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Banche garanzie pratiche commerciali scorrette ti aiutiamo noi

01 aprile 2010

01 aprile 2010

Hai dubbi sulle garanzie? Vuoi risparmiare in banca? Consulta il nostro sito per trovare il conto corrente che ti fa spendere meno. E se sei vittima di pratiche commerciali scorrette scarica il vademecum di autotutela.

Rendiamoci conto

Rendiamoci Conto è un progetto finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico in collaborazione con alcune associazioni dei consumatori.

Nell'ambito di questo progetto vogliamo darti una più ampia informazione per aiutarti a capire e scegliere meglio beni e servizi, tutelando i tuoi diritti.
A tal proposito vengono messi a fuoco tre materie importanti del consumo:

  • Servizi creditizi: per valutare la convenienza di un conto corrente. Puoi confrontare nella pagina dei PROFILI il conto più adatto alle tue caratteristiche.
  • Pratiche commerciali sleali: per sapere di più sui comportamenti non corretti nei confronti del consumatore per indurlo all'acquisto di prodotti e servizi, che se correttamente informato non avrebbe effettuato. Puoi consultare il vademecum.
  • Garanzie sui prodotti: per ogni prodotto acquistato si deve parlare di garanzia e di conformità del servizio.
Scegliere il conto corrente
Sul conto corrente si appoggiano molti servizi di pagamento e di credito. Scegliere il conto in base a considerazioni ponderate è molto importante, ma non bisogna pensare che una volta fatta la scelta possiamo dimenticarcene: bisogna tenere il conto sotto controllo nel corso del tempo, perché le condizioni possono cambiare. E se le nuove condizioni non vi soddisfano è un vostro diritto cambiare banca alla ricerca di soluzioni più vantaggiose, perché la mobilità è la principale alleata della concorrenza.

 

Ecco di seguito i nostri consigli per gestire in maniera consapevole e attiva il proprio rapporto di conto corrente.

Come scegliere il conto
La prima tappa è la scelta del conto corrente: bisogna selezionare il più adatto alle proprie esigenze di utilizzo.

Raccogliete più informazioni possibili per scegliere il conto più adatto a voi. Potete interrogare il nostro servizio che in base a una serie di profili predefiniti individua per voi i 5 migliori conti correnti per costo totale annuo opppure puoi chiamare il numero verde 800 44 99 66. Risparmiare è possibile.

Gli italiani mediamente scelgono il loro conto corrente basandosi sulla vicinanza della banca alla loro casa o all'ufficio. Sono ancora poco propensi ai conti online, che considerano poco sicuri.
Ma la vicinanza geografica non può e non deve essere il criterio principale in base al quale si sceglie a chi affidare i propri soldi. Solo confrontando le condizioni di più conti correnti si ha la possibilità di scegliere il migliore. Il confronto favorisce la concorrenza tra gli operatori e dunque porta col tempo a un miglioramento delle condizioni medie di mercato. Ma se è vero che gli italiani devono essere "educati" al confronto e alla concorrenza, è essenziale che gli operatori di mercato siano propensi a dare le informazioni.

Esiste una normativa sulla trasparenza del Testo unico bancario, aggiornata nel 2003 da apposito Provvedimento del Governatore della Banca d'Italia (attualmente in fase di revisione), che afferma che gli operatori devono mettere a disposizione del pubblico foglietti informativi datati e aggiornati e su richiesta del cliente devono fornirgli l'informativa precontrattuale, cioè copia del contratto idoneo per la stipula, prima della firma (in questo caso può essere richiesto un rimborso delle spese). Solo con tutte queste informazioni a disposizione il consumatore può effettivamente operare una scelta per il meglio tra le varie offerte del mercato.

Le nostre inchieste sul campo dimostrano purtroppo che si tratta di norme troppo spesso non rispettate. Ma se in banca l'operatore non vi propone questo materiale informativo, sappiate che è vostro diritto pretenderlo: i foglietti devono essere sempre presenti in agenzia e aggiornati, e devono essere coerenti con le clausole del contratto.

Inoltre in caso di prodotti complessi (quale appunto il conto corrente), il foglietto informativo deve dare indicazioni su tutte le caratteristiche del prodotto senza rinvio ad altri fogli informativi, come invece troppo spesso succede ora.

Avere le informazioni sparpagliate sui più foglietti equivale a non averle. Occorrerebbe riportare tutte le informazioni dei servizi accessori al conto nella stessa documentazione in modo da avere un'informazione completa. È questa una delle nostre richieste fatte alla Banca d'Italia che è in procinto di emanare nuove disposizioni di trasparenza.

Conto a pacchetto o conti tradizionali?
Se il "tutto incluso" è un'illusione. Attenzione alle spese di scrittura e alle commissioni
L'offerta dei conti correnti vede una predominanza dei cosiddetti conti a pacchetto. Sono indicati con questa espressione i conti che dietro pagamento di un canone periodico assicurano l'operatività base del conto. Nel costo del canone è inclusa in genere la carta bancomat, un determinato numero di spese di scrittura (alcune banche offrono operazioni illimitate), alcune operazioni (soprattutto se fatte online).

 

La pubblicità dei conti a pacchetto strilla il tutto incluso, canone bloccato, facendo illudere il potenziale cliente che oltre al canone non pagherà nient'altro. È questo uno degli errori tipici che spesso commette chi decide di aprire un conto a pacchetto: credere ciecamente alle promesse della pubblicità. In realtà mai come in questo caso non è tutto oro quello che luccica; bisogna sempre verificare attentamente prima della sottoscrizione le condizioni economiche e leggere le note a piè di pagina in cui a caratteri microscopici viene spiegato che per operazioni illimitate sono da intendersi i costi di scrittura. Sicuramente un difetto di trasparenza ai limiti della legalità che ancora una volta cade sulle spalle del correntista.

I costi di scrittura
Infatti ogni operazione che transita sul conto corrente per essere registrata sull'estratto conto paga un costo, appunto il costo di scrittura, che nel caso di molti conti a pacchetto è compreso nel canone mensile. Ma attenzione, perché oltre alla spesa di scrittura, molte operazioni, come per esempio i bonifici, richiedono anche il pagamento di una commissione, che non è detto sia inclusa nel canone che vi apprestate a versare. Il consiglio è di chiedere copia dell'informativa precontrattuale che è diritto del cliente ottenere dalla banca prima di firmare il contratto.

I conti a pacchetto non sono sempre la migliore soluzione. Dipende molto da come si utilizza il conto. Se si è un cliente che fa poche operazioni al mese non ha senso pagare un canone che include operazioni illimitate. Si arriva a spendere molto più di quanto si pagherebbe con un conto tradizionale.

Dunque è sempre essenziale il confronto delle condizioni sulla base del proprio profilo di utilizzo.

I conti on line
Tassi di interesse competitivi: ma c'è chi ancora ha dubbi sulla sicurezza
È soprattutto la percezione di scarsa sicurezza da parte degli utenti che frena in Italia lo sviluppo e l'utilizzo dell'e-banking. Quello della sicurezza è un problema che riguarda tutti i paesi europei, ma che in Italia è maggiormente sentito. Il sistema bancario italiano dovrebbe dunque lavorare su strumenti che diano sufficiente sicurezza ai clienti e soprattutto sulla comunicazione dei canali attivati. Non dimentichiamo poi che nella maggior parte dei casi usare internet piuttosto che lo sportello per fare le operazioni bancarie comporta dei seri vantaggi economici.

 

Inoltre, come dimostrano le rilevazioni periodiche del nostro periodico specializzato Soldi&Diritti sull'argomento, i conti online offrono tassi d'interesse più alti dei conti tradizionali e hanno generalmente spese più contenute. Risultano quindi spesso i conti migliori per i diversi profili di utilizzo.

L'operatività online
Le funzioni messe a disposizione degli utenti da parte dei siti di home banking sono di due tipi.

