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Lassedio

02 novembre 2009

02 novembre 2009

Antonio Lirosi - Ministero dello Sviluppo Economico
Enrico Cinotti - Il Salvagente
Introduzione e cura di Francesco Silva - Università degli Studi di Milano Bicocca


Nell'articolo viene raccontato come sono nati e si sono sviluppati gli interventi di liberalizzazione del Governo Prodi negli anni 2006-08 relativi alle farmacie, alle libere professioni, ai notai, ai negozi e supermercati, ai taxi, alle assicurazioni, ai cellulari, ai carburanti, al trasporto aereo e ai mutui immobiliari. Le cosiddette "lenzuolate" di Bersani non hanno sortito gli effetti previsti soprattutto a causa delle lobby coinvolte che hanno agito con successo per impedire ogni riforma.

Molte sono state le corporazioni, le associazioni di settore e le rappresentanze che si sono mobilitate a seguito dell'emanazione delle "lenzuolate" del Ministro Bersani. Chi in un modo chi nell'altro ha cercato di difendere i propri interessi e ha ceracto di affossare le proposte di liberalizzazioni presentate dal Governo Prodi. Seppure con modalità differenti, tutti i settori chiamati in causa (notai, farmacisti, avvocati, banche, società telefoniche, assicurazioni, tassisti…) hanno cercato di stoppare le misure volte ad aumentare la concorrenza all'interno del proprio settore. Tutti ritenevano che facendo passare anche la più piccola norma, si sarebbe creato un pericoloso precedente che avrebbe potuto mettere in discussione le esclusive della propria categoria.

Sono stati colpiti i notai, per i quali era prevista la perdita di esclusiva di ratifica del passaggio di proprietà delle auto. Le lobby di categoria si sono dimostrate per tutto il periodo abbastanza dialoganti e il clima degli incontri in sede ministeriale erano abbastanza collaborativi, mentre in sede parlamentare la lobby si è attivata per bloccare le norme seppur con esiti negativi. Le proteste si sono accese, invece, dopo il terzo pacchetto che dava la facoltà anche agli avvocati di stipulare atti di compravendita immobilare fino a 100.000 euro di valore catastale. Critiche sono arrivate anche dal Ministero dell'Economia, mentre l'Ordine degli Avvocati di Milano si è schierato a favore della norma. La lobby dei notai è stata molto agguerrita al punto che il Governo ha chiesto e ottenuto il ritiro dell'emendamento Lulli.

Accese discussioni si sono verificate anche nell'ambito della liberalizzazione dei farmaci per la quale Federfarma e Fofi hanno scelto da subito lo scontro frontale contro la lenzuolata del 30 giugno 2006. Nonostante ciò la norma è stata approvata e gli esercizi commerciali che volevano vendere i farmaci di automedicazione hanno dovuto prevedere la presenza di un farmacista e hanno dovuto predisporre uno spazio dedicato a tali prodotti. La paura dei farmacisti era quella che fosse messa in discussione la loro natura e soprattutto il loro ruolo. Hanno quindi organizzato subito manifestazioni e cercando il sostegno del Ministro della Salute, che è intervenuta per mediare. Mentre la prima norma è stata approvata quella successiva relativa alla libera vendita di tutti i farmaci di fascia C e stata sopressa, soprattutto a seguito dell'intervento del Ministro Turco.

Molte altre sono state le proteste che hanno avuto luogo nello stesso periodo. Le manifestazioni più plateali e che tutti ricordano sono sicuramente quelle dei tassisti che sin dal primo luglio, giorno successivo al varo del decreto, hanno paralizzato il traffico urbano, soprattutto quello capitolino, ed anche il sindaco di Roma si è offerto come mediatore. Il clima è stato molto teso e sono stati organizzati diversi incontri in seguito ai quali il Governo ha ceduto ed ha cancellato la possibilità di cumulare più licenze. A seguito di ciò sono stata emanate altre norme che hanno di fatto dato maggiori poteri ai comuni, aspetto che i tassisti hanno però compreso solo successivamente.

Le lenzuolate hanno investito anche il settore bancario e quello assicurativo e non ultimo quello della telefonia mobile: tutti sicuramente ricorderanno la famosa norma a sfavore delle società di telefonia. Le proteste portate avanti dalle singole società non sono valse all'eliminazione dei costi fissi di ricarica dei cellulari. Di fronte a una misura così popolare nessuno ha trovato il coraggio di mettersi di traverso neanche in Parlamento.


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