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Cartelle esattoriali sotto i 300€? Sono da pagare

13 febbraio 2015
agenzia delle entrate

13 febbraio 2015

Da quando è stata approvata la Legge di stabilità del 2015 in rete gira la voce che le cartelle esattoriali al di sotto dei 300 euro non devono essere pagate. Ma non funziona così: facciamo chiarezza.

Da quando è stata approvata la Legge di stabilità del 2015 in rete gira la voce che le cartelle esattoriali al di sotto dei 300 euro non devono essere pagate: ma fai attenzione perché, nonostante siano state introdotte alcune novità, non funziona così.

È vero: se l’importo non supera quella cifra ci sono maggiori probabilità di veder azzerato il proprio debito, ma è possibile che l’amministrazione affidi di nuovo a Equitalia l’incarico di riscossione. Questo può accadere se l’ente pubblico o lo Stato individua altri beni o averi del debitore su cui far leva per recuperare le somme non pagate. Il debitore, insomma, non potrà mai stare del tutto tranquillo, almeno fino allo scadere dei 10 anni, ovvero il termine per la riscossione del credito erariale.

Ricordati che per qualsiasi dubbio o chiarimento se sei socio è disponibile il nostro servizio di consulenza fiscale, dal lunedì al venerdì dalle 14.00 alle 17.00, semplicemente chiamando il numero 02-6961570.

Come funziona davvero

Equitalia, ovvero la società incaricata di recuperare i tributi e le sanzioni amministrative non ancora pagate, ogni tre anni comunica ai creditori, ossia lo Stato e gli enti locali, le somme che non è riuscita a riscuotere per conto loro. Dopo di ciò gli enti pubblici cancellano le somme dal bilancio, liberando in questo modo i cittadini dal loro debito.

Sono previsti, però, sia limiti sia controlli. La pubblica amministrazione incarica Equitalia a riscuotere i suoi crediti quando ha la certezza che il cittadino non paghi spontaneamente, entro i termini stabiliti dalla legge, la somma di denaro dovuta.

Dopo aver ricevuto l’incarico Equitalia notifica la cartella esattoriale e, in caso di mancato pagamento spontaneo, procede con un’azione esecutiva, come il fermo del veicolo in caso di sanzione amministrativa, il pignoramento dei beni, un’istanza di fallimento, etc.

Se ancora con queste azioni non è riuscita a ottenere il denaro, Equitalia lo comunica, entro tre anni, all’ente creditore (Stato, Comune, etc.) attraverso la cosiddetta “comunicazione di inesigibilità”.

Ricevuta la comunicazione, l’amministrazione effettua dei controlli sull’operato del concessionario: se risulta che Equitalia si è attivata tempestivamente, notificando la cartella esattoriale nei termini di legge, e ha fatto tutto ciò che era in suo potere per recuperare il denaro senza commettere irregolarità, l’ente creditore cancella le somme dal proprio bilancio, inserendole tra le “perdite”, e rinuncia alla loro riscossione. Tutto ciò non prima che sia passato il 31 dicembre del secondo anno successivo alla comunicazione di inesigibilità.

Nel frattempo nulla vieta che Equitalia possa proseguire con le azioni esecutive che aveva stabilito. 

Cosa cambia con la Legge di stabilità 2015

Con la nuova Legge di stabilità del 2015 la procedura che abbiamo spiegato rimane sostanzialmente la stessa. Cosa cambia? I controlli sull’operato di Equitaliasi diventano più serrati, eccetto per le cartelle esattoriali di importo al di sotto di 300 euro.

In questi casi sarà l’amministrazione stessa che, dopo aver ricevuto la comunicazione di inesigibilità da Equitalia, cancellerà le somme del ruolo senza effettuare alcun controllo. 


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