News

Lavoratore a progetto come far valere i propri diritti

01 gennaio 2009

01 gennaio 2009

Le collaborazioni a progetto stabili nel tempo sono troppe: oltre la metà degli iscritti alla gestione separata dell'Inps (quasi 800 mila lavoratori su 1.600.000 lavoratori parasubordinati, con un'età media di 40 anni) ha avuto contratti parasubordinati per tre anni consecutivi con un unico committente e un unico reddito.
La spia di come in realtà dietro al "progetto" possa nascondersi un rapporto di lavoro dipendente. Per questo è importante essere consapevoli del regime fiscale e previdenziale cui sono sottoposti, così come del trattamento in caso di malattia, infortunio e maternità. Per esempio, in caso di malattia, il contratto è sospeso, il compenso pure.

Flessibilità o precarietà?
La flessibilità troppo spesso si trasforma in precarietà permanente. Quest'ultima rischia di diventare una condizione senza via di uscita soprattutto per i lavoratori scarsamente qualificati. Il nuovo mondo del lavoro asseconda la domanda di flessibilità delle aziende, ma crea un'occupazione precaria e sottopagata perché senza prospettive né di carriera, né di reddito sicuro su cui investire per il futuro. Cosa rischia l'azienda che ricorre a co.pro. in maniera impropria? Oltre a una sanzione amministrativa e a provvedimenti di recupero dei contributi non versati, anche la conversione del rapporto di collaborazione in lavoro subordinato. Insomma, tanto lavoro per i tribunali, mentre basterebbe incidere direttamente sulle regole esplicitando i punti ambigui della legge riportandola allo spirito del Libro bianco di Marco Biagi che intendeva la flessibilità del lavoro come un'opportunità per creare più occupazione.


Stampa Invia