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Altroconsumo firma la Carta dei cento per il libero wifi

27 novembre 2009

27 novembre 2009

Rendere più libero il wifi soffocato in Italia dal decreto Pisanu. Questo è lo scopo della Carta dei cento per il libero wifi che anche Altroconsumo ha sottoscritto.

Rendere più libero il wifi soffocato in Italia dal decreto Pisanu. Questo è lo scopo della Carta dei cento per il libero wifi che anche Altroconsumo ha sottoscritto assieme a imprenditori, politici, manager, blogger, giuristi e tanti altri ancora in una logica, per una volta, davvero bipartisan.

Alla vigilia della scadenza (fissata il 31 dicembre) di alcune disposizioni del cosiddetto Decreto Pisanu, normativa anti-terrorismo approvata nel 2005, la proposta è quella di non prorogare e di modificare il decreto stesso per incentivare l'utilizzo dei punti d'accesso alla rete, pubblici e senza fili.

Il famigerato decreto Pisanu, di fatto ancora oggi assoggetta la concessione dell'accesso a internet nei pubblici esercizi a una serie di obblighi, come ad esempio la richiesta di una speciale licenza al questore o l'obbligo per i gestori degli esercizi pubblici che offrono accesso alla rete all'identificazione degli utenti tramite documento d'identità.

Intervista (Inchiesta) a: Eugenio Santoro
"Siamo indietro"

Abbiamo chiesto al responsabile del laboratorio di informatica medica del dipartimento di epidemiologia dell'Istituto di ricerca Mario Negri un parere sulle cartelle online e sullo scenario italiano.

I dati delle cartelle online sono protetti? I sistemi sono protetti e sicuri, ci si muove in un ambiente simile a quello di una banca online, dotata quindi di sistemi di criptaggio dei dati. Si può entrare nella propria cartella solo con la password alfanumerica che va rigenerata molto spesso. I dati possono essere letti solo da chi ha l'autorizzazione: l'utente decide a chi renderli visibili fornendo al medico una password che però è temporanea.

Che uso fanno del web i medici italiani? L'80% dei medici usa il web per l'aggiornamento e per cercare informazioni. Il 95% dei medici di medicina generale è informatizzato, cioè usa il computer nel suo lavoro. In Lombardia tutti i medici di base usano un software per la raccolta dei dati dei pazienti, parte dei quali vengono inseriti nel sistema regionale in cui confl uiscono anche dati provenienti, per esempio, dagli ospedali, e che sono anch'essi accessibili al medico. Alcune regioni, seppur a velocità diverse, stanno sviluppando sistemi analoghi.

Quali sono gli ostacoli sul cammino del fascicolo sanitario nazionale? Lo scoglio più grosso è quello dell'omogeneità. Molte regioni oggi raccolgono dati, ma lo fanno in maniera diversa una dall'altra. E il problema si ripresenterà quando si parlerà di omogeneizzazione europea. Vi sono poi altri due ostacoli. Il primo è la scarsa comunicazione: in Lombardia solo un residente su mille sfrutta davvero il servizio online. Il secondo è la completezza. Alcuni servizi tanto sbandierati in realtà non sono ancora attivi: mancano informazioni e tanti ospedali non sono attrezzati per l'aggiornamento automatico della cartella. Insomma, a giudicare dalla lentezza con cui si è proceduto in Lombardia, non credo che in Italia riusciremo ad avere un fascicolo sanitario elettronico entro il 2012, come promesso dal ministro Brunetta.

Esistono esperienze italiane di cartelle online. Come funzionano? Su scala locale il servizio incontra meno ostacoli e funziona. Un esempio è quello della Ulss 8 di Asolo, in Veneto: è stata tra le prime a off rire la possibilità agli assistiti di prenotare esami e visite online e di leggere i referti senza doverli ritirare allo sportello.