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Immigrazione dai luoghi comuni ai beni comuni

30 settembre 2011

30 settembre 2011

Laura Liberto - Cittadinanzattiva
Mariano Votta - Cittadinanzattiva


Tanti i problemi aperti, dalla precarietà dei diritti ad una integrazione civica tutta da conquistare, dalla cittadinanza al peso delle seconde generazioni. Ma anche un messaggio: abbandonare i luoghi comuni per considerare il fenomeno in un'ottica di beni comuni.

Dal punto di vista di Cittadinanzattiva, la chiave di approccio al tema dell’immigrazione è quella propria di un Movimento che da oltre 30 anni si occupa di tutelare i diritti e di promuovere la partecipazione civica.
Da tempo, su questi versanti, sta emergendo nel tessuto sociale un nuovo protagonista: il cittadino immigrato, al tempo stesso portatore di diritti e bisognoso di tutela. Crescono negli anni le segnalazioni raccolte dai nostri centri di ascolto e di tutela: da esse emerge nitida la condizione di estrema “precarietà dei diritti” in cui versa gran parte della popolazione immigrata nel nostro paese, alle prese con il servizio sanitario piuttosto che con la giustizia o con le tante facce della Pubblica Amministrazione.
A questa istanza di tutela, fortunatamente, se ne sta affiancando una che è propriamente una richiesta di partecipazione, di tanti cittadini immigrati che sempre più avvertono e manifestano il bisogno di ricoprire un ruolo attivo nella società civile. Diverse, al riguardo, sono le richieste di associazioni – specie delle cosiddette seconde generazioni – che hanno deciso di collaborare con noi (se non proprio di federarsi) su tematiche di interesse generale. Dal nostro punto di vista, il segnale che tanti cittadini immigrati inviano alla società nel suo insieme è senza dubbio una buona notizia, e assume una rilevanza particolare in questo 2011, Anno Europeo delle attività volontarie promosse dalla cittadinanza attiva.
Su queste premesse ed anche sulla scia di queste spinte, riteniamo che ogni dibattito, a cominciare da quello politico, debba anzitutto affrontare il tema dell’immigrazione nell’ottica della costruzione dei beni comuni.
È il messaggio che abbiamo voluto lanciare con il convegno internazionale “I nuovi cittadini. Dai luoghi comuni ai beni comuni: l’immigrazione tra diritti, responsabilità e partecipazione” da noi promosso insieme all’Ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia e Commissione straordinaria per i diritti umani del Senato. Essere riusciti ad alimentare il dibattito con il contributo di chi sull’argomento ha una tradizione ed un’esperienza consolidata lo riteniamo già di per sé un successo. Perché se è vero che il binomio immigrazione-integrazione rimane sempre e ovunque una questione aperta, scevro da qualunque ipotetico modello vincente, è altrettanto vero che un approccio proficuo non può prescindere da un serio confronto e scambio di buone pratiche. E da questo punto di vista gli Stati Uniti d’America, proprio perché ne hanno viste di tutti i colori, hanno sul tema immigrazione una grande sapienza.
Quella scelta da Cittadinanzattiva, insomma, è una prospettiva che prende le distanze dagli approcci pseudo-securitari e pseudo-legalitari, nei quali sistematicamente rimangono ingabbiati i discorsi sul tema, soprattutto nel contesto del dibattito politico italiano, dagli irrigidimenti e le contrapposizioni sterili su quelli che sono gli stereotipi, i luoghi comuni, appunto, su immigrazione ed immigrati.
Su un punto, conveniamo tutti: l’immigrazione costituisce oramai un fenomeno strutturale, che incide notevolmente sulla fisionomia dell’assetto sociale. Da qui discende l’inadeguatezza delle politiche nazionali di governo dei flussi migratori, carenti di una visione strategica e progettuale di lungo termine. Altrettanto inadeguata la normativa vigente in tema di accesso alla cittadinanza. La legge 91/92, che àncora la cittadinanza al “diritto di sangue”, alla discendenza, o ne vincola l’acquisto in base a rigidi e formali requisiti residenziali, appare inadeguata rispetto ad un contesto sociale nel frattempo profondamente mutato, in cui su nove nuovi nati uno è figlio di genitori stranieri, in cui risiedono regolarmente oltre 4 milioni di “stranieri” e per i quali questo paese rappresenta la loro casa e la loro vita.
Anche Giovanni Maria Flick, Presidente emerito della Corte Costituzionale, che ha disquisito in tema di cittadinanza e valori costituzionali. In particolare, il Professore ha affermato la necessità di fondare il concetto di cittadinanza non più sul principio di appartenenza quanto su quello di partecipazione.
Centrali nel dibattito, le testimonianze di tanti cittadini immigrati e il ruolo crescente delle seconde generazioni. A cornice, le segnalazioni raccolte da Cittadinanzattiva dalle quali emerge la condizione di estrema “precarietà dei diritti” in cui versano molti immigrati, specchio delle principali difficoltà incontrate nell’accesso e nella fruizione del servizio sanitario, del servizio giustizia e della Pubblica Amministrazione in generale.

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