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Corte europea chi recede ha diritto al rimborso delle spese di consegna

26 aprile 2010

26 aprile 2010

Se cambiate idea dopo aver acquistato un prodotto online, al telefono, tramite televendita o da catalogo e volete esercitare il diritto di recesso previsto dalla legge, il venditore deve rimborsarvi oltre al prezzo pagato anche le spese di consegna.

Lo dice la Corte di giustizia europea
A vostro carico restano solo le spese di spedizione. Lo ha sancito la Corte di Giustizia Ue con una recente sentenza (15/4/2010 procedimento n. C-511/08) riguardante una controversia tra un'associazione di consumatori tedesca e una società di vendita per corrispondenza che, addebitando al consumatore una somma forfettaria per la consegna del bene, non restituiva poi i soldi in caso di recesso del cliente.

La sentenza
La Corte ha ribadito che la direttiva europea che regola i contratti a distanza (97/7), riconosce al consumatore un diritto di recesso che egli può esercitare, entro un termine determinato, senza alcuna penalità e senza specificarne il motivo. Inoltre, la legge prevede che: "il fornitore è tenuto al rimborso delle somme versate dal consumatore, che dovrà avvenire gratuitamente". Con il termine: "somme versate" s'intende quanto sborsato dal consumatore per pagare le spese del contratto.

Le uniche spese che possono restare a carico del consumatore, perché dovute all'esercizio del suo diritto di recesso, sono quelle sostenute per spedire indietro il bene al venditore.

Nessun divieto nazionale
Dunque, la Corte di Giustizia avverte che esiste un vero e proprio divieto per gli Stati Membri di approvare una normativa nazionale che consente al fornitore, di addebitare le spese di consegna dei beni al consumatore qualora questi eserciti il suo diritto di recesso.


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