  1. Operazioni dispositive. Si tratta di operazioni che comportano l'utilizzo del denaro depositato sul conto da parte del cliente e che quindi devono essere, nella maggior parte dei casi, confermati digitando un ulteriore codice di accesso.
    Le operazioni dispositive che si possono fare online si possono dividere in tre grandi gruppi:
    • pagamenti e bonifici;
    • ricariche dei telefoni cellulari e delle carte prepagate
    • trading online.
    Ovviamente se il conto è solo online tutti i servizi bancari di un normale conto corrente transitano online.
  2. Operazioni interrogative. Con questa funzionalità si ha la possibilità di avere l'estratto conto online, visualizzare i movimenti e in molti casi anche la situazione del deposito titoli e il saldo della carta prepagata.

Questione sicurezza
I conti correnti online sono indubbiamente molto pratici, permettono di fare molte operazioni da casa sono più economici di quelli tradizionali, ma sono ancora relativamente poco diffusi in Italia. Molti si chiedono: sono sicuri? Una nostra inchiesta ha analizzato i 19 siti di home banking presenti in Italia verificando quali sono le chiavi di accesso ai conti on line; non esiste un unico sistema, ma molti diversi da banca a banca.

Sono da apprezzare le banche che hanno predisposto dei meccanismi di password dinamiche, quindi modificate di continuo per mezzo di una chiavetta: premendo un pulsante compare sul display una combinazione di numeri che resta valida solo per alcuni secondi. Così facendo gli hacker hanno meno possibilità di entrare nel conto del cliente. Ne abbiamo individuate sette: Banca Sella, BNL, Credem, Intesa San Paolo, Iw bank, Mps, Unicredit .

Ma se un hacker riesce a entrare nel conto di un cliente e a fare delle operazioni il cliente riuscirà a riavere i soldi sottratti illecitamente? La banca vorrà verificare, secondo quanto è scritto nei contratti, che non ha risposto a messaggi di phishing e che ha protetto adeguatamente il suo computer dagli attacchi degli hacker installando antivirus sempre aggiornati e firewall adeguati. Attenzione al phishing

Nessuna banca vera vi chiederà mai di autenticare un conto corrente o di dare le vostre coordinate online, perciò non rispondete a email provenienti dalla banca con simili richieste, anche se vi sembrano autentiche perché il logo e la grafica sono uguali a quelle dell'istituto di cui siete clienti.

Consigli utili per l'home banking
Ecco come gestire un conto online in maniera sicura:

  • Non accedete mai al vostro conto online da computer pubblici o condivisi.
  • Per accedere al servizio di home banking, digitare sempre l'indirizzo della banca e non cliccare mai su link che potrebbero portare a siti cloni.
  • Se si clicca due volte sul lucchetto o sulla chiave che appare in basso a destra del computer si apre un certificato da cui è possibile individuare la veridicità del sito e dell'indirizzo a cui si riferisce il sito.
  • Quando si finiscono le operazioni occorre sempre uscire dalla connessione cliccando su esci, logout o uscita.
  • Occorre inoltre denunciare immediatamente situazioni strane o poco chiare alla Polizia postale e delle comunicazioni che è la sezione della Polizia di Stato specializzata negli illeciti via internet.
  • In caso di furto/smarrimento dei codici di accesso occorre subito bloccare i codici, denunciare il fatto alle Autorità e quindi inviare una copia alla banca.

I vostri diritti
Cosa succede se perdete o vi rubano, i codici di accesso al conto online? Come accade per i PIN delle carte di credito o del pagobancomat il cliente è responsabile della custodia e del corretto utilizzo di tali codici. I codici di accesso ai servizi di home banking non devono essere conservati insieme (se sono due o più di due) e non devono essere annotati su un unico documento. In base alla Raccomandazione Ue 489/97 anche per il furto/smarrimento di tali codici, non può essere ritenuto responsabile il titolare dopo che ha comunicato alla banca l'episodio e prima della comunicazione la sua responsabilità deve essere limitata a 150 euro. A meno che non si dimostri un suo comportamento poco diligente.

Se dunque i codici sono persi o sono rubati occorre subito fare denuncia alle Autorità e quindi darne comunicazione alla banca. Che bloccherà i codici stessi e ne fornirà di nuovi.

Per quanto riguarda la responsabilità del cliente, purtroppo la Raccomandazione non ha valore di legge e oggi gli operatori non l'hanno adottata nei loro contratti.

In caso di contestazioni fate reclamo all'Ufficio reclami della banca e nel caso in cui abbiate una risposta non soddisfacente allora fate ricorso all'Ombudsman bancario (indirizzo: Giurì bancario Via delle Botteghe Oscure 54 00186 Roma).

I due modelli sono disponibili sul nostro sito nella sezione lettere tipo/banca e credito.

Nel caso in cui perdiate una chiavetta che genera password dinamiche spesso è richiesto anche il pagamento di una penale per ottenerne una nuova: si arriva anche a dover sborsare 25 euro, un costo che riteniamo eccessivo.

Gestione e controllo del conto
Una volta scelto il conto migliore non pensate però di dormire sonni tranquilli. La banca può decidere di cambiare a vostro sfavore le condizioni economiche del conto. Dunque il conto scelto perché molto conveniente potrebbe a un certo punto non essere più tale. Ma niente paura, potete esercitare il vostro potere più grande: cambiare operatore alla ricerca del conto migliore e attivare così la leva della concorrenza.

 

Quando le condizioni cambiano
Una volta scelto il giusto conto corrente bisogna sempre tenere sotto controllo le comunicazioni che arrivano dalla banca. Infatti le condizioni cambiano.

In base a quanto affermato dall'articolo 118 del Testo unico bancario la banca che vuole modificare unilateralmente le condizioni di un rapporto a tempo indeterminato (dunque anche le condizioni del conto corrente) deve fare una comunicazione ad personam al cliente almeno 30 giorni prima che la modifica sia operativa; il consumatore ha 60 giorni di tempo per recedere dal rapporto alle vecchie condizioni e senza spese di chiusura. Il Ministero dello Sviluppo economico ha diffuso il 21 febbraio 2007 chiarimenti in merito.

Innanzitutto nei contratti di durata (com'è appunto il conto corrente, ma in generale i contratti a tempo indeterminato che rientrano nell'attività svolta da banche, intermediari e soggetti che esercitano il credito al consumo) i tassi, i prezzi e le altre condizioni possono essere modificati solo se esiste un giustificato motivo. Le variazioni non possono comportare l'introduzione di clausole nuove nel contratto. Il Ministero ha inoltre dato una definizione di giustificato motivo: deve essere inteso come un qualsiasi evento che ha effetto sul rapporto bancario e che possa essere provato (ad esempio fattori che modificano l'affidabilità finanziaria del cliente, fattori che incidono sulle condizioni economiche generali e quindi hanno effetto sui costi operativi delle banche). Il cliente deve essere informato sul giustificato motivo che ha portato alla variazione delle condizioni in maniera precisa così che possa valutare se il cambiamento sia o meno davvero giustificato.

Tassi creditori e tassi debitori: un rapporto squilibrato.
È vero che il conto corrente è un servizio bancario e non un investimento e che dunque non deve essere scelto in base al tasso d'interesse, ma sicuramente avere una remunerazione adeguata delle giacenze serve anche a salvaguardare il denaro depositato sul conto dalla perdita di valore dovuta all'inflazione.

Se la giacenza viene remunerata allo 0,010% lordo (dunque 0,0073% netto) significa che il tasso reale, con un tasso d'inflazione del 3%, è negativo. Avere un tasso d'interesse "normale" significa anche poter compensare le spese di gestione e di utilizzo del conto con la remunerazione delle giacenze. Il che non è male visto che solo per imposta di bollo si devono pagare allo Stato 34,20 euro l'anno (il doppio nel caso in cui si abbia aperto anche un conto titoli).

