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I gruppi di acquisto solidale tra consumo e socializzazione

27 gennaio 2010

27 gennaio 2010

Eugenia Montagnini - Politecnico di Milano - Università Cattolica
Tommaso Reggiani - Università di Bologna


Nell'ultimo ventennio il consumo critico e la riflessione sulle conseguenze sociali dei consumi individuali beneficiano di un ampio dibattito culturale. Non sempre, però, ci si sofferma sulle pratiche attraverso le quali tale istanza culturale è declinata nella quotidianità. A tal proposito questo articolo si propone di presentare i gruppi di acquisto solidale (GAS), una fra le più vivaci esperienze di consumo critico italiano.

Nell'ultimo ventennio il consumo critico e la riflessione sulle conseguenze sociali dei consumi individuali hanno beneficiato di ampio dibattito dal punto di vista culturale. I consumi si sono sempre più differenziati e sono emerse nuove tipologie di consumatori; fra questi i consumatori critici che nell'atto di acquistare e di consumare un bene non rispondono meramente a un bisogno ma considerano criteri di selezione molteplici quali: la ricaduta del prodotto sul proprio benessere psicofisico, il non sfruttamento delle risorse ambientali durante il suo processo di produzione, il rispetto dei lavoratori lungo tutta la filiera.

Poca luce è stata, invece, gettata sulle modalità concrete attraverso le quali tale istanza culturale viene declinata all'interno della quotidianità.

In questo articolo viene analizzata l'esperienza dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS). Essi si propongono come uno dei più brillanti e vivaci laboratori di consumo critico in Italia. Nati a partire dal 1994, si sono presto diffusi su tutto il territorio nazionale.

I GAS scaturiscono dall'aggregazione di persone e di famiglie che si organizzano per gestire e per coordinare collettivamente gli acquisti di beni di largo consumo (prevalentemente alimentari) da produttori scelti in base a criteri di solidarietà ed eticità definiti all'interno del gruppo. In particolare, si individuano produttori che siano piccoli e operanti su scala locale, rispettosi dei lavoratori e dell'ambiente, che a causa di queste caratteristiche vengono esclusi dai circuiti della grande distribuzione.

Operando con linee guida volte alla solidarietà espressa attraverso azioni di acquisto e di consumo, i GAS sono in grado di stabilire relazioni e rapporti diretti con produttori sul loro territorio, contribuendo ad attivare circuiti positivi di fiducia e di cooperazione a livello locale.

Un'esperienza affine a quella dei GAS è rappresentata dalla campagna Bilanci di giustizia. Nata contemporaneamente ai GAS, questa campagna si fonda su una particolare e radicale proposta di revisione del bilancio familiare seguendo criteri di giustizia e di benessere. In questo modo le famiglie coinvolte sperimentano nella pratica quotidiana la ricerca di alternative concrete, cercando di improntarle a una logica di ben-essere che coinvolge il rispetto all'ambiente naturale e alle condizioni di vita delle persone il criterio gasista è sperimentalmente applicato a tutti i prodotti (quindi non solo di largo consumo e alimentari) e servizi (utenze e settore terziario), di cui si usufruisce nella vita di tutti i giorni. È in atto un tentativo di declinare il metodo dei GAS alla questione energetica, ai servizi di comunicazione, al settore dei servizi di cura ed assistenza,. In questa direzione si stanno dirigendo le nuove proposte che verosimilmente caratterizzano le prospettive future del movimento gasista.


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