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Tassa rifiuti gonfiata: nessun rimborso senza un'istanza

Milano aveva annunciato rimborsi automatici per chi ha pagato più volte la parte variabile della tariffa ma la Corte dei Conti ha bloccato questa possibilità e ora chi vuole il rimborso deve fare istanza al Comune. Intanto abbiamo chiesto al nuovo Governo di stanziare un fondo per risarcire chi ha pagato di più.

  • contributo tecnico di
  • Tatiana Oneta
  • di
  • Luca Cartapatti
05 giugno 2018
  • contributo tecnico di
  • Tatiana Oneta
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  • Luca Cartapatti
Tari

Chi si ricorda il pasticcio del calcolo errato della TARI in diversi Comuni? Benché i Comuni non abbiano "fatto cassa" grazie a questo errore, in alcuni casi non erano affatto basse le cifre pagate in più da una parte di cittadini: a Milano ad esempio (Comune tutt'altro che trascurabile), una parte di contribuenti ha pagato anche 100 euro in più del dovuto nella sola bolletta 2017.

Nonostante alcuni sindaci, tra cui quello di Milano, si fossero impegnati a rimborsare in automatico i cittadini danneggiati, una deliberadella  Corte dei conti lombarda ha bloccato tutto. A questo punto (almeno nel capoluogo meneghino) l'unico modo per farsi rimborsare è che ogni singolo cittadino faccia istanza al Comune. Ecco come procedere.

A Milano devi fare istanza di rimborso

Il sindaco Sala aveva dichiarato che avrebbero conguagliato le differenze con le fatture del 2018, tuttavia la Corte dei Conti, interpellata dal Comune a riguardo, ha stabilito che non è possibile procedere su questa strada. Di fatto occorre presentare un'istanza al Comune in cui il cittadino deve indicare le pertinenze da considerare per il ricalcolo della TARI. Dopo 90 giorni si deve presentare ricorso in Commissione Tributaria provinciale e, in caso di vittoria, il Comune provvederà ai dovuti rimborsi. Ricordiamo che presentare istanza in commissione tributaria costa un minimo di 30 euro. L'unica "nota positiva" è che la Corte dei Conti ha dato via libera al Comune per attingere alla fiscalità generale per le restituzioni.

Il Comune di Milano pubblicherà sul proprio sito il modulo da utilizzare per fare istanza, che è da presentare per gli anni dal 2014 al 2017.  

Nel frattempo, vuoi sapere se (e quanto) hai pagato più del dovuto, prendi la comunicazione che il comune meneghino ti ha inviato con il calcolo per la TARI 2017. Nella seconda facciata del primo foglio è presente il dettaglio degli immobili. Se sono presenti più immobili, guarda i metri quadri della pertinenza (la prima è quella generlamente dell'abitazione le altre sono le pertinenze in genere di cantina e box). Confronta i metri quadri indicati per la pertinenza interessata (generalmente quella con l'errore di calcolo è quella del box) con la tabella qua sotto: in base ai metri quadri, infatti, è indicato quanto hai pagato in pià del dovuto. Se ad esempio la pertinenza è di 18 metri quadri, ha pagato 102 euro in più di quanto avresti dovuto nel 2017.

Metri quadri Tari gonfiata 2017
Fino a 15 mq 57 euro
Da 16 a 30 mq 102 euro
Da 31 a 45 mq 120 euro
Da 46 a 60 mq 148 euro
Da 61 a 100 mq 182 euro
Metri quadri Tari gonfiata 2017
Fino a 15 mq 57 euro
Da 16 a 30 mq 102 euro
Da 31 a 45 mq 120 euro
Da 46 a 60 mq 148 euro
Da 61 a 100 mq 182 euro

Questi importi rappresentano quanto hai pagato in più nel 2017 in base alla metratura della pertinenza. Consulta gli stessi documenti per gli anni precedenti, se non li hai più puoi usare le delibere del Comune. Ricorda che potresti aver usufruito di particolari agevolazioni o riduzioni d’imposta che non sono state considerate nel calcolo.

