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Chiude il quantitative easing, prestiti e mutui costeranno di più

Il consiglio direttivo della Bce (Banca Centrale europea) convocato il 13 dicembre ha preso delle nuove decisioni di politica monetaria, tra le altre la fine del “quantitative easing”. Ecco cos'è e cosa comporta per le tasche degli italiani.

13 dicembre 2018
bce

Il quantitative easing è un programma iniziato nel marzo 2015, che è servito ad aumentare la liquidità di mercato e dunque a tenere bassi i tassi di interesse favorendo i finanziamenti.

Che cos’è e che effetti avrà la sua fine sul mercato? 

Quantitative easing significa letteralmente “alleggerimento quantitativo”. In pratica si tratta dell’acquisto da parte della Bce di titoli di Stato o di altri titoli dalle banche per immettere nuovo denaro nel mercato e favorire l’accesso al credito di famiglie e imprese. La fine del quantitative easing significa che titoli di stato ed obbligazioni potrebbero rimanere nei bilanci delle banche e, vista la situazione di alcuni Paesi, portare loro delle forti perdite. Inoltre gli istituti non potranno monetizzare e rendere liquidi i titoli e quindi avranno meno denaro a disposizione per le loro operazioni di finanziamento al mercato.
Essendoci meno denaro liquido a disposizione il costo del denaro sul mercato potrebbe crescere e quindi influenzare negativamente anche i tassi di interesse come l’Euribor, il parametro di riferimento dei mutui indicizzati. Insomma bloccare il quantitative easing è come attuare una misura restrittiva di politica monetaria: si riduce la liquidità e quindi crescono i tassi di mercato. Chiedere prestiti e mutui diventa più costoso.

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