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Consumer movement in Central and Eastern Europe

27 giugno 2011

27 giugno 2011

Breda Kutin - Presidente Zps - Slovene Consumers Association

L'articolo di Breda Kutin, presidente dell'Associazione dei consumatori della Slovenia (Zps), fa il punto sullo stato del movimento consumerista nei Paesi Cee, evidenziando le sue prospettive, così come le difficoltà e i ritardi che lo affliggono.

Il progressivo allargamento dell’Unione europea ai Paesi del centro-est Europa (cosiddetti Paesi Cee) fino agli attuali 27 Paesi membri ha posto con evidenza il problema delle disparità socio-economiche rispetto ai Paesi della “vecchia” Europa e portato all’attenzione delle istituzioni comunitarie le nuove sfide, contraddizioni e difficoltà derivanti dal processo di allargamento.
L’articolo di Breda Kutin, presidente dell’Associazione dei consumatori della Slovenia (Zps), fa il punto sullo stato del movimento consumerista nei Paesi Cee, evidenziando le sue prospettive, così come le difficoltà e i ritardi che lo affliggono.
Va ricordato, innanzitutto, che in questi Paesi le normative di tutela dei consumatori e dei loro diritti erano storicamente inesistenti. A seguito dell’avvio dei procedimenti di accesso all’Unione europea, l’adeguamento delle leggi nazionali alle direttive comunitarie è stato in larga parte dettato dall’esigenza di armonizzare il quadro legislativo nazionale, quale condizione indispensabile per diventare membri Ue.
La legislazione in materia di tutela del consumatore non è stata, quindi, il frutto di una genuina politica dei consumatori, bensì un passaggio burocratico necessario per l’accesso all’Unione europea.
Nonostante i significativi sforzi nel corso degli anni recenti, le organizzazioni di consumatori dei Paesi Cee hanno compiuto progressi estremamente limitati. Esse soffrono tuttora di risorse insufficienti e di un’eccessiva dipendenza dalle priorità dei loro Governi.
Nelle economie pianificate di questi Paesi, le uniche istituzioni di protezione dei consumatori, come gli ispettorati del commercio, svolgevano principalmente un ruolo di supervisione e controllo dei prezzi. In tale contesto, erano assenti gli stessi presupposti di una politica consumerista (possibilità di scelta, prezzi differenziati, qualità e disponibilità dei beni e servizi).
Il passaggio a economie di mercato è stato repentino e ha causato un’invasione di prodotti di dubbia qualità, offerti a cittadini impreparati a diventare consumatori.
Tuttora i consumatori di questi Paesi non sono particolarmente esigenti per quanto attiene la qualità dei prodotti e dei servizi che acquistano. La loro prima reazione dopo i cambiamenti politici ed economici è stata quella di essere affascinati e attratti dall’aumento esponenziale della quantità delle merci offerte, piuttosto che dal loro rapporto qualità-prezzo, che implica informazioni e conoscenze (per esempio attraverso la pubblicazione di test comparativi) che i consumatori non erano e non sono abituati a richiedere, né a ricercare.
In questo contesto, le organizzazioni dei consumatori sono state considerate dai cittadini come punti di raccolta dei loro reclami e lamentele più che come fonte di informazioni.
Dalle ripetute indagini svolte negli scorsi anni dal Beuc (l’organizzazione europea dei consumatori) tra le organizzazioni nei Paesi Cee, emerge che esse operano al limite della sopravvivenza, con personale molto limitato, prevalentemente volontario. La maggior parte delle risorse proviene dal finanziamento di progetti o da sussidi governativi, mentre solo una minima parte deriva da contributi versati dai consumatori associati.
Le principali fonti di finanziamento comunitario derivano da programmi di formazione dei quadri, da campagne di informazione e da progetti diretti a finanziare le organizzazioni di consumatori e il loro sviluppo (in particolare, attraverso la diffusione di riviste informative).
Le istituzioni comunitarie dovrebbero incoraggiare i Governi nazionali ad assicurare un maggior supporto finanziario alle organizzazioni di consumatori.
Al contempo, l’utilizzo di finanziamenti governativi o pubblici richiede la definizione di criteri di accreditamento delle organizzazioni di consumatori, che dovrebbero contribuire a superare la frammentazione e la debolezza che spesso caratterizza il movimento consumerista.
Quello europeo può essere forte solo se basato su organizzazioni nazionali altrettanto forti e professionali, sia nei vecchi sia nei nuovi Stati membri. Gli squilibri nel mercato interno sono un problema non solo per i nuovi Stati membri, ma per l’intera Unione europea.
Sulla base di questa consapevolezza, alla fine del 2010 il Beuc ha tracciato una nuova strategia per lo sviluppo di un movimento consumerista più forte nei Paesi Cee nell’arco del prossimo decennio. È indispensabile che questa strategia trovi il sostegno delle istituzioni comunitarie, in quanto la crescita del consumerismo nei Paesi Cee è essenziale per il successo del processo di allargamento e, quindi, per il futuro stesso dell’Unione europea.

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