 


 

Se hai bisogno di aiuto puoi contattare il nostro servizio di consulenza fiscale al numero 02.6961570  dal lunedì al venerdì dalle 14 alle 18. Nel frattempo ci siamo mossi anche a livello istituzionale: tra le 10 richieste per i consumatori che abbiamo inviato al nuovo Governo c'è proprio lo stanziamento di un fondo per il rimborso della TARI ai cittadini dei Comuni in cui il calcolo è risultato errato.

Un errore in buona fede: ecco cosa era successo

Decaro ha ragione nel dire che i Comuni coinvolti non si sono arricchiti grazie a questo errore di calcolo, perché ciò che i Comuni spendono per la raccolta dei rifiuti viene ripartito tra i cittadini: più semplicemente ci sono cittadini che hanno pagato più di ciò che dovevano e altri che hanno pagato meno.

Infatti, l’imposta sui rifiuti si compone di una parte fissa e di una variabile, diversi comuni hanno erroneamente calcolato la seconda, addebitando maggiori imposte ai propri cittadini. Di fatto, questi comuni hanno applicato la parte variabile moltiplicando l’importo fisso non solo per l’immobile abitativo, ma anche per ogni eventuale sua pertinenza, gonfiando di parecchio le fatture dei cittadini.

Se vuoi sapere dove guardare in fattura per capire se il calcolo della tua TARI è corretto o meno, puoi contattare il nostro servizio di consulenza fiscale al numero 02.6961570 dal lunedì al venerdì dalle 14 alle 18. Di seguito invece puoi trovare informazioni su quali sono i comuni coinvolti, chi ha diritto al rimborso e in che modo si può ottenere.

Non tutti i Comuni sono coinvolti

Come abbiamo avuto modo di dire, non tutti i Comuni hanno fatto male i calcoli. Data l'autonomia dei Comuni nel deliberare e fare i calcoli in merito alla tassa rifiuti, la situazione varia da Comune a Comune: località anche geograficamente vicine possono avere situazioni diametralmente opposte. Per questo motivo, avevamo chiesto a livello istituzionale di ottenere l’elenco corretto dei Comuni coinvolti in questo problema per agire direttamente contro di loro nella tutela dei cittadini, ma nessuno ha risposto alle nostre domande.

Molte amministrazioni tuttavia si sono comportate correttamente. Al momento possiamo solo dire quali sono i Comuni esclusi con certezza dal problema. Ad esempio hanno fatto bene i conti tutti i Comuni in cui il servizio di raccolta rifiuti è gestito da:

  • IREN Ambiente in Emilia Romagna;
  • Contarina Spa in Veneto;
  • Veritas in Veneto;
  • Ama Roma;
  • Gruppo Hera;
  • AMNU;
  • Alia Servizi Ambientali (TARI area fiorentina).

Se abiti in uno dei comuni in cui il servizio rifiuti è gestito da questi enti o in generale in quelli che applicano la TARI sulla base della raccolta puntuale dei rifiuti (così detta TARIP), in cui viene valorizzato ad esempio il numero di volte che viene svuotato il bidone dell’indifferenziato, puoi stare certo che non sei tra coloro a cui spetta un rimborso.

Mano a mano che ci arrivano le segnalazioni, stiamo analizzando la situazione degli altri Comuni italiani. Al momento ci risulta che, nel 2017 abbiano calcolato correttamente la TARI i seguenti Comuni: Alessandria, Ancona, Bologna, Brescia, Cesena, Cremona, Ferrara, Firenze, Forlì, Modena, Napoli, Padova, Palermo, Parma, Pesaro, Piacenza, Prato, Ragusa, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Roma, Torino, Trento, Treviso, Trieste, Urbino, Venezia, Verona. Tuttavia non è da escludere che ci possano esser errori negli anni precedenti.

