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Il consumo critico

25 febbraio 2010

25 febbraio 2010

Simone Tosi - Università degli Studi di Milano-Bicocca

Un numero crescente di persone consuma seguendo criteri di carattere etico. L'acquisto di prodotti del "Commercio Equo e Solidale", le campagne di boicottaggio ad esempio introducono nelle scelte di consumo criteri che rinviano all'interesse pubblico, conferendo al consumo un carattere politico. L'articolo traccia una panoramica di questi tipi di consumo, discutendone potenzialità e limiti.

Il consumo critico è ormai un fenomeno affermato anche in Italia, come in tutti i paesi industrializzati. Un numero crescente di persone consuma seguendo criteri di carattere etico. Prodotti del "Commercio Equo e Solidale", viaggi sostenibili, finanza etica, accanto alle più tradizionali campagne di boicottaggio, dimostrano l'affermarsi nelle scelte di consumo di criteri che rinviano a valutazioni di ordine sociale e all'interesse pubblico. L'introduzione nelle scelte di consumo di ragioni di carattere altruistico, di criteri non strettamente interpretabili in termini utilitaristici e il rinvio all'interesse pubblico conferiscono al consumo un carattere "politico".

La politicità del consumo diviene centrale soprattutto in relazione a due fattori. Da una parte i processi di globalizzazione producono un disallineamento tra economia e politica rendendo le istituzioni politiche tradizionali e gli stessi Stati nazione inadatti ad intervenire efficacemente nel governo di tali processi. Dall'altra le trasformazioni dei sistemi politici - il mutato ruolo dei partiti e delle forme di appartenenza e di azione politica - spingono verso forme di partecipazione alternative a quelle tradizionali. Emergono così nuove forme di partecipazione e di regolazione politica che fanno perno sui consumi e sui consumatori.

Il carattere globale delle trasformazioni entro cui il consumo critico assume la sua attuale diffusione e forza non deve però indurre a trattarne le forme e le modalità secondo schemi indifferenziati e omnicomprensivi. Le pratiche attraverso cui il consumo critico si manifesta sono infatti profondamente connesse alle specificità dei contesti entro cui esse hanno luogo: caratteristiche culturali, specifiche caratteristiche della partecipazione politica, configurazioni locali dei mercati e tradizioni civiche sono importanti fattori che vanno presi in considerazione per una migliore comprensione del consumo critico, delle sue potenzialità e delle sue criticità.

È possibile individuare due "modelli" di consumo critico prevalenti. Uno, caratteristico dell'Europa settentrionale, è incentrato su "schemi di etichettamento" più istituzionalizzati. L'altro, prevalente nel sud dell'Europa, dove appare forte la contiguità tra consumo critico e movimenti sociali.

Entrambi i modelli mostrano diverse potenzialità e vari limiti. Le potenzialità sono ampiamente testimoniate dal riscontro che il consumo critico ha quanto ad espansione dei suoi adepti e a capacità di definire "nuovi stili di vita" in grado di impattare positivamente nel riformare i comportamenti delle imprese. Ma accanto ai successi occorre interrogarsi sui possibili rischi che il consumo critico può implicare per le moderne democrazie, riflettendo così sulla ricerca di garanzie che possano mettere al riparo dalle possibili ricadute negative.


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