È da aggiungere che ancora una volta, anche nella gestione degli interessi, c'è un rapporto squilibrato tra cliente e banca; infatti gli stessi conti correnti che offrono tassi attivi ridicoli prevedono invece tassi e spese salate per il correntista che malauguratamente va in rosso.

Cosa dice la legge: variazione degli interessi
Il comma 4 dell'articolo 118 del Tub disciplina in maniera specifica la variazione dei tassi creditori e debitori del conto, a seguito di decisioni di politica monetaria (cioè le variazioni del tasso ufficiale di riferimento da parte della Banca Centrale Europea). Il Ministero dello sviluppo economico nei suoi chiarimenti emanati il 21 febbraio 2007 sottolinea che se c'è una variazione del tasso ufficiale di riferimento di cui una banca tiene conto, questa ha effetto sia sui tassi attivi sia su quelli passivi in modo da non recare pregiudizio al cliente. L'articolo dunque non impone alla banca una variazione obbligatoria dei tassi a seguito della modifica del tasso Bce, ma impone alla banca se modifica i tassi passivi, la modifica anche dei tassi attivi.

Dunque se ricevete una comunicazione dalla banca in cui si dice che a causa del taglio del tasso di riferimento Bce il tasso attivo sulle giacenze verrà ridotto, dovete pretendere che venga ridotto anche il tasso passivo sugli scoperti. E viceversa se aumenta il tasso passivo a causa di aumento del tasso Bce allora deve essere aumentato anche il tasso attivo.

La carta bancomat
Ogni istituto fornisce al correntista una carta di plastica per prelevare denaro dagli sportelli automatici della propria banca e di altre banche in Italia oltre che in Europa e nel mondo (se il bancomat è internazionale). A regime, quando il mercato Sepa sarà realizzato, quindi, secondo le previsioni iniziali, entro la fine del 2010, tutti i pagamenti effettuati con una carta nella UE dovranno transitare su di una piattaforma comune. Per un titolare di carta emessa da una banca del SEPA deve essere sempre possibile usarla sia nel suo Paese che in un altro dell'area UE.

In Italia la maggior parte delle carte di debito è un bancomat internazionale per cui accanto al circuito Pagobancomat riporta anche il logo Maestro o Visa electron. Col Sepa tutte le carte di debito emesse da banche italiane dovranno avere il doppio logo (in Italia infatti, a differenza di quello che succederà in altri Paesi europei, in cui si avrà una sostituzione di un circuito internazionale al circuito domestico, si è deciso di affiancare al circuito domestico un circuito internazionale). Ciò significa che entro il 2010, le poche carte solo domestiche ancora esistenti dovranno essere sostituite da carte col doppio logo. E comunque dovranno essere sostituite tutte le carte a banda magnetica per passare alla nuova tecnologia con chip.

Per le carte di pagamento ci saranno così significativi cambiamenti dal punto di vista della sicurezza delle transazioni. Si realizzerà finalmente grazie al Sepa la tanto attesa sostituzione delle carte e dei POS a banda magnetica con carte e POS con tecnologia chip EMV (Europay, Mastercard e Visa), che prevede l'autenticazione della carta ogni volta che viene usata su un POS o un ATM dotato della stessa tecnologia.

Infatti gli standard di uniformità previsti per le carte Sepa prevedono che:

  • nei POS (le macchinette per pagare nei negozi) e negli ATM (sportelli per ritirare contante) del SEPA devono essere accettate tutte le carte emesse dalle banche del SEPA;
  • le carte di pagamento contengono un chip che rispetta determinati standard di sicurezza (EMV chip) e che deve essere confermato sempre con un PIN. I pagamenti con carte aventi la sola banda magnetica cesseranno entro la fine del 2010.

Il chip dovrebbe risolvere molti dei problemi di clonazione che hanno interessato le carte italiane per la maggior parte ancora con banda magnetica negli ultimi anni. Dal lato dei costi anche per effetto dei minori costi operativi di gestione delle transazioni dovrebbe esserci una riduzione dei costi per i prelievi con bancomat internazionale al di fuori dell'Italia. Il rischio è però che uniformando i costi, questi si pareggino verso l'alto. Certo non avrebbe più senso l'attuale differenza tra prelievi di denaro da ATM della banca che ha emesso la carta e prelievi di denaro da ATM di altre banche. Le commissioni interbancarie dovrebbero infatti annullarsi. Finora non abbiamo visto nessun beneficio sul lato dei costi, speriamo che quando tutto il passaggio sarà completato i costi finali delle operazioni si riducano.

Prelevare allo sportello ATM
Quello del costo dei prelevamenti di denaro dagli sportelli automatici (gli ATM, automated teller machine) è un annoso problema. Oggi la maggior parte delle banche chiede ai clienti che prelevano denaro dagli sportelli di altre banche di pagare una commissione (il dettaglio nella tabella allegata).

 

La commissione interbancaria è pari a 0,67 euro; questo è il costo che la banca che ha emesso la carta paga alla banca che gestisce lo sportello su cui si fa il prelevamento. Il resto è puro guadagno per la banca emittente.

Il valore più frequente richiesto è di 2 euro. Il costo medio sui 30 conti della nostra inchiesta è di 1,74 euro. Si arriva a pagare fino a 2,10 euro a prelievo. Se il prelievo è fatto in un Paese dell'area extraUem allora i costi salgono ulteriormente (in media un prelievo in valuta equivalente a 200 euro costa 3,6 euro di commissioni).

Lo svantaggio economico è maggiore per i clienti di banche con pochi sportelli che saranno con più probabilità costretti a prelevare su sportelli di altre banche. Così come sono costretti a pagare la commissione quelli che hanno bisogno di prelevare denaro contante, ma trovano lo sportello della loro banca non funzionante. Un altro dei casi in cui l'inefficienza della banca cade in capo al cliente.

Nuove regole sugli assegni: il decreto antiriciclaggio
Dal 30-4-2008 sono entrate in vigore alcune novità introdotte dal decreto legislativo n. 231 del 21/11/2007 che ha recepito in Italia la direttiva 2005/60 dell'Unione Europea sull'antiriciclaggio e contro il finanziamento del terrorismo. Il provvedimento è stato modificato a giugno del 2008, perdendo alcune indicazioni previste dalla direttiva. In particolar modo il limite, prima fissato a 5000 euro, è di nuovo salito a 12500 euro.

Sono cambiate in modo sostanziale alcune regole riguardo alle modalità di emissione degli assegni e vaglia da parte di banche e poste, nonché riguardo alle modalità di utilizzazione da parte degli utenti.

Le banche e le poste devono rilasciare ai clienti i libretti di assegni bancari e postali nonché gli assegni circolari e i vaglia con prestampata la clausola di non trasferibilità. Il cliente può richiedere per iscritto il rilascio di assegni circolari, vaglia e di moduli di assegni bancari in forma libera (senza clausola di non trasferibilità), pagando un'imposta di bollo pari a € 1,50 per ciascun modulo di assegno richiesto.

Gli assegni privi della clausola di non trasferibilità possono essere utilizzati solo per importi inferiori a € 12.500.

L'iniziale provvedimento prevedeva che in caso di girata, doveva essere sempre apposto il codice fiscale del girante, pena la nullità della girata. Ma anche questa disposizione è venuta a cadere a giugno 2008. Per cui oggi basta la firma del girante.

Gli assegni bancari e postali, emessi all'ordine del traente (gli assegni emessi con le formule come "mio proprio ", "a me stesso"), possono essere girati unicamente per l'incasso a una banca o alle poste, indipendentemente dall'importo.

Tutti gli assegni bancari, postali e circolari d'importo pari o superiore a € 12.500, emessi a decorrere dal 30 aprile 2008, devono recare l'indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità. Non è più possibile emettere assegni e vaglia di valore pari o superiore a 12500 euro al portatore, cioè senza indicazione specifica del beneficiario.

