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Il pensiero del processo non lo lasciava piu

21 ottobre 2011

21 ottobre 2011

Estratto da “Il processo” di Franz Kafka

Questa rubrica è destinata a ospitare spunti di riflessione provocatori. In questo numero pubblichiamo un estratto da “Il processo” di Franz Kafka.

Questa straordinaria pagina di F. Kafka ci fa vivere l’incubo del processo. Ciò che opprime non è la paura della sentenza, ma il sentirsi persi nella compli¬cazione di una pratica giudiziaria che a sua volta vaga smarrita nel labirinto della burocrazia. Vi è assai più di un “costo” economico: in gioco è la salute mentale.

«Il pensiero del processo non lo lasciava più. Spesso aveva riflettuto se non sarebbe stato bene stendere per iscritto una difesa e farla pervenire al tribu¬nale. Voleva farla precedere da un sunto della sua vita e spiegare, per ogni avvenimento di una certa importanza, per quali motivi si era comportato così, se questo comportamento, secondo il suo giudizio attuale, era da condannare o da approvare e quali motivi poteva addurre nell’uno o nell’altro caso. I vantaggi di un tale documento sulla semplice difesa a opera dell’avvocato, nemmeno lui irresponsabile, erano indubbi. K. non sapeva nulla delle iniziative prese dall’av¬vocato; comunque non dovevano essere molte, era già un mese che non lo aveva più convocato, e negli incontri precedenti K. non aveva avuto mai l’impressione che quell’uomo potesse ottenere molto per lui. Soprattutto non lo aveva quasi mai interrogato. Eppure c’era tanto da chiedere. Chiedere era la cosa più impor¬tante. K. aveva la sensazione che avrebbe potuto porre lui stesso tutte le domande necessarie. L’avvocato, invece, anziché fare domande, parlava lui o gli stava muto di fronte, si sporgeva un poco, probabilmente a causa dell’udito debole, sopra la scrivania, si tirava una ciocca in mezzo alla barba e teneva gli occhi bassi sul tappeto, magari proprio nel punto dove K. era stato sdraiato con Leni. Ogni tanto dava a K. qualche ammonimento, come se ne danno ai bambini. Discorsi tanto inutili quanto noiosi, che K. non intendeva pagare un saldo al momento della parcella. Quando l’avvocato credeva di averlo demoralizzato abbastanza, ricominciava di solito a fargli un po’ di coraggio. Di processi simili, raccontava allora, ne aveva già vinti parecchi, in tutto o in parte. Processi che, se anche in realtà non erano difficili come quello, si presentavano ancora più disperati. Un elenco di quei processi ce l’aveva lì nel cassetto - e diede un colpetto su uno dei cassetti del tavolo - purtroppo i documenti non li poteva mostrare, erano segreti di ufficio. Tuttavia, la grande esperienza acquisita in tutti quei processi tornava ora, com’era ovvio, a profitto di K. Si era naturalmente messo subito al lavoro, e la prima istanza era già quasi pronta. Era importantissima, perché la prima impressione data dalla difesa era spesso determinante per l’andamento di tutto il processo. Purtroppo però, e di questo lui doveva avvertire K., a volte succedeva nessuno, ma questo l’avvocato l’aveva solo sentito dire. Tutto ciò era molto spiacevole, ma non del tutto ingiustificato. K. non doveva dimenticare che il procedimento non era pubblico, poteva diventare pubblico se il tribunale lo riteneva necessario, ma la legge non prescrive la pubblicità. Pertanto anche i documenti del tribunale, soprattutto l’atto di accusa, non sono accessibili né all’imputato né alla difesa, quindi in generale non si sa o almeno non esattamente, contro che cosa deve indirizzarsi la propria istanza, e questa perciò può contenere solo per caso qualcosa che abbia importanza per la causa. Istanze veramente pertinenti e tori dell’imputato emergono con maggiore chiarezza i singoli capi di accusa e la loro motivazione o sia possibile indovinarli. Stando così le cose, la difesa viene naturalmente a trovarsi in una posizione molto sfavorevole e difficile. Ma anche ge ma solo tollerata, ed è persino controverso se il relativo articolo di legge lasci desumere almeno che questa tolleranza sia completata. Perciò, a rigore, non ci sono avvocati riconosciuti dal tribunale, tutti quelli si presentano come avvocati davanti a questo tribunale in fondo non sono che mestieranti. Questo naturalmente nuoce alla dignità dell’intera categoria, e se mai K. fosse entrato un giorno nelle cancellerie del tribunale, avrebbe potuto dare un’occhiata, tanto per avere visto anche questa, alla stanza degli avvocati. Probabilmente si sarebbe spaventato al vedere la compagnia radunata là dentro. Già lo stanzino stretto e basso loro assegnato indica il disprezzo del tribunale per quella gente. Riceve luce solo da un finestrino posto così in alto che se uno vuole guardare fuori, dove del resto il fumo di un camino messo proprio lì davanti gli entra nel naso e gli annerisce la faccia, deve prima cercare un collega che lo prenda sulle spalle. Nel pavimento di questo stanzino - tanto per dare un altro esempio dello stato in cui si trova - c’è ormai da più di un anno un buco, non così grande che possa caderci dentro che le prime istanze inoltrate al tribunale non venivano lette. Venivano sempli-cemente messe agli atti e si faceva notare che per il momento l’interrogatorio e l’osservazione dell’imputato erano più importanti di qualsiasi scritto. Se l’istante si ostinava, si aggiungeva che prima della decisione, non appena raccolte tutte le prove, naturalmente quelle pertinenti, tutti gli atti, quindi anche quella prima istanza, sarebbero stati esaminati. Purtroppo anche questo il più delle volte non era vero, la prima istanza di solito finiva fuori posto o andava definitivamente smarrita, e anche se veniva conservata sino alla fine, non la leggeva quasi probatorie si possono elaborare solo in seguito, quando nel corso degli interroga questo è intenzionale. La difesa, infatti, non è propriamente consentita dalla legun uomo ma abbastanza perché uno ci sprofondi con tutta la gamba. La stanza degli avvocati si trova nel secondo solaio; se quindi uno ci sprofonda dentro, la gamba penzola giù al primo solaio, e precisamente nel corridoio dove aspettano gl’imputati. Non è esagerato dire che nell’ambiente degli avvocati queste condizioni sono definite scandalose. Reclami nell’amministrazione non hanno il minimo effetto, anzi, agli avvocati è severissimamente vietato di far cambiare qualsiasi cosa nella stanza a proprie spese».


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