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Economia e consumo alla ricerca di un equilibrio con lambiente

26 maggio 2010

26 maggio 2010

Marco Grasso - Università degli Studi di Milano Bicocca

L'aspirazione alla crescita economica indefinita non è più compatibile con la scarsità delle risorse naturali. La tecnologia potrà aiutare, ma non è sufficiente. È necessario che la quantità e la qualità dei consumi sia sostenibile. Il cambiamento dipende dalle politiche pubbliche, ma soprattutto dai consumatori stessi.

Negli ultimi decenni si è rafforzata la consapevolezza che l’aspirazione alla crescita indefinita dei sistemi economici perseguita, in larga misura, attraverso modelli di consumo non-sostenibili, rappresenta la minaccia più grave per il nostro pianeta. Le misurazioni della nostra impronta ecologica mostrano, infatti, che l’utilizzo delle risorse naturali è diventato non-sostenibile a partire dalla metà degli anni ottanta del secolo scorso e che, da allora, la situazione continua a peggiorare. E’ vero che sono stati ottenuti successi nei confronti di alcuni tipi di inquinamenti e a vantaggio di particolari ecosistemi, tuttavia la crescita della popolazione, l’aumento dei consumi e la diffusione del consumismo occidentale pongono urgenti questioni circa la capacità del nostro pianeta di rispondere alle pressioni poste dall’attuale modello di sviluppo.
Questo articolo esplora tali argomenti. Specificamente, esso evidenzia le criticità poste dall’approccio dell’economia e dal suo obiettivo ultimo di crescita indefinita all’ambiente. Successivamente, analizza le ripercussioni ambientali degli attuali modelli di consumo. Infine delinea alcune possibili linee di azione relativamente al riequilibrio fra ambiente ed economia, e alla necessaria evoluzione dei modelli di consumo verso approcci più sostenibili.
Negli ultimi decenni, la crescita economica ha sollevato, per quanto riguarda la questione ambientale, rilevanti perplessità. Infatti, una realtà è incontrovertibile: la biosfera è finita, non-crescente e chiusa. Ogni suo sottosistema, anche quello socio-economico incontra, inevitabilmente, un limite alla propria espansione e deve adattarsi dinamicamente per trovare una scala ottimale, oltre la quale la crescita diventa controproducente, rispetto alla biosfera. In altre parole, si è fatta strada la consapevolezza della scarsità delle risorse naturali e della finitezza della capacità dell’ambiente di assimilare i sottoprodotti dell’attività antropica. L’economia, di contro, sembra ancora non essere in grado di comprendere che l’attività antropica, che produce crescita attraverso i processi di produzione e consumo, abusa delle risorse naturali, e deteriora le capacità di assimilazione dell’ambiente. Essa non riesce, cioè, a vedere i sistemi economici e sociali come sottosistemi della biosfera, né, conseguentemente, a identificarne la scala più funzionale, che viene quindi sacrificata in nome della crescita indefinita.
Inoltre, l’analisi degli attuali modelli di consumo evidenzia, almeno, una scomoda verità. La possibilità che si possa nel futuro provvedere contemporaneamente all’aumento della qualità della vita in tutti i paesi e che si possano arginare i problemi connessi allo sfruttamento delle risorse naturali esclusivamente attraverso il progresso tecnologico è estremamente discutibile. Pertanto, dobbiamo accettare l’idea che lo stile di vita occidentale debba essere riconsiderato, se vogliamo un futuro più sostenibile e giusto, in cui le risorse naturali che ci rimangono siano equamente accessibili a tutti.
Le implicazioni di “policy” di queste riflessioni sono molteplici. Punto di partenza è il riconoscimento che continuare ostinatamente a perseguire l’approccio espansivo predicato dall’economia e a utilizzare i conseguenti modelli di produzione e consumo, in un contesto di popolazione crescente, non è più un’opzione fattibile.
La risposta a tale sfida si articola su due livelli. Il primo, più generale, relativo al riequilibrio fra ambiente ed economia. Il secondo, più specifico, inerente alla necessaria evoluzione dei modelli di consumo. Per quanto riguarda il primo punto, l’obiettivo principale di una politica di riequilibrio fra ambiente ed economia consiste nella definizione di una scala ottimale della seconda rispetto all’ecosistema. A tale fine la via maestra passa dal ripensamento dell’ordine economico globale a favore di sistemi economici orientati verso la dimensione statale, che privilegiano la produzione nazionale per il mercato interno e che ricorrono al commercio internazionale solo quando questo presenta soluzioni chiaramente più efficienti. In relazione al secondo livello, è necessario che l’intervento pubblico modifichi il contesto entro cui avvengono i processi di consumo e lo indirizzi, attraverso la collaborazione con i cittadini, verso modelli più sostenibili. Così facendo è possibile attenuare, e magari anche eliminare, la nostra pericolosa propensione al consumo eccessivo, evitare lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali e creare un futuro più desiderabile e attento alla qualità della vita, piuttosto che solo agli aspetti materiali del benessere.


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