News

Tassa rifiuti gonfiata, come riconoscerla e cosa fare

Diversi Comuni hanno calcolato male la TARI, l'imposta sui rifiuti, addebitando più volte la parte variabile della tariffa. Ma non tutti sono interessati e soprattutto non tutti hanno pagato di più. Abbiamo chiesto al Ministero chiarezza sulle modalità di rimborso ai cittadini. Nel frattempo, verifica la tua situazione e scopri cosa fare.

  • contributo tecnico di
  • Tatiana Oneta
  • di
  • Luca Cartapatti
17 novembre 2017
17 novembre 2017
  • contributo tecnico di
  • Tatiana Oneta
  • di
  • Luca Cartapatti
Tari

"Non c’è stato alcun dolo perché non c’è stato e non può esserci aumento del gettito. Si tratta di errori, capitati in pochi Comuni, per poche utenze e cifre molto basse", così il presidente dell'ANCI (l'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) Antonio Decaro, commenta la vicenda della TARI gonfiata.

Diciamolo subito: ha ragione nel dire che i Comuni coinvolti non hanno "fatto cassa" grazie a questo errore di calcolo, perché ciò che i Comuni spendono per la raccolta dei rifiuti viene ripartito tra i cittadini: più semplicemente ci sono cittadini che hanno pagato più di ciò che dovevano e altri che hanno pagato meno.

Non è vero però che si tratta di "cifre molto basse": a Milano ad esempio (Comune tutt'altro che trascurabile), una parte di cittadini ha pagato anche 100 euro in più del dovuto nella sola bolletta 2017.

Un errore in buona fede: ecco come è successo

L’imposta sui rfiuti si compone di una parte fissa e di una variabile, diversi comuni hanno erroneamente calcolato la seconda, addebitando maggiori imposte ai propri cittadini. Di fatto, questi comuni hanno applicato la parte variabile moltiplicando l’importo fisso non solo per l’immobile abitativo, ma anche per ogni eventuale sua pertinenza, gonfiando di parecchio le fatture dei cittadini.

Se vuoi sapere dove guardare in fattura per capire se il calcolo della tua TARI è corretto o meno, puoi contattare il nostro servizio di consulenza fiscale al numero 02.6961570. Di seguito invece puoi trovare informazioni su quali sono i comuni coinvolti, chi ha diritto al rimborso e in che modo si può ottenere.

Non tutti i Comuni sono coinvolti

Come abbiamo avuto modo di dire, non tutti i Comuni hanno fatto male i calcoli. Data l'autonomia dei Comuni nel deliberare e fare i calcoli in merito alla tassa rifiuti, la situazione varia da Comune a Comune: località anche geograficamente vicine possono avere situazioni diametralmente opposte. Per questo motivo, abbiamo chiesto a livello istituzionale di ottenere l’elenco corretto dei Comuni coinvolti in questo problema per agire direttamente contro di loro nella tutela dei cittadini.

Molte amministrazioni tuttavia si sono comportate correttamente. Al momento possiamo solo dire quali sono i Comuni esclusi con certezza dal problema: ad esempio hanno fatto bene i conti tutti i Comuni gestiti da:

  • IREN Ambiente in Emilia Romagna;
  • Contarina Spa in Veneto;
  • Veritas in Veneto;
  • Ama Roma;
  • Gruppo Hera;
  • AMNU;
  • Alia Servizi Ambientali (TARI area fiorentina).

Se abiti in uno dei comuni gestiti da questi enti o in generale in quelli che applicano la TARI sulla base della raccolta puntuale dei rifiuti (così detta TARIP), in cui viene valorizzato ad esempio il numero di volte che viene svuotato il bidone dell’indifferenziato, puoi stare certo che non sei tra coloro a cui spetta un rimborso.

Mano a mano che ci arrivano le segnalazioni, stiamo analizzando la situazione degli altri Comuni italiani. Al momento ci risulta che abbiano calcolato correttamente la TARI i seguenti Comuni: Alessandria, Ancona, Bologna, Brescia, Cesena, Cremona, Ferrara, Firenze, Forlì, Genova, Modena, Napoli, Padova, Palermo, Parma, Pesaro, Piacenza, Prato, Ragusa, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Roma, Torino, Trento, Treviso, Trieste, Urbino, Venezia, Verona.

Sicuramente invece hanno sbagliato il calcolo: Milano, Lecce, Catanzaro e alcuni piccoli Comuni come San Giorgio Ionico, Montalto Uffugo, Zagarise e Dinami.

Controlla la tua situazione

Tra i Comuni che certamente hanno sbagliato a calcolare la TARI c'è il Comune di Milano. Se vuoi sapere se (e quanto) hai pagato più del dovuto, prendi la comunicazione che il comune meneghino ti ha inviato con il calcolo per la TARI 2017. Nella seconda facciata del primo foglio è presente il dettaglio degli immobili. Se sono presenti più immobili, guarda i metri quadri della pertinenza (la prima è quella generlamente dell'abitazione le altre sono le pertinenze in genere di cantina e box). Confronta i metri quadri indicati per la pertinenza interessata (generalmente quella con l'errore di calcolo è quella del box) con la tabella qua sotto: in base ai metri quadri, infatti, è indicato quanto hai pagato in pià del dovuto. Se ad esempio la pertinenza è di 18 metri quadri, ha pagato 102 euro in più di quanto avresti dovuto nel 2017.

