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Investire in ETF

01 luglio 2011
Investire in ETF

01 luglio 2011

Aggiorniamo i nostri consigli sugli investimenti in Etf, alla luce dell’andamento dei mercati nell’ultimo anno. Esce la Borsa Australiana, si rafforzano le obbligazioni Usa e il contributo dei Bric, i mercati dei Paesi emergenti.

Segnali di ripresa
Negli ultimi 12 mesi l’economia è andata bene, con un incremento percentuale del 3,2. Molti anche i segnali di ripresa che hanno contribuito, soprattutto in Europa, ad alzare i tassi di interesse e di conseguenza a far scivolare i prezzi delle obbligazioni in euro, che sono stati meno perfomanti rispetto alle borse. Inoltre, l’aggravarsi della crisi di Grecia, Irlanda, Portogallo e, per certi versi, Spagna ha comportato una maggiore selettività nelle scelte degli investitori e non ha indebolito, come ci si sarebbe aspettato, la moneta unica, rendendo meno interessante l’investimento in euro. A ben vedere, l’euro si è persino apprezzato nei confronti del dollaro americano, che si è trovato in una situazione di particolare debolezza. Il motivo è da rinvenirsi nella politica monetaria americana, assai accomodante.

Dollaro in calo
La banca centrale Usa, infatti, ha inondato di liquidità i mercati con una politica di tassi bassi e di acquisto di titoli, che ha fatto sprofondare il valore del biglietto verde.
Morale: in molti casi la forza dell’euro sul dollaro americano, ma anche sulle valute legate alla moneta Usa, ha smussato i rendimenti ottenuti investendo su molte Borse extraeuropee, tra cui la Borsa di New York.
Altro evento importante, che ha influito sui nostri calcoli, è stato la crescita dei prezzi delle materie prime, le quali, dopo il tracollo subito ai tempi della crisi dei subprime, hanno ripreso a salire. Ciò ha comportato
il timore di una ripresa dell’inflazione, soprattutto nei Paesi emergenti dove le Borse hanno avuto un anno non molto brillante. Tra queste vanno annoverate ben tre borse nell’ambito dei Bric. L’unica piazza che si è salvata, con una buona perfomance, èstata quella di Mosca.

I cambiamenti nel portafoglio
Gli aggiornamenti che vi proponiamo sono tutti figli di queste novità. Rispetto a un anno fa vi segnialiamo:
- l’uscita della Borsa Australiana che ora appare meno interessante che in passato (resta solo nel portafoglio dinamico a 20 anni);
- la riduzione dello spazio riservato a Piazza affari;
- l’aumento delle azioni e delle obbligazioni americane;
- il rafforzamento del contributo dei Bric, alcuni in virtù del loro comportamento sotto tono nel corso dell’ultimo anno (è il caso di Brasile, India e Cina) altri spinti dall’andamento euforico delle materie prime, in particolare dell’oro nero (è il caso della Russia,grande produttore di petrolio).


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