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Jeans, un occhio ad ambiente e diritti

01 luglio 2011
Jeans, un occhio ad ambiente e diritti

01 luglio 2011

Diritti dei lavoratori negati, poco rispetto per l’ambiente, chimica nei tessuti. L’etica scolorita delle maggiori griffe. Non fidarti dei modelli vintage.

Fanno sentire bene chi li indossa, ma fanno stare male gli operai che li realizzano. C’è sempre un rovescio della medaglia, quello dei jeans è spesso fatto di diritti negati, di straordinari forzati, di salari che non garantiscono una vita dignitosa, di ambienti di lavoro insicuri, di processi che mettono a rischio la salute di chi li porta a termine. E anche l’ambiente paga un prezzo molto alto. Perché il ciclo del denim, richiede consumi d’acqua impensabili e l’utilizzo di tantissime sostanze chimiche nelle diverse fasi di produzione, dalla coltivazione del cotone fino ai trattamenti per ottenere effetti particolari sui jeans. Chimica che poi si riversa nell’ecosistema o entra direttamente in contatto con il nostro corpo.

Una tecnica micidiale

I jeans sono diventato un terreno di sperimentazione per gli stilisti, che inventano continuamente nuovi effetti speciali, senza pensare ai pericoli che corre chi deve realizzarli. Il più infausto di tutti è l’effetto “usato”, un invecchiamento artificiale tramite scoloritura di determinate parti del jeans, ottenuto quasi sempre con una tecnica che mina la salute dei lavoratori: la sabbiatura (sandblasting). La sabbiatura può uccidere, se eseguita manualmente e senza adeguate protezioni.

 


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