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Nidi pochi posti a peso doro

01 marzo 2010

01 marzo 2010

Troppi bambini restano fuori dai nidi e tre mamme su dieci hanno problemi al lavoro dopo la maternità. Abbiamo interpellato più di duemila mamme (con bambini da 1 a 3 anni) sul servizio offerto dai nidi pubblici e privati e sulla sua qualità, ma anche su cosa cambia al lavoro dopo la maternità.

Rispondono le mamme
Il 33% delle mamme che non hanno mandato il figlio al nido avrebbe voluto farlo: l'8% afferma di averci provato, ma di non avere trovato posti disponibili, il 19% di non avere neanche tentato di farlo, perché sapeva che sarebbe costato troppo. Sono proprio questi i nodi da sciogliere per un welfare che vuole affrontare il disagio delle famiglie: aumentare l'offerta e ridurre i costi di un servizio, che deve essere accessibile mantenendo la qualità. Quest'ultima non dovrebbe essere immolata sull'altare del risparmio.

Retta del nido: un macigno sul bilancio familiare
Il 44% delle mamme interpellate ha dichiarato che la retta del nido incide così
tanto sul bilancio familiare da "soffrirne dal punto di vista economico". La percentuale sale al 53%, quando consideriamo le mamme dell'inchiesta che hanno dovuto ripiegare sull'asilo privato perché non hanno trovato posto in quello pubblico. Insomma, il tenore di vita ne risente. Un risultato non sorprendente, se si considera che in una grande città come Milano il nido privato raggiunge vette notevoli: non meno di 600-700 euro contro la retta massima del nido comunale (stabilita in base all'Isee) di 465 euro, che comunque è tra le più alte del Belpaese.

Il Fisco può fare di più
Oggi la detrazione fiscale sulla retta del nido sfiora il ridicolo: al massimo 120,08 euro all'anno (il 19% per un importo massimo di 632 euro all'anno per figlio) a fronte di una spesa media di circa 3.000 euro all'anno (nel pubblico). Si può fare meglio: in Francia le famiglie hanno un credito di imposta fino al 50% sulle spese per l'accudimento dei minori di 7 anni (massimo di spesa: 2.300 euro).


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