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Le problematiche della consulenza finanziaria

01 luglio 2009

01 luglio 2009

Anna Vizzari - Altroconsumo - Associazione Indipendente di Consumatori

Consulenti poco disponibili e frettolosi, che consigliano i prodotti della "casa". È l'identikit del consulente bancario disegnato dai risultati dell'inchiesta sul campo di Altroconsumo. Gli Italiani sono poco preparati finanziariamente, ma anche gli operatori bancari non danno le informazioni corrette per scarsa preparazione oppure perché orientati, dalla politica di incentivazione della banca, a "vendere"solo determinati prodotti.

In base al dlgs 164/2007 che ha recepito la direttiva Mifid chi fa consulenza finanziaria deve rispettare due principi: l'obbligo informativo per cui l'intermediario deve fornire le informazioni sul prodotto consigliato anche in maniera standardizzata (rientra in questo ambito il rilascio di documentazione a spiegazione del prodotto offerto e la durata del colloquio) e il principio di adeguatezza, per cui l'intermediario deve offrire al cliente il prodotto più adeguato alle sue caratteristiche. E' di fondamentale importanza la raccolta di informazioni sulla tipologia di investitore.

Un'inchiesta condotta nel 2008 da Altroconsumo mette proprio in luce i limiti, la poca professionalità, dei consulenti bancari; non rispettano né gli obblighi informativi né il principio di adeguatezza. In ben 54 agenzie sulle 93 visitate, quindi nel 58% dei casi, non è stata consegnata nessuna documentazione, essenziale per descrivere prodotti a persone non esperte, soprattutto se complessi. Per poter descrivere in maniera sufficiente l'investimento, un colloquio deve durare almeno 20 minuti; nel test in ben 56 agenzie (quindi nel 60% dei casi) hanno dedicato meno di 20 minuti. Rispetto al principio di adeguatezza del prodotto il consulente dovrebbe fare all'investitore delle domande per individuarne le caratteristiche in termini di obiettivi di investimento e di conoscenza dei prodotti. Anche in questo caso i risultati del test sono molto deludenti: in 59 casi (63% delle agenzie) non è stata posta nessuna domanda, il consiglio è stato dato assolutamente alla cieca. Molti operatori di banca affermano che prima di offrire consulenza in tema di prodotti finanziari è necessario che si diventi loro cliente aprendo un c/c e il deposito titoli. Dunque il cliente deve già aprire il c/c e fidarsi alla cieca dei consigli di investimento che la banca gli darà. Consigli che spesso non sono adeguati ed appropriati rispetto al profilo di rischio dell'investitore. I consulenti di banca si dimostrano frettolosi, sbrigativi, poco preparati. Imporre per legge che al momento della consulenza si debbe definire il grado di rischio del soggetto che si ha di fronte con un questionario dettagliato può forse risolvere alcuni dei problemi di trasparenza e di divario informativo che l'inchiesta ha messo in luce. In attesa che le disposizioni Mifid vengano effettivamente applicate, auspichiamo che le Autorità di controllo sanzionino adeguatamente gli operatori scorretti.*


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