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Che aria tira a Milano

16 maggio 2011

16 maggio 2011

Marina Camatini - Research Center "POLARIS" Università degli Studi di Milano Bicocca

Le emissioni modificano la qualità dell'aria che respiriamo. Anche se è impossibile stabilire dei parametri che definiscano una "buona qualità dell'aria" è indubbio che le città a elevato traffico veicolare hanno un'aria di "bassa qualità". Gli studi epidemiologici dimostrano una stretta correlazione tra le patologie cardiorespiratorie e gli elevati livelli di inquinamento. Quindi inquinamento e salute sono attualmente due termini strettamente legati nella ricerca che tende a individuare dei valori soglia di rischio per le emissioni.

Nell’articolo vengono descritte le principali sorgenti “inquinanti”, considerando le emissioni sia da impianti fissi (industrie, impianti di riscaldamento, inceneritori etc) sia da sorgenti mobili (traffico veicolare). Vengono inoltre presentate le sorgenti naturali, e definiti gli inquinanti primari e secondari.


Il particolato atmosferico (PM) viene presentato nelle sue dimensioni (PM10, PM2.5) e nella composizione chimica, che è variabile nelle stagioni di campionamento. Le modalità di raccolta mediante centraline di monitoraggio vengono presentate in modo critico, sottolineando la strada che resta ancora da fare in Italia per la standardizzazione delle metodologie di misura dei particolati. Si sottolinea anche il ruolo che possono avere le condizioni meteorologiche e geografiche nel modificare la distribuzione degli inquinanti (ad esempio nella pianura padana). Le normative che regolano la quantità di emissione dei particolati riguardano il PM10, e a questa frazione si riferiscono i limiti normativi, anche se ormai la ricerca è orientata allo studio degli effetti del particolato più fine (PM2.5) e dal 2008 una direttiva europea detta limiti a questa frazione.

Gli effetti dei PM sulla salute derivano dai numerosissimi risultati epidemiologici presenti in letteratura, che concordano nella stretta correlazione esistente tra elevati livelli di particolato e patologie cardio-respiratorie. Si riportano i dati inerenti gli impatti sulla salute a breve, medio e lungo termine, e non sono dati confortanti. In effetti tra gli esiti a lungo termine si prevede una riduzione nell’aspettativa di vita di 1-2 anni. Tuttavia su questi dati le valutazioni europee ritengono ci possa essere un possibile risanamento, se le politiche saranno coerenti in tutti gli Stati membri.  Negli ultimi anni le ricerche sui modelli biologici hanno chiarito i meccanismi d’azione e associato alle diverse frazioni e alle diverse stagioni le diverse patologie respiratorie. Le ricerche condotte dal centro Polaris, finanziato da Fondazione Cariplo, che ha studiato la composizione chimica del particolato campionato a Milano e gli effetti prodotti sia su modelli biologici sia ricavati da dati  clinici ed epidemiologici, hanno dimostrato che il PM10 campionato nel periodo primavera-estate è caratterizzato da componenti in grado di promuovere risposte infiammatorie importanti (processi asmatici), mentre il PM 2,5 campionato nella stagione invernale, è caratterizzato da componenti che determinano un aumento di patologie bronchiali (bronchiti).  Le ricerche devono andare avanti per arrivare a definire i valori soglia di rischio e la tipologia degli inquinanti più a rischio per la salute.  L’individuazione degli elementi più a rischio e del loro valore soglia di effetto potrebbe indirizzare la politica delle Istituzioni a stabilire limiti nelle emissioni, in modo da raggiungere un “possibile risanamento”.

A conclusione si sottolinea che l’impatto più pesante sulla salute deriva dalle particelle più fini e quindi si sollecitano le Istituzioni a definire un piano accelerato nazionale di intervento di risanamento della qualità dell’aria con misure coerenti con gli obiettivi della nuova direttiva europea (concentrazioni di PM10 almeno inferiori a 40 μg/m3 e PM2.5 a tendere al 2015 inferiori a 20 μg /m3 entro il 2015). 


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