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Bullismo: genitori, che fate?

18 settembre 2012

18 settembre 2012

Gli adulti faticano a fronteggiare le difficoltà dei figli, vittime delle angherie dei coetanei. Ecco cosa sapere e come muoversi. Anche il web può essere veicolo di persecuzioni e offese.

Intervista con l'esperto

Gustavo Pietropolli Charmet è psichiatra e direttore del consultorio sull’adolescenza dell’istituto “Minotauro”.
Gustavo Pietropolli Charmet

Il bullismo è un fenomeno sottostimato, come risulta nella nostra inchiesta?
Ė poco conosciuto nella sua definizione specifica, c’è invece una banalizzazione del significato della parola bullismo: di solito i genitori lo riferiscono genericamente a dispetti e prevaricazioni o a normali difficoltà che i figli possono incontrare in età scolastica.

Eppure le conseguenze psicologiche sui ragazzi sono evidenti.
Se il bambino è vittima di un gruppo di coetanei in modo continuativo e reiterato, il danno può essere notevole. Il genitore che scopre di avere un figlio vittima di bullismo dovrebbe preoccuparsi seriamente.

Ci sono figli più esposti di altri?
Esiste una propensione personale a giocare il ruolo di vittima quando il bimbo è ancora immaturo, troppo vicino alla maestra e alla mamma. Questo predispone a una difficoltà di socializzazione e quindi a offrirsi come vittima. Esiste anche il profilo aggressivo, che tende a imporre la propria persona coalizzandosi con altri.

Quanto i genitori sono responsabili?
Non so se possono essere considerati promotori, certamente possono gestire male sia gli effetti della vittimizzazione sia quelli di una prevaricazione continua. Per esempio non riescono a trovare un’alleanza con i genitori del bullo o viceversa, al contrario si denunciano reciprocamente e chiedono giustizia. Il problema del bullismo è educativo e quindi richiede l’alleanza tra scuola e famiglia e tra famiglia e famiglia, non rivalità.

Che ruolo hanno gli insegnanti?
Il bullismo oggi è una delle poche occasioni in cui la scuola può rinnovare il rapporto educativo con i genitori. Ad oggi i rapporti tra scuola e famiglia sono spesso pessimi. La collaborazione e il dialogo con i padri e le madri può aiutare ad arginare il bullismo.

A volte i genitori sono i primi a banalizzare.
Dipende se stiamo parlando solo di scherzi, dispetti e di una certa prepotenza o del bullismo vero, della vittimizzazione silenziosa, sofferente e prolungata che porta a disturbi e fobie. Incoraggiare i ragazzi a farsi rispettare e a tollerare un certo livello di conflittualità può avere un senso, ma non si deve incitare il proprio figlio vittima del grave fenomeno del bullismo a battersi. Anche perché è proprio quello che non riesce a fare.

Il bullismo è sempre esistito?
In questo momento è diventato un fenomeno mediatico, ma non tutti sanno bene di cosa si parla, altrimenti ci si renderebbe conto che è una questione che pone gravi problemi dal punto di vista educativo. A Milano abbiamo cercato di quantificare la presenza del bullismo visto dalla scuola, ma le segnalazioni che sono arrivate sono state pochissime rispetto all’enfasi che nel frattempo si stava sviluppando sul fenomeno in chiave mediatica e culturale.

Si parla anche di cyberbullismo, in pratica le sevizie virtuali.
Esiste, soprattutto tra le ragazze che usano molto la comunicazione della rete: si prende di mira una compagna e la si distrugge virtualmente. Essere presa di mira e denigrata è straordinariamente doloroso a quell’età, anche online. Stiamo assistendo a fenomeni nuovi, la comunicazione virtuale estende nel tempo (non più solo quello scolastico) la possibilità di seviziare la propria vittima. Un altro cambiamento riguarda la socializzazione tra coetanei, che negli ultimi anni è diventata particolarmente intensa e precoce. Il gruppo oggi ha acquistato un potere particolare, sia in età infantile che adolescenziale. Oltre al bullismo non dimentichiamo le bande giovanili e il cosiddetto “branco”. Tutte deviazioni della vita di gruppo e del legame di amicizia tra coetanei.


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