Le violazioni della normativa, cioè l'emissione e/o l'accettazione di assegni non conformemente a quanto prescritto, sono punite con una sanzione amministrativa pecuniaria dall'1% al 40% dell'importo trasferito a carico di chi lo emette e/o lo utilizza.

Nel caso in cui abbiate in mano dei moduli di assegni ritirati in banca prima dell'entrata in vigore della disposizione, potete utilizzarli rispettando le regole sopra elencate. Dunque se sono di importo inferiore a 12.500 euro possono essere anche trasferibili e non è necessario pagare l'imposta di bollo di 1,50 prevista per ogni nuovo modulo di assegno libero.

Novità sulle commissioni di massimo scoperto
In base al nuovo articolo 2 bis della legge 2 del 2009 sono dichiarate nulle le clausole contrattuali che prevedono una commissione di massimo scoperto se il saldo del cliente resta a debito per un periodo continuativo inferiore ai 30 giorni o se gli utilizzi avvengono senza che sia stato contrattato un fido (la situazione tipica dei consumatori che vanno in rosso sul loro conto corrente). Per intenderci se resto in rosso per 10 giorni la commissione di massimo scoperto non mi potrà essere applicata così come non mi può essere applicata per un rosso di 45 giorni se non ho contrattato con la banca al momento dell'apertura del conto corrente un fido (ricordiamo che la contrattazione permette in genere di ottenere tassi debitori più bassi rispetto ai conti non affidati).

I tassi debitori e le remunerazioni applicate sono sottoposte alle disposizioni riguardanti i tassi usurari. E questa è una novità visto che finora solo i tassi debitori venivano rilevati dalla Banca d'Italia per la definizione del tasso usurario. I contratti già esistenti all'entrata in vigore della legge dovranno essere adeguati alle nuove disposizioni entro 150 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto (dunque entro fine giugno). Se la banca tentenna vi consigliamo di cambiare conto corrente.

Purtroppo però tolta la commissione di massimo scoperto le banche la hanno quasi tutte sostituita con nuove spese che in alcuni casi comportano un aggravio di costi per l'utente. Abbiamo segnalato la non proporzionalità delle nuove spese rispetto al debito di conto alla Banca d'Italia, all'Antitrust e al Ministero dell'Economia.

Solo quest'ultima ci ha informato di avere avviato un procedimento. Dagli altri nessuna risposta. Ma forse la nostra segnalazione non è caduta nel vuoto. Il ministero dell'Economia, lo scorso giugno, rispondendo a un'interrogazione parlamentare aveva affermato che queste nuove spese erano da considerarsi nulle. Speravamo che il provvedimento approvato dal consiglio dei ministri venerdì 26 giugno potesse risolvere una volta per tutte la questione ma così non è stato. Infatti le nuove disposizioni pongono un limite a trimestre dello 0,5% del debito (comprensivo anche di eventuali nuove spese) nei casi in cui la CMS può essere applicata (limiti che saranno validi solo a partire dall'entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge, dunque assai probabilmente a fine agosto). Per il resto si parla di futuri Provvedimenti del Ministro dell'Economia per fare osservare l'articolo 2 bis della legge 2/2009. Ma nel frattempo entrano in vigore le spese sostitutive della commissione di massimo scoperto. Ci auguriamo che il Ministero intervenga al più presto per ripristinare l'applicazione di una legge dello Stato. Resta poi un ulteriore problema. I contratti di conto corrente stipulati dal 29 gennaio 2009 in avanti hanno visto le nuove spese già applicate nel corso di questi 5 mesi. E ugualmente, da oggi, queste ingiuste spese saranno applicate ai vecchi correntisti. Ci auguriamo che il Ministero tenga conto anche di questo e che dunque dia la possibilità al cliente di riottenere quanto illecitamente applicatogli.

Ridurre i costi del conto corrente
Ci sono delle regole da seguire per ridurre i costi legati all'utilizzo del proprio conto corrente. Ecco i principali accorgimenti, le piccole regole che possono farvi risparmiare qualche euro.

  1. Prelevate dagli ATM della vostra banca
    I prelevamenti di denaro fatti dagli ATM della propria banca sono sempre gratuiti mentre prelevare denaro da ATM di altre banche comporta il pagamento di una commissione che ammonta nella maggior parte dei casi a 2 euro (dettaglio in tabella ATM). Ci sono anche delle banche che non fanno mai pagare nulla per i prelevamenti ATM: in genere sono le banche online con pochi sportelli sul territorio (come Fineco o Iwbank) che danno questo servizio ai loro correntisti. Verificate sul documento di sintesi, che la banca deve inviare almeno una volta all'anno e dopo ogni variazione delle condizioni economiche, se i prelevamenti ATM che fate nei giorni festivi e prefestivi sono a pagamento. Ad esempio la Banca Popolare di Milano e la Banca di Legnano fanno pagare nei giorni festivi e prefestivi ai loro clienti che prelevano denaro dai loro ATM una commissione di 0,26 euro. Per fortuna non è una condizione molto diffusa.

  2. Usate il bancomat e non la carta di credito per prelevare denaro, soprattutto in Italia
    Spesso il correntista ha sia una tessera pagobancomat sia una carta di credito. Prelevare denaro dagli ATM con una carta di credito è da considerarsi un'operazione di anticipo di contante e quindi soggetta a commissioni che possono essere anche molto elevate

    Cartasì, per esempio, che è la carta di credito più diffusa in Italia, prevede per l'anticipo di contante in Italia e nei Paesi UEM una commissione del 4% con il minimo di 0,52 euro e nei Paesi extraUEM una commissione del 4% con il minimo di 5,16 euro.

    In un paese extraUEM ci sarà anche una commissione aggiuntiva sul tasso di cambio pari al 2% dell'importo e quindi altri 5 euro (se il prelievo è di 250 euro) .
    In Italia abbiamo visto che la commissione per i prelievi ATM è nella maggior parte dei casi pari a 2 euro. All'estero il bancomat può essere usato solo se è un bancomat internazionale utilizzabile su circuiti internazionali (Maestro oppure Visa electron). In questo caso occorre confrontare le condizioni del bancomat e della carta di credito per decidere quale convenga usare per prelevare contante fuori dall'Italia.


  3. Verificate le condizioni della carta di credito della banca in cui avete il conto corrente
    È opportuno verificare sempre le condizioni economiche dell'eventuale carta di credito che viene offerta dalla banca in cui avete il conto corrente. Non è detto che dobbiate per forza scegliere la carta della vostra banca: esistono sul mercato molte carte che è possibile richiedere senza cambiare il proprio conto corrente. Gli addebiti degli estratti conto della carta vengono fatti sul conto corrente della banca con un RID (addebito preautorizzato permanente). Inoltre se anche si dovesse cambiare il conto basta cambiare l'autorizzazione RID verso il nuovo conto senza dover necessariamente cambiare la carta di credito. Al contrario accade spesso che le carte di credito offerte dalla banca in cui si ha il conto siano legate allo specifico conto corrente per cui quando si cambia banca si deve recedere obbligatoriamente anche dal contratto relativo alla carta di credito; questo comporta la perdita del rateo di canone annuale della carta già pagato e il pagamento di un nuovo canone per la nuova carta legata al nuovo conto corrente.

    Scegliere la carta non a scatola chiusa, ma dopo un confronto sul mercato delle condizioni economiche può far risparmiare. Un esempio? Cartasì, la carta più diffusa in Italia, ha un canone annuale di 30,99 euro che è superiore al costo complessivo annuale (calcolato considerando anche l'invio dell'e/c e i pagamenti di benzina) di altre carte presenti sul mercato (vedi Soldi&Diritti 103). I nostri migliori acquisti hanno un costo complessivo di massimo 19 euro in un anno.


  4. Chiedete la domiciliazione delle bollette piuttosto che pagarle con bonifico o allo sportello
    La domiciliazione è comoda e nella maggior parte dei casi gratuita. Si tratta quindi di un'operazione da chiedere, evitando di pagare le bollette allo sportello oppure con bonifico. Il pagamento allo sportello con addebito su c/c costa circa 1,80 euro e per cassa in genere ancora di più, intorno ai 2,50 euro.

