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Legge di Bilancio 2019: web tax, Iva, pensioni e lotta al secondary ticketing. Ecco cosa cambia

Dall'introduzione della web tax al blocco dell'adeguamento Istat sulle pensioni. Dalle clausole di salvaguardia che - dal 2020 - prevedono l'aumento dell'Iva al 25,5% ai provvedimenti che mirano ad arginare il secondary ticketing. Le nostre analisi su alcuni dei punti principali previsti dalla legge di Bilancio 2019.

  • contributo tecnico di
  • Tatiana Oneta e Anna Vizzari
  • di
  • Roberto Usai
02 gennaio 2019
  • contributo tecnico di
  • Tatiana Oneta e Anna Vizzari
  • di
  • Roberto Usai
Maxi emendamento manovra

Dopo l'approvazione del Senato e l'esame della Camera, lo scorso 30 dicembre la legge di Bilancio è stata approvata in via definitiva. Abbiamo analizzato alcuni dei punti previsti dalla normativa: vediamoli in breve.

Web tax: 3% sui ricavi delle aziende internet

L'introduzione della cosiddetta web tax prevede la tassazione al 3% dei ricavi delle aziende che operano sul web a qualsiasi titolo. Nonostante le premesse, in realtà questa tassa non andrà a colpire solo i colossi della rete come Amazon o Google, ma ricadrà anche su realtà molto più piccole che offrono beni e servizi tramite internet. L'ambito di applicazione risulta piuttosto ampio: dalle aziende che operano nel settore dell'ecommerce alle catene di supermercati, ma anche rivenditori più piccoli. Rientreranno anche le piattaforme di condivisione di contenuti digitali (come Netflix e Spotify), di servizi (Airbnb, BlaBlaCar...) e anche le app che offrono servizi finanziari, come Satispay e Ovalmoney. Tutte le aziende saranno coinvolte? Stando alle informazioni disponibili al momento, la norma prevede una soglia di fatturato che non risulta così alta da impattare solo sui big player del settore, in grado di assorbire più facilmente l'imposta del 3% sul fatturato. A risentirne maggiormente saranno invece aziende più piccole, magari neofite nel mondo dell'ecommerce, e che contribuisono a stimolare la concorrenza in un settore cresciuto del 15% nel 2018.

In che modo potrebbe ricadere sui consumatori

Difficile prevedere quale effetto avrà questa manovra nell'immediato, ma probabilmente sarà più semplice valutarla e misurarla sul lungo periodo. Il rischio, però, è che la tassa ricada indirettamente anche sui consumatori. Come è già accaduto in passato, infatti, spesso le aziende trovano il modo di far ricadere sull'utente finale, almeno in parte, questo incremento di tassazione. Riteniamo che l'introduzione di questa norma vada nella direzione opposta rispetto a quella dell'economia attuale, dove la condivisione dei contenuti e un incremento del digitale sta andando a beneficio del mercato, della concorrenza e, quindi, anche del consumatore.

L'aumento dell'Iva dal 2020

L'ultimo maxi emendamento alla manovra ha portato alla ricomparsa delle clausole di salvaguardia dell'Iva, che erano state eliminate in una prima fase. La nuova stesura prevede, al mancato raggiungimento degli obiettivi di bilancio, un aumento di 3 punti percentuali sia dell'Iva che dell'Iva agevolata. In particolare:

  • Iva agevolata
    L'attuale tassazione passerebbe dall'attuale 10 al 13% nel 2020;
  • Iva
    L'attuale tassazione passerebbe dall'attuale 22 al 25,5% nel 2020, per arrivare al 26,5% nel 2021.
Quali conseguenze avrebbe sui consumi

L'aumento dell'Iva comporta un rincaro dei beni e di servizi a discapito del consumatore che è, per legge, chi paga realmente questa imposta. Per fare qualche esempio concreto, il caffè, la carne, le uova, il tè, i prodotti alimentari per bambini, i biglietti per gli spettacoli, i medicinali, le bollette di energia elettrica e gas e l'acquisto della prima casa da imprese passeranno da una tassazione attuale del 10% al 13%. A partire dal 2020 passerebbe a una tassazione del 25,5% gran parte dei beni e servizi di uso comune: la benzina (ricordiamo che l'aumento si applica anche sulle accise), l'acquisto dell'auto, i detergenti per la cura della persona e per la casa, i ristoranti, gli elettrodomestici e i prodotti hi tech.

Il blocco dell'adeguamento Istat per le pensioni

Un ultimo punto che desta preoccupazione è il blocco dell'adeguamento Istat per le pensioni, a partire da quelle di poco superiori ai 1.500 euro lordi al mese. Stando a quanto previsto dal provvedimento, l'esigua percentuale di aumento prevista annualmente sulle pensioni sarà progressivamente decurtata all'incremento del valore lordo della pensione.

Gli effetti diretti sui pensionati

A nostro avviso questo provvedimento, già utilizzato in passato, è fortemente iniquo. Dal momento che viene considerato il reddito del singolo e non quello del nucleo familiare, il rischio è quello che venga bloccato l'adeguamento di redditi che sono di sostentamento a più persone. Verrebbero invece favorite altri casi che, seppur considerati complessivamente risultano superiori, presi singolarmente si trovano al di sotto di questa soglia.

La decurtazione delle "pensioni d'oro"

Tra le altre, il maxi emendamento prevede anche la misura della decurtazione delle cosiddette "pensioni d'oro", ovvero le pensioni lorde superiori ai 100.000 euro annui. Il prelievo di solidarietà individua cinque fasce e prevede tagli dal 15 al 40% sulla parte di assegno superiore alla soglia di 100.000 euro. A nostro avviso questo provvedimento non risponde ai criteri di equità e non prende in considerazione il percorso professionale del beneficiario.

Secondary ticketing: arriva il biglietto nominale

La legge di Bilancio prova ad arginare anche il fenomeno del secondary ticketing. A partire dal 1° luglio 2019, infatti, i biglietti per spettacoli in impianti con capienza superiore a 5.000 spettatori saranno nominali. Quanto indicato sul testo, però, lascia diversi punti in sospeso, iniziando dalla poca chiarezza riguardo la scadenza del 1° luglio: è riferita alla data dello spettacolo o dell'acquisto del biglietto? Non resta che aspettare il decreto attuativo per capirne di più.

Quali novità per chi acquista e i biglietti

Se da un lato questo provvedimento mira a colpire alla radice il fenomeno del secondary ticketing, bisogna anche considerare che per il riconoscimento personale di ogni singolo spettatore si rischia di allungare notevolmente i tempi di accesso alle strutture. Il provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, che dovrà essere emanato entro sessanta giorni (quindi entro il 1° marzo 2019), dovrà fare luce sulle modalità con cui i siti di rivendita primari, i box office autorizzati o i siti internet ufficiali dell'evento potranno assicurare la rivendita di biglietti nominativi e in che modo potranno gestire un cambio di nominativo. Nel caso di biglietti rivenduti a persone fisiche, questi dovranno essere ceduti al prezzo nominale e senza rincari. La legge prevede inoltre che i siti di rivendita e i box office autorizzati possano far pagare all'utente i costi relativi alla pratica di intermediazione e di modifica dell'intestatario del biglietto: il rischio è che vengano applicate tariffe non congrue per un'operazione meramente amministrativa, terremo sotto controllo che tutto avvenga in maniera corretta. Se il biglietto viene ceduto con una procedura diversa da quanto previsto o se non c'è corrispondenza tra il nominativo indicato sul biglietto e quello della persona che assiste allo spettacolo, i biglietti potranno essere annullati senza alcun rimborso.