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Crisi che fare

03 novembre 2011

03 novembre 2011

Lo spettro della crisi economica sta attraversando l’Europa. Ma cosa succede ai i mercati finanziari? E cosa accade ai mutui e ai prestiti degli italiani? Ecco cosa rischia il nostro Paese e come difendere i nostri risparmi.

Del precipitare degli eventi (non ultimo il referendum in Grecia che potrebbe bocciare le misure richieste dall’Europa) stanno soffrendo tutti i mercati, azionari e obbligazionari, con l’Italia in primo piano. Perché proprio l’Italia è finita sotto tiro dagli speculatori? Perché rappresenta l’anello debole d’Europa: le riforme di cui il nostro Paese necessita per evitare che anche i nostri conti precipitino sono state solo annunciate nell’ormai famosa lettera all’Ue, ma sono ancora lontane dal concretizzarsi.
Anche da noi, quindi, non solo in Grecia, servono misure magari impopolari, ma forti e soprattutto immediate: il prolungarsi di questa situazione significa continuare a pagare interessi elevati sui BTp, aggravando ulteriormente il problema del debito pubblico.

Investimenti: come reagire?

  • Per i vostri investimenti in azioni, il nostro consiglio è quindi di non farvi prendere dal panico: uscire ora dal mercato potrebbe significare vendere nel momento peggiore, concretizzando forti perdite per ora solo “su carta”. Anzi, può essere il momento giusto per approfittare per alcuni acquisti. Inutile negare, però, che il rischio è aumentato: se non ve la sentite di correrlo, vendete comunque. Per ridurre, almeno in parte, il rischio, per i nuovi investimenti potete puntare su mercati diversi dall’eurozona.
  • Per gli investimenti in obbligazioni, il discorso è analogo: il rischio è aumentato, in particolare per i titoli di Stato dei Paesi più “deboli” (tra cui l’Italia). Chi vuole dormire sonni (relativamente) più tranquilli può puntare su altri titoli, non solo il bund tedesco ma anche le obbligazioni finlandesi  e danesi. La sicurezza, però, ha un costo: in questo caso, è rappresentato dal rendimento molto più basso di cui vi dovreste accontentare.
  • Anche “parcheggiare” i vostri soldi in conti deposito, in attesa che passi la bufera, può essere una buona strategia visti i rendimenti elevati che questi offrono. Attenzione, però, a quale banca scegliere: le banche francesi, ad esempio, sono tra le più esposte al debito greco e un crollo di Atene potrebbe affossare anche i loro conti, mettendo a rischio i vostri depositi.

Uno spread sempre più alto
L’aumento degli spread tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi  che dura oramai da agosto 2011 e che in questi ultimi giorni ha superato ampiamente quota 400 punti base ha purtroppo avuto delle conseguenze negative sul sistema bancario italiano. Il problema principale delle nostre banche è che non riescono più a procurarsi denaro sul mercato interbancario, scontano una crisi di fiducia e dunque per ottenere liquidità devono passare attraverso la Banca Centrale europea che a sua volta finanzia la liquidità del sistema solo avendo in garanzia titoli. Un circolo vizioso che purtroppo sta bloccando l’erogazione di nuovo credito alle famiglie.

Mutui e prestiti: che cosa succede?

  • Ai mutui già erogati niente di preoccupante. Se a tasso fisso ovviamente il tasso d’interesse non potrà essere modificato: la banca può modificare unilateralmente le condizioni di contratto solo per la parte che non riguarda il tasso d’interesse. Se a tasso variabile in realtà il mutuatario potrebbe anche avere beneficiato in questi mesi di riduzioni nelle rate periodiche; il tasso euribor infatti che è il parametro di riferimento della maggior parte dei finanziamenti indicizzati quota 1 mese/360 intorno a 1,35 punti , 3 mesi 1,50 e 6 mesi 1,70. Si tratta di tassi assolutamente normali visto l’attuale tasso di riferimento della Banca centrale europea che quotava 1,5% e da oggi è sceso all’1,25%.
  • Il vero problema sono le nuove erogazioni. Si è registrato da inizio ottobre una crescita degli spread applicati dalle banche ai mutui: Ing direct che normalmente aveva spread intorno all’1,20%-1,90% attualmente ha degli spread intorno al 3%, Unicredit arriva a chiedere il 4,70%. Cosa succede con questi spread tanti elevati? Che i tassi finiti crescono ma non a livelli stratosferici. Se anche il tasso BCE quota 1,25% il tasso finito diventa del 4,25% e un tasso fisso con un IRS 10 anni al 2,52% (il valore più basso fatto registrare finora) arriva al 5,52% se non al 6%. Tassi tutto sommato ancora sostenibili.
  • Ma parallelamente molte banche si sono viste costrette a ridurre le durate disponibili per i mutui a tasso fisso; anche le più grosse non superano i 15 anni proprio per la difficoltà di trovare prestiti sull’interbancario di durata superiore ai 15 anni. Questo accorciamento delle durate rende impossibile per molti scegliere un mutuo a tasso fisso perché la rata periodica non è sostenibile rispetto al loro reddito mensile. Allungare la durata del mutuo ridurrebbe la rata periodica ma questo non è oggi possibile in molti istituti di credito.
    Anche il recente taglio da parte della BCE dei tassi dall’1,5% all’1,25% è un ulteriore segnale di mancanza di liquidità nel sistema: i tassi di mercato si riducono ma il grosso problema rimane l’accesso al credito.

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