  5. Verificate il numero di operazioni incluse nel forfait
    Alcune banche hanno un numero illimitato di operazioni incluse nel forfait. Ovviamente si tratta delle sole spese di scrittura; se per quelle operazioni sono previste delle spese ulteriori queste si pagano. Altre banche invece prevedono solo un certo numero di operazioni incluse nel forfait per un determinato periodo (mese, trimestre o anno). Ricordate che ogni operazione che transita sul conto corrente comporta il pagamento di una spesa di scrittura. Tutte le operazioni che superano il tetto incluso nel canone comportano il pagamento di una spesa di scrittura intorno a 0,50 euro (ma si arriva anche ai 2 euro a operazione). Da questo si capisce quanto sia importante verificare il forfait. In genere avere un forfait di 10 operazioni al mese può essere sufficiente (120 in un anno). Dipende molto dal tipo di correntista che siete, per cui cercate di ipotizzare il numero di operazioni che farete nel periodo.

  6. Preferite se possibile le operazioni online o al telefono
    Se la vostra banca vi dà la possibilità di fare operazioni anche via internet o via telefono, sappiate che in genere hanno costi più bassi. Per esempio i bonifici online o disposti via telefono costano meno dei bonifici fatti allo sportello bancario. In media da una nostra rilevazione un bonifico fatto in Italia verso un'altra banca costa 3,16 euro, mentre un bonifico online 0,77 euro (quindi circa il 75% in meno) e un bonifico disposto via telefono 1,16 euro (quindi circa il 63% in meno). E sono molte le banche che per i bonifici online non fanno pagare nulla.

  7. Scegliete una frequenza trimestrale di invio dell'estratto conto
    Il testo unico in materia bancaria (articolo 119 comma 2) afferma che per i rapporti di c/c la banca invia un estratto conto una volta all'anno, oppure a scelta del cliente con periodicità semestrale, trimestrale o mensile.

    Spetta dunque a voi scegliere la periodicità di invio dell'estratto conto e se non scegliete nessun'altra periodicità questo vi verrà inviato dalla banca una volta all'anno. L'estratto conto è un documento utilissimo per controllare le movimentazioni del conto e l'addebito di spese e commissioni. Sarebbe quindi opportuno controllarlo sempre attentamente per contestare alla banca eventuali addebiti errati. Avere un estratto conto mensile dà dunque la possibilità al cliente di controllare con maggiore frequenza gli addebiti e di verificarli con più facilità in quanto registrati in vicinanza del momento in cui sono state fatte. È più facile tenere a mente operazioni fatte nell'ultimo mese piuttosto che quelle dell'ultimo semestre o addirittura dell'ultimo anno. D'altra parte l'invio di un estratto conto (che in molte banche è spedito gratuitamente soprattutto se a cadenza trimestrale) comporta dei costi compresi tra 0,45 euro e 5 euro a spedizione. Il nostro consiglio è per questo motivo di scegliere una frequenza trimestrale di invio dell'estratto conto e di controllare periodicamente (almeno una volta al mese) i movimenti e le operazioni fatte sul conto via ATM attraverso la tessera pagobancomat. Questa operazione non costa nulla.

    Molte banche danno anche la possibilità di ricevere l'estratto del conto corrente online piuttosto che cartaceo e in questo caso non è previsto il costo di invio dell'estratto conto. Una soluzione da preferire senz'altro.


  8. Evitate di andare in rosso e state atenti allo "scoperto di valuta"
    Cercate di razionalizzare il più possibile le vostre spese. Infatti andare in rosso sul conto comporta il pagamento di interessi e spese anche se si resta a debito solo per pochi giorni (per esempio fino all'accredito dello stipendio e della pensione). Dalle nostre rilevazioni risulta che gli interessi debitori sugli scoperti di conto sono in media del 12,89%. Ricordiamo che esiste anche il cosidetto scoperto di valuta dovuto al fatto che ogni operazione di accredito ha una valuta di uno o più giorni successivi a quello di effettuazione, mentre le operazioni di addebito hanno valuta di uno o più giorni precedenti a quello di effettuazione. La valuta è il giorno in cui la somma accreditata inizia a generare interessi e la somma addebitata smette di produrre interessi. Se si fanno operazioni di addebito e di accredito senza tener conto delle valute si può generare uno scoperto di valuta, cioè potreste andare in rosso sul conto senza accorgervene, il che comporta il pagamento delle stesse spese richieste per lo scoperto di fondi. Ad esempio se versate dei soldi sul conto con un assegno e poi fate un bonifico a qualcuno, sappiate che è sempre meglio tenersi un certo numero di giorni per evitare lo scoperto di valuta.

    Per evitare lo scoperto in molti casi potrebbe essere sufficiente pagare delle spese con la carta di credito; infatti il saldo dell'estratto conto della carta viene addebitato sul conto corrente in genere solo a metà o comunque nei primi giorni del mese successivo a quello di riferimento. L'utilizzo della carta di credito può risolvere dunque i problemi legati agli scoperti di fine mese, quelli dovuti a spese che transitano sul conto prima dell'arrivo dello stipendio o della pensione.


  9. Non considerate il conto corrente come uno strumento di gestione del vostro risparmio
    Lasciate sul conto solo le somme legate alla gestione corrente e non consideratelo come una forma di investimento/risparmio. Infatti solo in rari casi il tasso di interesse creditore sulle somme depositate può essere considerato interessante ma in genere si tratta di valori davvero bassi (in media non si supera lo 0,618% netto). Diverso il caso di alcuni conti online che usano i tassi attivi come leva competitiva per attirare nuovi clienti: gli interessi sono abbastanza alti da giustificare in alcuni casi il deposito sul conto di somme consistenti.

  10. Controllate sempre tutta la documentazione che arriva dalla banca e archiviatela
    Bisogna sempre controllare tutta la documentazione che arriva dalla banca; solo così potrete rendervi conto prima di tutto di come state gestendo i vostri soldi e poi di eventuali errori. Inoltre solo con un controllo attento potrete controllare le variazioni che la vostra banca fa sul conto. Infatti per legge la banca deve comunicare per iscritto al cliente almeno 30 giorni prima del loro effetto tutte le variazioni economiche peggiorative del conto e il cliente ha 60 giorni di tempo per recedere senza spese e alle vecchie condizioni. Se vi accorgete che il conto non è più conveniente per il vostro profilo di utilizzo potrete eventualmente decidere di cambiare.

    Ancora vi consigliamo di conservare per 10 anni tutti gli estratti conto: valgono infatti come prova in caso di contestazioni. Chiedere una copia di un estratto conto ha infatti un costo che può arrivare anche a 10 euro per documento.
Cambiare conto
Il correntista ha un diritto fondamentale: quello di cambiare conto corrente senza spese di chiusura. Grazie alle novità di legge degli ultimi anni oggi sono stati fatti dei piccoli passi in avanti verso una perfetta mobilità del correntista, che è la base per un mercato veramente concorrenziale. Ma servono ancora dei passi in avanti per eliminare completamente le barriere all'uscita dal vecchio conto corrente.
Chiusura del conto corrente
Dal 2006 grazie al primo Provvedimento Bersani (la legge 248 del 2006) sono state eliminate molte delle barriere all'uscita che il correntista che voleva cambiare operatore incontrava sulla sua strada. Oggi sono state eliminate le spese di estinzione. Anche i costi di trasferimento dei titoli al nuovo conto titoli nella nuova banca sono stati eliminati (alcune banche chiedono un rimborso delle spese effettivamente sostenute che devono essere documentate ed evidenziate nel foglio informativo).

