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Arriva la cartella esattoriale

01 gennaio 2010

01 gennaio 2010

Cartelle esattoriali, avvisi di accertamento, richiesta di chiarimenti. Se a scrivere è l'Agenzia delle Entrate, c'è poco da star tranquilli, ma prima di fasciarsi la testa, è bene vedere di cosa si tratta e cosa il Fisco manda a chiedere.

Gli avvisi di accertamento
Ogni anno i contribuenti sono tenuti a compilare la dichiarazione dei redditi. Il controllo dela documentazione, nonché dei conteggi delle imposte, è affidata all'Agenzia delle entrate in via automatica e in via formale. In via automatica, alla fine dei controlli dell'Unico il cittadino riceve un avviso di accertamento che conferma la correttezza della dichiarazione (la "comunicazione di regolarità") oppure avverte della presenza di errori nel 730 o nell'Unico con conseguenza richiesta di chiarimenti e di pagamento delle somme dovute. Il controllo formale, invece, verifica che i dati dichiarati siano conformi alla documentazione fornita. Per ogni notifica ricevuta, il cittadino ha la possibilità, entro un certo termine, di regolarizzare la propria posizione pagando quanto richiesto o di contestare le richieste del Fisco.

La cartella esattoriale
Le somme che risultano dovute dopo i controlli e gli accertamenti effettuati dal Fisco, e non saldate, vengono "iscritte a ruolo". Con "ruolo" si intende un elenco che riporta debitori e somme dovute, compilato dall'ente che deve riscuotere. L'elenco passa agli Agenti della riscossione (per l'Agenzia delle entrate è Equitalia) che prepara e invia le cartelle esattoriali, procede alla riscossione delle somme e al loro trasferimento all'erario. E in caso di mancato pagamento, entro 60 giorni dalla notifica, procede all'esecuzione forzata.

Nella cartella che il contribuente riceve c'è la descrizione degli addebiti, le istruzioni sulle modalità di pagamento con la relativa scadenza dei termini e bollettini di versamento precompilati, le indicazioni su come fare un eventuale ricorso. Anche nel caso della cartella esattoriale, il cittadino ha la possibilità di contestare l'addebito, chiedendone l'annullamento totale o parziale.

Rateizzare si può
Se il contribuente non ha liquidità per poter saldare quanto dovuto e si trova in un momento di difficoltà economica può chiedere all'ufficio che le ha richieste la rateizzazione delle somme dovute a un tasso d'interesse del 3,5% annuo. Il numero delle rate nelle quali spalmare il debito con il Fisco dipende dall'importo. Il contribuente può anche optare per l'ipoteca volontaria di primo grado su un bene immobile di sua proprietà, per un importo doppio rispetto alla quota dovuta. E se, nonostante i solleciti e le cartelle esattoriali, il contribuente non paga quanto richiesto dal Fisco? Allora si procede al recupero forzato, che avviene in diverse forme. Dal fermo amministrativo di beni mobili iscritti nei pubblici registri, all'ipoteca sui beni immobili, al pignoramento.


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