Sicuramente invece hanno sbagliato il calcolo: Milano, Lecce, Catanzaro e alcuni piccoli Comuni come San Giorgio Ionico, Montalto Uffugo, Zagarise e Dinami.

Non sai se il tuo Comune è coinvolto? Ecco cosa fare

Se non abiti a Milano e non sai se il tuo Comune di residenza ha sbagliato i calcoli (ma sei comunque proprietario di un’utenza domestica e hai pertinenze accatastate separatamente rispetto all’immobile principale) ecco cosa puoi fare:

  • controlla se hai pertinenze accatastate a parte rispetto all’immobile principale, ovvero se nella visura catastale oltre alla casa figurano anche la cantina (classe catastale C2) o il box (classe catastale C6). Rrecupera la comunicazione del Comune o dell’azienda che gestisce i rifiuti per suo conto, con indicata la tua posizione utile ai fini del calcolo dell’imposta: dovresti trovare indicato quali pertinenze sono considerate a parte, i metri quatri di immobile e competenze (sono quelli calpestabili, non quelli che risultano in visura catastale) e il numero di occupanti dichiarati considerati per individuare il coefficiente di competenza;
  • consulta la sezione tributi del tuo Comune, diverse amministrazioni hanno pubblicato dichiarazioni in merito, comunicando se il loro operato sia corretto oppure no;
  • recupera le delibere annuali del tuo Comune, potresti trovarle sul sito del tuo Comune oppure a sul sito del Ministero delle Finanze;
  • recupera la fattura o i bollettini annuali con il totale versato.

Per fare i controlli, fai riferimento alle regole di base che prevedono il calcolo di una quota fissa e di una variabile, cui poi si applica in alcuni casi l’addizionale del 5%. Ricorda infine che potresti usufruire di particolari sconti (ad esempio situazioni famigliari) o maggiorazioni deliberate dal Comune (ad esempio hai un box particolarmente grande). Per comodità ricorda che:

  • La quota fissa è calcolata moltiplicando i metri quadri totali calpestabili per il coefficiente che varia in base al numero degli occupanti
  • La quota variabile è un importo che varia in base al numero degli occupanti per unità immobiliare
Come chiedere il rimborso

A novembre 2017 il ministero dell’Economia con una circolare ha spostato sulle spalle del cittadino l’onere della prova per ottenere i rimborsi, prevedendo l’invio (inutile) di una documentazione già in possesso della Pubblica Amministrazione. Avevamo scritto al ministro Padoan contestando l’assenza di chiarezza per i contribuenti coinvolti, chiedendo trasparenza sull’elenco dei Comuni italiani implicati e sulle misure da adottare per i rimborsi. Un elenco, quello dei Comuni coinvolti, che avevamo già chiesto anche all'Anci, l'Associazione dei Comuni italiani. Ma non avendo avuto alcuna risposta, abbiamo deciso di scrivere al nuovo Governo per ottenere lo stanziamento di un fondo cui i Comuni coinvolti possano attingere per restituire quanto indebitamente pagato dai cittadini. 

Se hai calcolato con esattezza quanto hai pagato più del dovuto, puoi presentare istanza di rimborso al Comune per gli anni dal 2014 al 2017. Non perdi comunque la possibilità di fare istanza in quanto hai tempo 5 anni dal giorno del pagamento per presentarla, quindi per il 2014 il termine scade nel 2019. L'istanza può essere presentata di persona all’ufficio tributi del Comune oppure tramite raccomandata A/R oppure tramite PEC (posta elettronica certificata). 

Se il Comune non risponde all’istanza entro 90 giorni, si può impugnare il silenzio-rifiuto davanti alla Commissione Tributaria provinciale competente. Se invece, il Comune risponde con un rifiuto si deve impugnare entro 60 giorni dallo stesso. 

Il rimborso deve essere effettuato dal Comune entro 180 giorni dalla richiesta. Ricorda che se il servizio è gestito da una società terza per conto del Comune l’istanza va presentata alla società e non al Comune.


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