Il nuovo articolo 118 del Testo unico bancario afferma anche che nei rapporti di durata il consumatore può recedere in qualsiasi momento alle vecchie condizioni e senza spese di chiusura. Dunque la chiusura del conto corrente deve essere senza spese. I chiarimenti del Ministero dello Sviluppo Economico del 21 febbraio 2007 hanno spiegato che l'espressione "senza spese di chiusura" non riguarda solo le spese qualificate come "spese di chiusura" ma anche quelle relative ai servizi aggiuntivi richiesti dal cliente alla banca in occasione dell'estinzione del rapporto. Ad esempio quando si chiude il conto corrente è quasi sempre obbligatorio chiudere il deposito titoli. Non ci devono essere spese di chiusura del conto titoli e neppure costi di trasferimento dei titoli al nuovo conto titoli aperto nella nuova banca.

Fin qui le novità positive sul lato costi, restano però altre barriere all'uscita. Ad esempio quelle relative alle carte di pagamento. Accade che il correntista che cambia banca debba cambiare il bancomat e in molti casi anche la carta di credito. Se per queste tessere si paga un canone annuale, cambiare conto comporta il pagamento del canone due volte, una nella banca da cui si divorzia e l'altra nella nuova banca. Secondo il principio, previsto dal Ministero dello Sviluppo economico, in base al quale il correntista deve avere la possibilità di chiudere il conto senza spese e senza penalità anche per i contratti accessori al contratto di conto corrente, le banche dovrebbero rimborsare la parte del canone annuo successivo alla chiusura del conto e quindi al recesso dal contratto bancomat e carta di credito (ad esempio se il bancomat costa 15 euro l'anno e il conto corrente viene chiuso a giugno il cliente ha diritto al rimborso di 7,5 euro).

Alcune banche impongono al cliente che ha un conto e insieme dei fondi comuni di investimento di rimborsare i fondi al momento della chiusura del conto corrente. Anche questa appare una barriera all'uscita per il correntista perché le quote dei fondi sono certificati figurativi accentrati presso la banca depositaria del fondo, che nulla hanno a che vedere con il conto corrente.

Molti istituti impongono di aprire un conto corrente per avere accesso al mutuo o al prestito personale. Se poi si cambia banca non deve essere imposta ancora l'apertura del conto, visto che le rate possono essere pagate con bonifico o Rid dalla nuova banca. Il costo medio del conto corrente, in quanto costo da sostenere per l'ottenimento del finanziamento dovrebbe almeno essere incluso nel calcolo del Taeg/Isc.

Tempi medi chiusura del conto
Patti Chiari ha predisposto il servizio Trasloco Facile. Di cosa si tratta? È un servizio interbancario grazie al quale il cliente compilando un modulo presso la banca in cui ha aperto il nuovo conto corrente trasferisce tutti i Rid che precedentemente transitavano sul suo vecchio conto corrente. Riguarda solo i pagamenti tramite Rid (quindi gli addebiti preautorizzati permanenti) e non invece i bonifici o altri pagamenti.

 

Si tratta sicuramente di una facilitazione; ma rimangono ancora i tempi lunghi di chiusura del conto corrente. Abbiamo rilevato i dati dal servizio apposito di Patti Chiari.

La situazione in dettaglio è riportata nella tabella allegata. Si tratta dei tempi medi impiegati per la chiusura di un conto corrente da 46 banche aderenti al servizio, nel periodo compreso dal 1 luglio al 31 dicembre 2008. I dati si riferiscono a 4 diversi conti correnti:

  • CONTO 1: conto corrente con bancomat nazionale
  • CONTO 2: conto corrente con servizi di pagamento senza carta, Viacard, Telepass e dossier titoli.
  • CONTO 3: conto corrente più dossier titoli (senza carta di credito, Viacard e Telepass)
  • CONTO 4: conto corrente con carta di credito e/o servizi Viacard e Telepass.

Si va dunque dal conto più semplice a quello più complicato con molti servizi accessori.

I tempi medi vanno dai 7 giorni del conto semplice ai 18 giorni del conto più complicato. La situazione rispetto alla nostra precedente rilevazione fatta a inizio 2008, è addirittura peggiorata. Si registra in media un aumento di un giorno lavorativo nella chiusura del conto. Anche il tempo massimo impiegato per chiudere il conto più complicato è salito da 45 giorni agli attuali 46 giorni: è anche questa un'importante barriera all'uscita. Anche perché, fin quando non si chiude il conto, si continuano a pagare le spese di gestione, il canone del vecchio conto e in contemporanea anche quelle sul nuovo. Una duplicazione di costi causata dall'inefficienza del sistema che ancora una volta cade sulle spalle del consumatore.

Per chiudere il conto basta inviare alla banca una lettera di cui vi diamo un modello tipo. Sempre meglio aprire prima il nuovo conto corrente su cui si farà accreditare lo stipendio. Occorrerà comunicare al datore di lavoro la variazione delle coordinate bancarie del conto per l'accredito dell'importo mensile.

Consigli utili per una scelta oculata
Il conto corrente migliore deve essere scelto basandosi su tutti i costi da sostenere in base all'utilizzo che si fa del conto. Per questo motivo Altroconsumo mette a disposizione dei suoi soci un servizio interattivo personalizzato utilissimo. Abbiamo creato dal 2003 una banca dati contenente le condizioni economiche di 238 conti corrente italiani. Basta compilare il nostro questionario, (richiede un po' di tempo ma ne vale la pena per potere avere la certezza di un calcolo assolutamente preciso del proprio profilo) e si avrà la possibilità di avere una lista dei 10 migliori conti correnti in ordine di costo totale annuo (calcolato come differenza tra gli interessi attivi ottenuti sulle giacenze e i costi legati all'utilizzo effettivo del conto, imposte di bollo comprese). Avrete la possibilità di risparmiare molti euro all'anno.

 

La banca dati è disponibile on line e per telefono al numero 02/6961580 (martedì, mercoledì e giovedì dalle 9 alle 12). Spesso tra i conti migliori vengono segnalati conti con utilizzo online, questo perché prevedono meno spese e remunerano adeguatamente le giacenza (hanno cioè tassi di interesse interessanti sui depositi). Nel nostro lavoro abbiamo indicato le caratteristiche dei principali siti di home banking e tutti gli strumenti di legge per la tutela del correntista.

Il nostro servizio è molto utile anche per mettere a confronto il costo del proprio conto corrente con quello ideale indicato dalla nostra banca dati. Confrontate l'importo totale addebitato a titolo di spese del vostro attuale conto (è la cifra che la banca vi segnala nell'estratto conto di fine anno qui possibile illustrazione) con il costo totale del migliore conto corrente individuato dal nostro servizio.

Come denunciarle all'Agcm
A chi fare ricorso
All'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM).
L'AGCM ha poteri investigativi (può accedere a documenti, effettuare ispezioni, avvalersi della Guardia di Finanza, disporre perizie); può avviare i procedimenti sia d'ufficio sia attraverso segnalazioni esterne.

Se riscontra che una pratica commerciale è scorretta, l'Autorità può:

  • inibire la continuazione della pratica commerciale;
  • disporre la pubblicazione di dichiarazioni rettificative a spese dell'impresa responsabile;
  • una multa che va da 5000 € a 500000 €. Se la pratica commerciale riguarda prodotti pericolosi per la salute o la sicurezza dei consumatori o può minacciare, anche indirettamente, la sicurezza di bambini o adolescenti, la sanzione minima è di 50000 €. In caso di inottemperanza ai provvedimenti dell'Autorità la sanzione va dai 10000 € ai 150000 €.

E' previsto l'istituto degli impegni: ad eccezione dei casi di manifesta scorrettezza e gravità, l'Autorità potrà rinunciare all'accertamento dell'infrazione se l'impresa si impegna a eliminare i profili di illegittimità rilevati nella pratica commerciale.

