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Leducazione finanziaria delle nuove generazioni

22 marzo 2011

22 marzo 2011

Emanuela Rinaldi – Università Cattolica del Sacro Cuore

L’articolo descrive alcuni mutamenti nei processi di socializzazione economica delle nuove generazione in Italia ed esprime riflessioni sulla progettazione delle attività di educazione finanziaria per i minori. In particolare, vengono evidenziati i risultati di alcuni recenti studi sui preadolescenti in Italia in tema di conoscenze, atteggiamenti e comportamenti relativi all’economia e alla finanza.

Nelle società occidentali, fino all’inizio del secolo scorso, i genitori consideravano i figli come una risorsa economica preziosa che contribuiva alla formazione del reddito del nucleo familiare. Attualmente, invece, a causa di profondi mutamenti demografici, culturali ed economici, le nuove generazioni hanno perso molto del loro valore in termini di “forza-lavoro” acquisendone uno inestimabile dal punto di vista prettamente affettivo-emotivo, tanto da indurre a parlare di una sorta di «sacralizzazione del bambino», basata sul radicamento di una cultura puerocentrica. Tali cambiamenti hanno reso sempre più importante e articolato il processo di socializzazione economica degli individui (ovvero “l’insieme di processi specifici di formazione della personalità e del carattere sociale, finalizzati all’acquisizione di abilità, competenze, conoscenze e inclinazioni aventi rilevanza diretta nella sfera economica”), che si sviluppa sin dalla tenera età. L'articolo si sofferma dunque sulle caratteristiche della socializzazione economica dei preadolescenti italiani e su alcune riflessioni in merito ai progetti di educazione finanziaria, ad oggi sempre più numerosi nel nostro Paese. In particolare, l'articolo fa riferimento ad una recente ricerca nazionale (“Educazione Finanziaria: Una nuova generazione di risparmiatori”) realizzata da un team interdisciplinare di docenti dell'Università Cattolica del Sacro Cuore su un campione di 2.301 studenti di classi 2^ e 3^ delle scuole secondarie di I grado, dei quali una parte aveva seguito un programma di educazione finanziaria e un'altra (“gruppo di controllo”) no. Tra le evidenze che l'articolo commenta, vi è l'alta vivacità della vita economica dei preadolescenti, non solo sul fronte delle uscite ma anche su quello delle entrate: essa riflette sistemi allocativi inter-generazionali delle risorse economiche che appaiono piuttosto eterogenei, alcuni basati su accordi precisi (la paghetta -25%), altri invece lasciati più a una negoziazione informale o ad una richiesta diretta (“ne chiedo quando ne ho bisogno”- 46,2%). Gli studenti appartenenti alle fasce più abbienti ricevono nel complesso mensilmente in media una cifra (€ 71) sensibilmente più alta rispetto a quelli delle fasce meno abbienti (€ 45), ma in entrambi i casi si registra un’alta variabilità interna ai gruppi, a conferma della notevole eterogeneità tra i sistemi esistenti. Ben uno studente su 5 dichiara invece di non avere idea dell’ammontare della cifra ricevuta in un mese, un dato che suggerisce l’esistenza di una sorta di “inconsapevolezza finanziaria” in una quota consistente del campione.
Ma cosa fanno gli alunni della somma che hanno a disposizione in un mese? Una quota consistente pari al 23,9% del campione dichiara “la spendo quasi sempre tutta”, il 15,3% del campione risparmia in ottica di spese da effettuare nei seguenti 12 mesi, mentre il 45,4% afferma “In genere ne accantono una parte come risparmio perché bisogna sempre avere a disposizione una riserva di denaro in caso di imprevisti”. Da evidenziare come, contrariamente a quanto emerso da ricerche precedenti sui minori in Italia, l'attuale generazione di preadolescenti sembra essere molto propensa al risparmio a lungo termine, forse perchè più consapevole – a causa dell'effetto socializzante dei media che hanno ampiamente sottolineato il tema della crisi finanziaria del sistema italiano – dell'importanza di una gestione oculata nel lungo termine.
L'articolo mostra inoltre, attraverso l'utilizzo di specifici test a risposte chiuse, che tra coloro che hanno partecipato al programma di educazione finanziaria si registra un livello di conoscenza sensibilmente migliore, rispetto a quelle del gruppo dei non-esposti, anche se con persistenti differenze legate al background socioeconomico familiare (i figli di padre laureato, anche durante la preadolescenza, “ne sanno di più” in termini di alfabetizzazione finanziaria).
Infine, si ribadisce l’importanza dell’implementazione di una valutazione seria e rigorosa dell’efficacia e dell’efficienza delle iniziative di educazione finanziaria sui diversi gruppi sociali coinvolti, e di monitoraggi che prendano in esame anche i fattori di disuguaglianza ascritti e acquisiti degli individui (es.: genere, cittadinanza, status socio-economico della famiglia di origine, tipo di scuola frequentata) al fine di individuare se esistano dei progetti di educazione finanziaria più efficaci per alcuni gruppi e meno per altri, e agire su queste disuguaglianze.

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