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Fare accordi con gli editori

01 novembre 2010

01 novembre 2010

Intervista a G. Colosso, Direttore Generale Ufficio Scolastico della Lombardia

Li chiamano "nativi digitali"; sono i ragazzi nati quando già c'erano le nuove tecnologie digitali. Oggi editori, scuola e docenti fanno i conti con loro, ma al momento ci sono solo sporadiche iniziative. Ne parliamo con il direttore dell'Ufficio Scolastico lombardo.

Secondo i dati più recenti un bambino su quattro non ha a casa neanche un pc: ha senso parlare di "nativi digitali"?
Sì, ha senso; anche se sappiamo che la situazione non è omogenea in tutto il territorio. Certamente siamo in una fase di transizione e di accelerazione. Fase che il sistema scolastico deve affrontare.

Una classe di un liceo di Bergamo ha ricevuto, in via sperimentale, 17 iPad. Aconti fatti ci sarebbero voluti oltre 300.000 euro per attrezzare l'intero liceo. È una cifra sostenibile per un istituto?
No di certo. Attraverso un'ampia relazione istituzionale, l'Ufficio Scolastico Regionale deve creare le condizioni affinché le famiglie stesse possano acquistare (per uso didattico) tablet, iPad e altre tecnologie, magari attraverso minimi canoni mensili e con gli stessi soldi che impiegano di solito per i libri stampati.

Le case editrici, però, sembrano remare contro.
Non è vero. Mi pare, invece, che stiano reagendo bene. Ho già preso personalmente alcuni contatti con questi editori. La proprietà intellettuale deve continuare a essere retribuita. Quello che possiamo ridurre è il costo della stampa e di tutto l'apparato distributivo, che è molto rilevante.

Il presidente di DeAgostini, però, ci diceva che questi costi incidono solo per la metà. Epoi c'è l'Iva al 20%. Iprezzi rimarranno sempre alti.
Uno dei contatti che sto avendo è proprio con DeAgostini. Teniamo presente che ci sarà prima una fase di transizione. Non è che buttiamo via subito tutti i libri di carta; ma è evidente a tutti che non possono essere il futuro. I singoli esperimenti che ci sono nelle scuole non possono sostituire un compito che è dell'editoria: sono solo esperienze di nicchia che non potranno continuare ancora per molto. L'editoria deve sapersi reinventare; sarà indispensabile per loro trovare una nuova via, altrimenti sarà il mercato a farlo in modo impietoso.

E i docenti hanno davvero le giuste competenze?
È un problema centrale. Le singole scuole devono incominciare per prime a occuparsene. L'amministrazione statale, poi, che ha la maggior parte degli insegnanti come suoi dipendenti, deve investire in questa direzione. È la vera grande riforma ancora da fare.


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