginare il problema non hanno convinto via Nazionale che dunque ha revocato l'autorizzazione ad operare. Da segnalare che la procedura di cancellazione era stata avviata il 4 febbraio e che dunque la società aveva avuto ben più di cinque mesi per risolvere la questione.

Altroconsumo ritiene che il prestito peer to peer possa essere un'interessante innovazione tecnologica anche per i consumatori, però solo a patto che rispetti le regole di trasparenza, correttezza e garanzia imposte dalla normativa di mercato. Ci auguriamo che l'intervento della Banca d'Italia sia di stimolo anche alla stessa Autorità per disegnare un nuovo quadro normativo veramente a tutela dell'utente finale anche per queste nuove forme di finanziamento, che hanno incontrato molto favore: al 10 luglio risultavano iscritte a Zopa ben 40.000 persone e ben 5.000 persone avevano operato attivamente sul sito. Proprio per questo sul prossimo numero di Hi_Test, il fenomeno sarà affrontato in tutta la sua complessità.


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