Metri quadri Tari gonfiata 2017
Fino a 15 mq 57 euro
Da 16 a 30 mq 102 euro
Da 31 a 45 mq 120 euro
Da 46 a 60 mq 148 euro
Da 61 a 100 mq 182 euro

Questi importi rappresentano quanto hai pagato in più nel 2017 in base alla metratura della pertinenza. Dal 2014 in poi l’importo annuale non è molto diverso quindi, indicativamente il tuo maggior esborso è pari alla cifra del 2017 moltiplicata per gli anni in cui l’hai versata a partire dal 2014. Ricorda che potresti aver usufruito di particolari agevolazioni o riduzioni d’imposta che non sono state considerate nel calcolo.

Il sindaco Sala ha già chiarito che provvederanno a conguagliare le differenze con le fatture del prossimo anno. Sappi però che non saranno pari all’importo così calcolato, saranno leggermente inferiori. Infatti, come abbiamo già detto il saldo della TARI per il Comune è pari a zero, cioè l’amministrazione non ci guadagna, pertanto si tratta di una redistribuzione di costi di cui una quota parte ricade anche su di te.

Nel caso dei cittadini milanesi, quindi, il nostro consiglio è attendere: nei primi mesi dell'anno nuovo dovrebbe arrivarti la nuova fattura con i bollettini del 2018. A quel punto controlla se il saldo da pagare è stato calcolato correttamente e soprattutto se il tuo rimborso è stato messo a conguaglio come promesso dall'amministrazione comunale.

Non sai se il tuo Comune è coinvolto? Ecco cosa fare

Se non abiti a Milano e non sai se il tuo Comune di residenza ha sbagliato i calcoli (ma sei comunque proprietario di un’utenza domestica e hai pertinenze accatastate separatamente rispetto all’immobile principale) ecco cosa puoi fare:

  • controlla se hai pertinenze accatastate a parte rispetto all’immobile principale, ovvero se nella visura catastale oltre alla casa figurano anche la cantina (classe catastale C2) o il box (classe catastale C6). Rrecupera la comunicazione del Comune o dell’azienda che gestisce i rifiuti per suo conto, con indicata la tua posizione utile ai fini del calcolo dell’imposta: dovresti trovare indicato quali pertinenze sono considerate a parte, i metri quatri di immobile e competenze (sono quelli calpestabili, non quelli che risultano in visura catastale) e il numero di occupanti dichiarati considerati per individuare il coefficiente di competenza;
  • consulta la sezione tributi del tuo Comune, diverse amministrazioni hanno pubblicato dichiarazioni in merito, comunicando se il loro operato sia corretto oppure no;
  • recupera le delibere annuali del tuo Comune, potresti trovarle sul sito del tuo Comune oppure a sul sito del Ministero delle Finanze;
  • recupera la fattura o i bollettini annuali con il totale versato.

Per fare i controlli, fai riferimento alle regole di base che prevedono il calcolo di una quota fissa e di una variabile, cui poi si applica in alcuni casi l’addizionale del 5%. Ricorda infine che potresti usufruire di particolari sconti (ad esempio situazioni famigliari) o maggiorazioni deliberate dal Comune (ad esempio hai un box particolarmente grande). Per comodità ricorda che:

  • La quota fissa è calcolata moltiplicando i metri quadri totali calpestabili per il coefficiente che varia in base al numero degli occupanti
  • La quota variabile è un importo che varia in base al numero degli occupanti per unità immobiliare
Come chiedere il rimborso

Una recente circolare ministero dell’Economia (N. 1 D/F) sposta sulle spalle del cittadino l’onere della prova per ottenere i rimborsi, prevedendo l’invio (inutile) di una documentazione già in possesso della Pubblica Amministrazione. Abbiamo scritto al ministro Padoan contestando l’assenza di chiarezza per i contribuenti coinvolti e chiedendo trasparenza sull’elenco dei Comuni italiani implicati e sulle misure da adottare per i rimborsi. Un elenco, quello dei Comuni coinvolti, che avevamo già chiesto anche all'Anci, l'Associazione dei Comuni italiani. 

In questa mancanza di chiarezza dalle istituzioni ti consigliamo, se sei tra quelli a cui spetta il rimborso, di verificare prima cosa faccia il tuo Comune. Se infatti ha già dato disposizione per effettuare i rimborsi automatici (come nel caso di Milano) è inutile presentare istanza di rimborso

Negli altri casi, se hai calcolato con esattezza quanto hai pagato più del dovuto, puoi presentare istanza di rimborso al Comune per gli ultimi 4 anni, anche se per il momento sarebbe più prudente aspettare l'evolversi della sitauazione.Non perdi comunque la possibilità di fare istanza in quanto hai tempo 5 anni dal pagamento per presentarla. L'istanza può essere presentata di persona all’ufficio tributi del Comune oppure tramite raccomandata A/R oppure tramite PEC (posta elettronica certificata). 

Se il Comune non risponde all’istanza entro 90 giorni, si può impugnare il silenzio-rifiuto davanti alla Commissione Tributaria provinciale competente. Se invece, il Comune risponde con un rifiuto si deve impugnare entro 60 giorni dallo stesso. 

Il rimborso deve essere effettuato dal Comune entro 180 giorni dalla richiesta. Ricorda che se il servizio è gestito da una società terza per conto del Comune l’istanza va presentata alla società e non al Comune.


Stampa Invia