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Expo 2015 Dossier

30 maggio 2011

30 maggio 2011

Luca Beltrami Gadola - direttore Arcipelagomilano

L'articolo esamina la vicenda della progettazione dell'Expo di Milano, enunciata come opportunità straordinaria per rilanciare internazionalmente la città. In realtà finora ha dato luogo al controverso PGT, di cui si parla in un altro articolo su questo numero. Il 2015 molto verosimilmente genererà una delusione commerciale ed è dubbio che Milano ne trarrà il desiderato rilancio.

Parlare di Expo 2015 oggi vuol dire raccontare una telenovela la cui puntata finale rappresenta ancora un grande punto interrogativo e forse avrà i toni di una tragedia sia nel caso, non del tutto da scartarsi ancora oggi, in cui si decida di non farne nulla sia nel caso in cui la si faccia ma gli esiti non siano per nulla lusinghieri ma vadano ad aggiungersi agli insuccessi di molte altre analoghe manifestazioni organizzate dal BIE, il Boureau International des expositions.
Bisognerebbe cominciare dalla storia del BIE per capire fino in fondo la natura del problema e le difficoltà ma soprattutto, secondo me, l’estraneità all’attuale mondo globalizzato, ai suoi ritmi ed agli avvenimenti turbinosi ai quali stiamo assistendo da qualche anno, probabilmente, ma non solo, a partire dalla tragedia delle torri gemelle e dagli sconvolgimenti politico militari che hanno causato con seri riflessi sull’economia mondiale e i suoi assetti. Il Bie nacque dalla necessità di porre fine al proliferare disordinato delle esposizioni internazionali caratteristiche della seconda metà ottocento.
L’esposizione di Londra del 1851 ebbe un successo enorme e diede di fatto l’avvio alla stagione delle esposizioni vuoi mondiali vuoi regionali. Parigi venne a ruota e organizzò importanti esposizioni nel 1867, 1878, 1889 e 1900. Il fiorire di queste esposizioni creò non pochi confliti nei mercati  internazionali e soprattutto ci si rese conto che si chiedeva ai produttori uno sforzo eccessivo per essere presenti a tutte queste esposizioni. Dopo lunghe e travagliate trattative finalmente nel 1928 nacque il BIE che mise d’accordo profeticamente i più importanti Paesi del mondo per mettere ordine tra queste manifestazioni e dar loro un regolamento. Il regolamento attuale fu sottoscritto il 30  novembre 1972 ed entrò in vigore nel giugno del 1980. Ma le vere origini dell’idea di Expo partono in tempi più vicini. Nel 2000, adottando la Dichiarazione del Millennio, 189 leader mondiali si sono impegnati ad eliminare la povertà estrema. Lo hanno fatto impegnando i propri governi a raggiungere 8 obiettivi concreti entro il 2015: dimezzare la povertà estrema e la fame; raggiungere l’istruzione primaria universale, promuovere l’uguaglianza di genere, diminuire la mortalità infantile, migliorare la salute materna, combattere l’HIV/AIDS, la malaria e le altre malattie, assicurare la sostenibilità ambientale, sviluppare un partenariato globale per lo sviluppo. Il primo di questi obiettivi sta  alla base della scelta di Milano e del Governo italiano per candidarsi all’Expo del 2015  con il motto programmatico “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, motto molto affascinanate che ci mise in concorrenza soprattutto con la città turca di Smirne che si candidava con un tema legato alla sanità nel mondo. Qui viene spontaneo porsi le prime domande: come mai l’Italia scelse un tema così vasto e importante  pur non essendo un Paese nel quale la produzione alimentare e lo studio dei problemi dell’alimentazione fosse tra quelli maggiormente dibattuti o vi fosse per gli stessi un grande interesse politico. L’unica cosa che ci lega stabilmente al problema dell’alimentazioe è la FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nations) che ha sede a Roma, organizzazione per altro alla quale si muove la costante critica che viene fatta agli organismi internazionali che distribuiscono aiuti o sovvenzioni: il costo di gestione supera di molto il volume degli aiuti distribuiti e per molti Paesi i delegati in questi organismi altro non sono che pensionamenti o favori elargiti dai governi partecipanti.
Per capire in concreto quale alle origini fu il programma italiano per l’Expo abbiamo preso in mano il famoso Dossier di candidatura e lo abbiamo commentato.

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