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Lopportunita Silicon Valley

01 marzo 2011

01 marzo 2011

Intervista a P. Marenco - s.v. study tour.

Dare la possibilità agli studenti italiani di visitare le aziende della famosa valle californiana, per capire come si diventa imprenditori. Ce ne parla l'ingegnere che organizza i viaggi promossi dall'associazione Silicon Valley Italian Executive Council.

Che cos'è il Silicon Valley Study Tour?
Nasce nel 2005 ed è la prima iniziativa di ponte tra l'Italia e la Silicon Valley. A partire da cicli di conferenze sulla cultura di impresa organizzati in diversi atenei italiani, selezioniamo alcuni ragazzi, che portiamo due settimane in California nella culla delle aziende tecnologiche. Grazie alla sponsorizzazione di aziende italiane, i ragazzi devono pagarsi solo il volo, il resto è spesato.

Cosa fanno gli studenti una volta arrivati?
Visitano la Stanford University, poi Berkeley, e nei giorni successivi partono gli incontri all'interno delle aziende. Ogni anno se ne aggiungono di nuove: siamo stati a Google, Facebook, Yahoo, Dreamworks, Cisco, Ibm e in altre più piccole ma ugualmente dinamiche. Tutto questo è possibile grazie al Silicon Valley Italian Executive Council, un'associazione che riunisce gli italiani e gli italo-americani che lavorano nelle aziende della valle californiana.

Quali università partecipano ai vostri seminari?
Finora abbiamo lavorato con l'Università di Genova, il Politecnico di Torino, l'Università del Piemonte Orientale di Novara, l'Università di Bologna, e Roma 3. Le facoltà più gettonate sono ingegneria ed economia, ma abbiamo avuto anche qualche chimico industriale e qualche agrario. Le università interessate ci contattano, ci aiutano a organizzare le conferenze preparatorie e si attivano per trovare gli sponsor per il viaggio. In genere tutto parte da un docente molto motivato.

Qual è il valore di questa esperienza per i ragazzi?
La Silicon Valley è il paradiso in terra per gli ingegneri del pianeta, dove si trova il meglio del mondo. E anche chi studia economia trova qui spunti interessantissimi. I ragazzi italiani tendono a pensare che fare azienda sia molto difficile. Quando tornano dal tour dicono "ma allora si può fare, se ho un'idea oggi con un pc e una connessione a banda larga faccio un'azienda via internet anche in Italia". Il risultato migliore è che gli diamo un'apertura mentale a 360 gradi. Alcuni riescono a entrare nelle aziende italiane scavalcando le opzioni di stage sottopagato: si sanno vendere meglio. E poi sono più disponibili a muoversi, capiscono che il mercato è il mondo: un concetto che da noi nessuno ti insegna, tantomeno la famiglia.


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