Come fare ricorso
Le segnalazioni possono essere effettuate:

  • con lettera indirizzata all'AGCM, piazza Verdi, 6/a, 00198 Roma;
  • via fax al numero 06/85821256;

Le segnalazioni devono contenere:

  • nome, cognome o denominazione sociale del richiedente, con residenza, domicilio o sede nonché recapiti telefonici ed eventuali telefax, telex, posta elettronica;
  • elementi idonei a consentire la precisa identificazione della pratica commerciale nonché del professionista che l'ha posta in essere;
  • ogni elemento ritenuto utili ai fini della valutazione da parte dell'autorità.
Potete utilizzare i modelli di segnalazione che trovate sul nostro sito internet.

 

Lista nera pratiche commerciali ingannevoli (art.23 Codice del Consumo)
Sono sempre ingannevoli, e quindi vietate, le seguenti pratiche commerciali:

 

  1. Affermare falsamente di avere marchi di fiducia e codici
    • L'affermazione non rispondente al vero, da parte di un professionista, di essere firmatario di un codice di condotta;
    • Esibire un marchio di fiducia, un marchio di qualità o un marchio equivalente senza aver ottenuto la necessaria autorizzazione;
    • Asserire, contrariamente al vero, che un codice di condotta ha l'approvazione di un organismo pubblico o di altra natura;
    • Asserire, contrariamente al vero, che un professionista, le sue pratiche commerciali o un suo prodotto sono stati autorizzati, accettati o approvati, da un organismo pubblico o privato o che sono state rispettate le condizioni dell'autorizzazione, dell'accettazione o dell'approvazione ricevuta.

    Esempi.
    La nostra azienda è iscritta al codice europeo delle aziende produttrici di gelati artigianali.
    Questo sito internet è consigliato dall'ordine dei medici dentisti italiani.
    Tutta la nostra frutta è certificata non OGM!
    Il nostro codice etico è approvato dal Ministero della pubblica istruzione.
    La crema anti-rughe xyyyx è approvata dall'ordine dei medici dermatologi italiani.


  2. Pubblicità propagandistica
    Invitare all'acquisto di prodotti a un determinato prezzo quando si è consapevoli di non essere in grado di fornire o di far fornire da un altro professionista quei prodotti o prodotti equivalenti a quel prezzo entro un periodo e in quantità ragionevoli in rapporto all'entità della pubblicità fatta del prodotto e al prezzo offerti.

    Esempio
    10000 posti disponibili per volare a New York a 5 €! (in realtà i voli disponibili sono in numero di gran lunga inferiore).


  3. Promozione civetta
    Invitare all'acquisto di prodotti a un determinato prezzo e successivamente:
    • rifiutare di mostrare l'articolo pubblicizzato ai consumatori;
    • rifiutare di accettare ordini per l'articolo o di consegnarlo entro un periodo di tempo ragionevole;
    • fare la dimostrazione dell'articolo con un campione difettoso, con l'intenzione di promuovere un altro prodotto.

    Esempio
    Volantino pubblicitario: televisore LCD a 590 €; due giorni dopo ci si reca presso il punto vendita e si scopre che quel modello non è in vendita presso quel punto vendita, ma viene proposto l'acquisto di un modello diverso a un prezzo superiore.


  4. Falso uso di offerte limitate
    Dichiarare, contrariamente al vero, che il prodotto sarà disponibile solo per un periodo molto limitato o che sarà disponibile solo a condizioni particolari per un periodo di tempo molto limitato, in modo da ottenere una decisione immediata e privare i consumatori della possibilità o del tempo sufficiente per prendere una decisione consapevole.

    Esempio.
    100 biglietti a 10 € per Londra se chiami subito il numero…. Offerta disponibile solo fino al…(L'offerta poi viene prorogata di ulteriori due settimane senza ulteriori comunicazioni al riguardo).


  5. Servizi post vendita in una lingua diversa
    Impegnarsi a fornire l'assistenza post-vendita a consumatori con i quali il professionista ha comunicato prima dell'operazione commerciale in una lingua diversa dalla lingua ufficiale dello Stato membro in cui il professionista è stabilito e poi offrire concretamente tale servizio soltanto in un'altra lingua, senza che questo sia chiaramente comunicato al consumatore prima del suo impegno a concludere l'operazione.

    Esempio
    L'assistenza per il funzionamento di questo impianto fotovoltaico ti è fornita anche nella tua lingua; in realtà poi è fornita solo in tedesco (lingua della società venditrice).


  6. Prodotti che non possono essere venduti lecitamente
    Affermare, contrariamente al vero, o generare comunque l'impressione che la vendita del prodotto sia lecita.

    Esempio
    Potrete abbellire il vostro balcone con questa splendida pianta (pianta officinale la cui commercializzazione non è consentita in Italia).


  7. Impressione fuorviante dei diritti del consumatore
    Presentare i diritti conferiti ai consumatori dalla legge come una caratteristica propria dell'offerta fatta dal professionista.

    Esempio
    Acquistando le nostre scarpe da basket online potrete usufruire in esclusiva del diritto di recesso entro 10 giorni dalla consegna (diritto di recesso previsto dalla legge e, quindi, non "gentile concessione" della società venditrice).

  8. Pubblicità redazionale: messaggi promiscui o contraddittori
    Impiegare contenuti redazionali nei mezzi di comunicazione per promuovere un prodotto, qualora i costi di tale promozione siano stati sostenuti dal professionista senza che ciò emerga dai contenuti o da immagini o suoni chiaramente individuabili per il consumatore.

    Esempio
    Utilizzare un articolo su una rivista (in uno spazio acquistato dalla società stessa) per pubblicizzare al suo interno un prodotto di una società.

  9. Indurre apprensione nel consumatore circa la sua sicurezza o quella della sua famiglia
    Formulare affermazioni di fatto inesatte per quanto riguarda la natura e la portata dei rischi per la sicurezza personale del consumatore o della sua famiglia se egli non acquistasse il prodotto.
    Esempio
    Se non acquista questi dispositivi di sicurezza per il suo fornello a gas, c'è il forte rischio di pericolose fughe di gas.

  10. Utilizzare esche per ingannare i consumatori
    Promuovere un prodotto simile a quello fabbricato da un altro produttore in modo tale da fuorviare deliberatamente il consumatore inducendolo a ritenere, contrariamente al vero, che il prodotto è fabbricato dallo stesso produttore.

    Esempio.
    Vendere una bevanda ponendola accanto a una bevanda famosa dello stesso tipo, in modo tale da far pensare al consumatore che si tratti di un prodotto della stessa linea e dello stesso produttore.

  11. Effettuazione di vendite piramidali
    Avviare, gestire o promuovere un sistema di promozione a carattere piramidale nel quale il consumatore fornisce un contributo in cambio della possibilità di ricevere un corrispettivo derivante principalmente dall'entrata di altri consumatori nel sistema piuttosto che dalla vendita o dal consumo di prodotti.

    Esempio
    Sistema di vendita di prodotti dietetici, in cui il consumatore paga per l'acquisto di un certo quantitativo di prodotti e il suo guadagno è collegato all'inserimento di nuovi consumatori all'interno della catena che acquistano nuovi prodotti.

  12. Affermazioni false circa la cessazione dell'attività
    Affermare, contrariamente al vero, che il professionista è in procinto di cessare l'attività o traslocare.

    Esempio
    Ultimi giorni per approfittare delle nostre offerte: tappeti in saldo con sconti fino all'80% causa cessazione attività! (In realtà l'attività non cessa, bensì prosegue regolarmente dopo la vendita promozionale).

  13. Affermazioni false su giochi quali lotterie
    Affermare che alcuni prodotti possono facilitare la vincita in giochi basati sulla sorte.
    Esempio
    L'amuleto in ossidiana del nostro esperto propizierà le tue vincite al Superenalotto.

  14. Affermazioni false sulle proprietà curative del prodotto
    Affermare, contrariamente al vero, che un prodotto ha la capacità di curare malattie, disfunzioni o malformazioni.

    Esempio
    Le nostre creme a base di alghe dell'Oceano Pacifico possono farti guarire dalle coliche renali e dalle tue infezioni intestinali.

