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Conti correnti: allo sportello più cari del 7%, stabili quelli online. La nostra analisi

Conti correnti più salati per pensionati e famiglie e giovani per l’operatività tradizionale, i conti online e innovativi invece, rimangono più vantaggiosi e stabili nei costi. Unico aumento per il profilo giovani. Queste le conclusioni della nostra analisi dei costi nei principali istituti di credito per l'operatività dei conti correnti allo sportello e online. Ecco tutte le tabelle con i costi banca per banca, per capire se conviene cambiare e dove si può risparmiare.

  • contributo tecnico di
  • Anna Vizzari
  • di
  • Adelia Piva
26 settembre 2022
  • contributo tecnico di
  • Anna Vizzari
  • di
  • Adelia Piva
Costi conti correnti

La consueta rilevazione di Altroconsumo per L'Economia del Corriere della Sera registra tra febbraio 2022 e settembre 2022 una crescita dell’ICC (indicatore del costo complessivo) dei conti sicuramente più evidente tra i conti tradizionali usati allo sportello e meno in quelli online ed innovativi che in pratica non hanno subito variazioni di rilievo se non per il profilo Giovani.

Tra i conti tradizionali la crescita è per tutti i profili del 7%. Perché? Soprattutto per la crescita dei costi fissi.

  • Segnaliamo per Intesa san Paolo Conto Xme la crescita del canone mensile da 6 euro a 8,50 euro.
  • Per CheBanca! la crescita del canone annuo da 24 euro a 48 euro.
  • Deutsche Bank e Credit Agricole hanno aumentato spese fisse di liquidazione e canoni.

Nel mercato bancario in questi mesi ci sono stati cambiamenti anche tra gli operatori. Tra le banche innovative non troviamo più rispetto a febbraio N26 che da qualche mese si è vista bloccare la possibilità di aprire nuovi conti per questioni antiriciclaggio.

L’abbiamo sostituita con l’offerta online di BBVA. Inoltre, tra le banche tradizionali i prodotti di Creval non ci sono più, sostituiti da quelli di Credit Agricole.

Sai quanto ti costa il conto corrente?

Quanto è costato il conto corrente quest’anno? È una domanda a cui pochi correntisti sarebbero in grado di rispondere. Eppure la banca ce lo comunica con il “Riepilogo annuale delle spese”, un documento che riporta movimenti, spese e condizioni del conto dell’anno appena concluso. Dovrebbe essere arrivato a gennaio o febbraio per posta, online (nell’apposita sezione dell’home banking). Nel Riepilogo trovate le spese sostenute nell’anno, differenziate per tipologie e numerosità: tra i costi fissi figurano il canone mensile del conto e quello annuale della carta di debito e della carta di credito, se chiesta alla stessa banca. Ci sono poi le spese di gestione dell’eventuale conto titoli e le spese di liquidazione interessi, che le banche applicano alla chiusura dell’anno per tirare le somme tra giacenze, interessi attivi, spese e interessi passivi. Infine, ci sono le spese di comunicazione, per estratti conto e comunicazioni di trasparenza, e il canone dell’home banking. A seconda del tipo di conto, queste voci di spesa possono anche essere tutte a zero.

Sono indicati anche i costi variabili che dipendono dalle operazioni del correntista: le commissioni per i bonifici, quelle applicate ai prelievi agli sportelli di altre banche e quelle per i pagamenti Cbill oppure pagoPA. Infine, ci sono le tasse: l’imposta di bollo di 34,20 euro l’anno: si paga quota parte per ogni estratto conto ricevuto (può essere mensile, trimestrale, semestrale o annuale), ma solo se nel periodo la giacenza media è stata superiore a 5mila euro. Inoltre, lo Stato guadagna anche grazie alla ritenuta fiscale sulle giacenze di conto (26%). Insomma, grazie al Riepilogo possiamo capire i costi del conto, ma anche come lo usiamo. 

Ti spieghiamo come leggerlo per trarne le informazioni che ti servono a valutarne la convenienza del tuo conto soprattutto se è stato aperto da tanti anni. 

Occhio alle commissioni

Tra i costi variabili da considerare per il correntista ci sono anche le commissioni per fare prelievi agli sportelli di altre banche e quelle per i pagamenti Cbill dei bollettini pagoPA. Questi ultimi sono costi difficili da spiegare. Infatti, pur essendo pagamenti digitali, quasi sempre le banche fanno pagare commissioni salate. Da un anno ormai è entrato in vigore pagoPA, il sistema unico di pagamento verso le pubbliche amministrazioni che dovrebbe semplificare i pagamenti di tributi, tasse, multe, utenze, rette, bolli e altri versamenti verso il Comune, lo Stato, le scuole... Molte banche usano un sistema di pagamento, Cbill, per permettere ai correntisti di pagare i bollettini pagoPA con l’home banking. Con costi salati, come rivela la nostra analisi su 28 banche tra le più diffuse: in media 1,56 euro a pagamento, ma si arriva anche a 2,85 euro con Banco Bpm.

Prelievo contanti da altre banche

Quando si preleva da uno sportello automatico (Atm) di una banca diversa dalla nostra si paga spesso una commissione, anche se alcuni istituti, molti online, consentono di fare prelievi gratis sempre o sopra una certa soglia (in genere 100 euro). Quando scegliamo un conto è una delle voci di costo che si valutano. Come funziona? Oggi, il servizio offerto da Bancomat si basa su una commissione interbancaria di 0,49 euro che la banca emittente della carta riconosce all’istituto proprietario dell’Atm.

Bancomat spa, la società che gestisce il circuito, ha presentato una proposta che prevede che ogni banca proprietaria dell’Atm decida in autonomia quanto addebitare per ogni prelievo annullando la commissione interbancaria. In questo modo per chi preleva in uno sportello diverso da quello della propria banca non sarà facile sapere in anticipo quale commissione gli sarà applicata. L’Antitrust ha aperto un’istruttoria e, a luglio, Bancomat Spa ha proposto di stabilire un tetto massimo alla commissione (sarebbe pari a 1,50 euro) e dare ai clienti un’app che permetta di geolocalizzare gli sportelli e conoscerla prima di fare il prelievo.

Altroconsumo ha espresso le sue perplessità in un’audizione dall’Antitrust: c’è il rischio che molti che oggi non pagano nulla per il prelievo, siano costretti a farlo. Questo perché oggi, con la commissione interbancaria di 0,49 euro, le banche più piccole con meno sportelli sul territorio e quelle online, possono accollarsi questo costo e offrire gratuitamente il servizio, ma se si triplica la commissione, non potranno più farlo. Il che non favorisce la concorrenza, in quanto molti correntisti sceglierebbero le banche più diffuse sul territorio e quindi i colossi bancari. Ad aprile la decisione dell’Antitrust.

Cambiare conviene

L’indagine annuale di Banca d’Italia pubblicata a inizio gennaio del 2022 e che si riferisce ai dati del 2020 ci dice che i conti aperti da più di 10 anni costano 113,50 euro l’anno, mentre i conti aperti nell’ultimo anno costano 54 euro (considerando anche quelli online). Dunque, i conti più vecchi costano più del doppio di quelli nuovi. La fedeltà non paga. Vale la pena valutare quanto ci costa il nostro conto corrente e cercare sul mercato un conto più conveniente con il servizio online di Altroconsumo.