  15. False informazioni sul mercato
    Comunicare informazioni inesatte sulle condizioni di mercato o sulla possibilità di ottenere il prodotto allo scopo d'indurre il consumatore all'acquisto a condizioni meno favorevoli di quelle normali di mercato.

    Esempio
    Le conviene acquistare questa automobile da noi, perché è difficile importare queste autovetture e altrove potrebbe dover attendere a lungo prima di poterla avere a disposizione (in realtà il modello d'automobile in questione può essere reperito agevolmente anche attraverso altri concessionari).

  16. Falsi premi
    Affermare in una pratica commerciale che si organizzano concorsi o promozioni a premi senza attribuire i premi descritti o un equivalente ragionevole.

    Esempio
    Tra tutti coloro che acquisteranno il panettone xxxyyyy sarà estratta una Ferrari (in realtà il premio non viene attribuito).

  17. Falsa descrizione di prodotti presentati come gratuiti
    Descrivere un prodotto come gratuito o senza alcun onere, se il consumatore deve pagare un supplemento di prezzo rispetto al normale costo necessario per rispondere alla pratica commerciale e ritirare o farsi recapitare il prodotto.

    Esempio
    Potrà ricevere questo prodotto gratis a casa sua (in realtà scoprirà poi che per ricevere il pacco dovrà pagare un contributo spedizione pari a 45 €).

  18. Buoni d'ordine fuorvianti
    Includere nel materiale promozionale una fattura o analoga richiesta di pagamento che lasci intendere, contrariamente al vero, al consumatore di aver già ordinato il prodotto.

    Esempio
    In allegato c'è un buono d'ordine, un bollettino di pagamento scritto in modo tale che sembra che il consumatore abbia già ordinato il prodotto ("perfeziono il pagamento di €… a fronte dell'effettuato ordine di 30 bottiglie di vino xxxxxx").

  19. Presentazione del professionista come consumatore
    Dichiarare o lasciare intendere, contrariamente al vero, che il professionista non agisce nel quadro della sua attività commerciale, industriale, artigianale o professionale, o presentarsi, contrariamente al vero, come consumatore.

    Esempio
    Le sto vendendo questa automobile come privato, non come concessionario, in questo modo possiamo concordare un prezzo di maggior favore per lei; se ci fossero problemi andremo in causa presso il tribunale della mia città (in realtà il consumatore, nelle controversie con un professionista, ha diritto ad andare in causa presso il tribunale della propria città).

  20. Servizi post-vendita in tutta Europa
    Lasciare intendere, contrariamente al vero, che i servizi post-vendita relativi a un prodotto siano disponibili in uno Stato membro diverso da quello in cui è venduto il prodotto.

    Esempio
    Per l'assistenza gratuita relativa a questa automobile potrà rivolgersi anche ai concessionari spagnoli e a quelli francesi (in realtà l'assistenza gratuita è prevista solo presso le officine italiane).

In tutti questi casi inviate una segnalazione all'AGCM (Autorità garante della concorrenza e del mercato), utilizzando il modello che trovate sul nostro sito internet.

Lista nera pratiche commerciali aggressive (art.26 Codice del Consumo)
Sono sempre aggressive, e quindi vietate, le seguenti pratiche commerciali:

 

  1. Esercizio di indebite pressioni
    Creare l'impressione che il consumatore non possa lasciare i locali commerciali fino alla conclusione del contratto.

    Esempio
    Offerta di sottoscrizione di un abbonamento all'ADSL in un centro commerciale, con continui inviti a considerare attentamente l'offerta, aggiunte di omaggi, indicazione di altre persone che hanno appena sottoscritto il contratto, offerta insistita e reiterata di cibo e bevande: il consumatore si sente quasi "in dovere" di sottoscrivere il contratto.

  2. Vendite aggressive a domicilio
    Effettuare visite presso l'abitazione del consumatore, ignorando gli inviti del consumatore a lasciare la sua residenza o a non ritornarvi, fuorché nelle circostanze e nella misura in cui siano giustificate dalla legge nazionale ai fini dell'esecuzione di un'obbligazione contrattuale.

    Esempio
    Un venditore suona alla vostra porta per vendere un aspirapolvere; voi lo fate entrare e poi, non essendo interessati all'acquisto, gli dite di allontanarsi, ma questi si intrattiene, insistendo per l'acquisto; oppure il venditore, dopo due giorni, si ripresenta alla vostra porta.

  3. Vendite insistenti e indesiderate
    Effettuare ripetute e non richieste sollecitazioni commerciali per telefono, via fax, per posta elettronica o mediante altro mezzo di comunicazione a distanza, fuorché nelle circostanze e nella misura in cui siano giustificate dalla legge nazionale ai fini dell'esecuzione di un'obbligazione contrattuale.

    Esempio
    Ripetute telefonate promozionali di una società di telefonia per proporre nuove offerte di abbonamento, nuove opzioni tariffarie.

  4. Richieste ingiustificate e dilatorie in ambito assicurativo
    Imporre al consumatore che intenda presentare una richiesta di risarcimento del danno in virtù di una polizza di assicurazione di esibire documenti che non possono ragionevolmente essere considerati pertinenti per stabilire la fondatezza della richiesta, o omettere sistematicamente di rispondere alla relativa corrispondenza, al fine di dissuadere un consumatore dall'esercizio dei suoi diritti contrattuali.

    Esempio
    Risarcimento del danno per incendio all'interno della casa di campagna assicurata; l'assicurazione chiede certificazioni relative alle caratteristiche idro-geologiche della zona; la compagnia assicurativa non risponde a più richieste avanzate dall'assicurato a mezzo lettera o fax.

  5. Esortazioni dirette ai bambini
    Includere in un messaggio pubblicitario un'esortazione diretta ai bambini affinché acquistino o convincano i genitori o altri adulti ad acquistare loro i prodotti reclamizzati.

    Esempio
    Bambini, dite alla mamma di comprarvi il nuovo gioco xxxxyyy: non potete restare senza!

  6. Fornitura non richiesta
    Esigere il pagamento immediato o differito o la restituzione o la custodia di prodotti che il professionista ha fornito, ma che il consumatore non ha richiesto.

    Esempio
    Vi recapitano un libro che non avete mai ordinato e vi viene richiesto il pagamento di tale prodotto; vi chiedono di restituire a vostre spese il pacco contenente prodotti di bellezza che voi non avevate richiesto.

  7. Pressioni emotive riguardo al rischio che l'attività del venditore cessi
    Informare esplicitamente il consumatore che, se non acquista il prodotto o il servizio saranno in pericolo il lavoro o la sussistenza del professionista.

    Esempio
    Se non acquista questo nostro prodotto, temo che alla fine del mese la mia azienda sarà costretta a chiudere.

  8. Falsa vincita di premi
    Lasciare intendere, contrariamente al vero, che il consumatore abbia già vinto, vincerà o potrà vincere compiendo una determinata azione un premio o una vincita equivalente, mentre in effetti non esiste alcun premio né vincita equivalente oppure che qualsiasi azione volta a reclamare il premio o altra vincita equivalente è subordinata al versamento di denaro o al sostenimento di costi da parte del consumatore.

    Esempio
    Prenota subito un viaggio con la nostra agenzia, potrai vincere un altro viaggio gratis per due persone! (in realtà non esiste alcun premio); se prenoti subito, per te un set di valigie in regalo ( in realtà le valigie sono già comprese nell'offerta da catalogo); se prenoti subito, per te un set di valigie in regalo: per averle chiama il numero (a pagamento) xxxxyyyy.

In tutti questi casi inviate una segnalazione all'AGCM, utilizzando il modello che trovate sul nostro sito internet.

Dubbi sulle garanzie? Chiama il numero verde
Se avete domande o dubbi sul mondo delle garanzie, potete chiamare il numero verde 800- 088265, attivo dal lunedì al venerdì dalle 09 alle 13.