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La citta creativa

27 giugno 2011

27 giugno 2011

Valentina Anzoise - Università degli Studi di Milano Bicocca
Carla Sedini - Università degli Studi di Milano Bicocca


Sostenibilità e creatività sono due termini che incontrano e stimolano una crescente attenzione da parte del mondo accademico e politico, perché costituiscono due elementi determinanti per la competitività e l'attrattività delle città su scala globale. L'articolo esamina i bisogni di una particolare popolazione urbana, la classe creativa (o i talenti), la quale esprime il desiderio di vivere in città che - oltre a offrire un mercato del lavoro vibrante - si dimostrino accoglienti, attenti ai bisogni delle persone e dell'ambiente.

Sostenibilità e creatività sono due termini che negli ultimi anni hanno riscontrato e stimolato una crescente attenzione da parte del mondo accademico e politico, e sono infatti sempre più presenti tanto nei curricula universitari, quanto nelle agende di associazioni, istituzioni locali e organizzazioni internazionali.
L’interesse di questi soggetti e istituzioni è rivolto a quei fattori chiamati soft, ovvero la disponibilità di ambienti attrattivi, tolleranti, culturalmente vivaci, e con una buona qualità della vita e dell’ambiente, ma anche di luoghi di incontro in spazi pubblici, tanto per gli affari  quanto per il tempo libero . L’insieme di questi elementi è lo “strumento” chiave per attirare, soprattutto nelle città, i componenti della cosiddetta Classe Creativa . I “talenti”, o lavoratori della creatività e della conoscenza, stanno infatti crescendo di importanza per l’economia delle società post-industriali. Nello scenario del post (industriale, moderno, fordista) si è affermato un modello economico in cui i beni di consumo hanno per lo più funzioni simboliche e cognitive ed il loro valore è appunto un valore non-materiale. Pertanto, attrarre i lavoratori dei settori del cosiddetto terziario cognitivo nelle aree metropolitane può costituire un vantaggio competitivo e una leva cruciale per lo sviluppo economico.
Per raggiungere questi obiettivi sono state individuate diverse strategie, fondate sul soddisfacimento dei bisogni espressi da questa tipologia di lavoratori e professionisti. Ma quali sono i desiderata dei talenti? C’è chi ha parlato delle 3T , chi delle 3C , chi invece delle 3P . In questo articolo verrà illustrato quanto emerso in proposito all’interno della ricerca biennale sul posizionamento del Comune di Milano, della sua Area Metropolitana e della Regione Urbana, che è stata condotta dal Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano Bicocca nell’ambito dell’Osservatorio Marketing del Comune di Milano e in partenariato con la Camera di Commercio di Milano. In particolare si farà riferimento ai risultati relativi all’ultima fase della ricerca, terminata nel febbraio 2011 e durante la quale sono state condotte 49 interviste a “talenti” milanesi, d’origine o d’adozione.
Le principali conclusioni a cui si è giunti attraverso l’analisi dei risultati sono le seguenti:

  1.  Milano attrae prevalentemente per due ragioni: la città offre molte opportunità lavorative e formative e dispone di una buona rete di collegamenti con il resto del mondo, (presenza di aeroporti e voli diretti e rete ferroviaria).
  2.  Milano radica, facilitando il lavoro di questi individui, grazie alle eccellenze presenti sul territorio e al suo spirito meritocratico.
  3. Tuttavia, Milano respinge per la scarsa attenzione ai bisogni sociali della popolazione. Per sintetizzare il ventaglio di bisogni sociali espressi faremo ricorso alla categoria multidimensionale di sostenibilità. Milano, infatti, non è sostenibile dal punto di vista economico. Questo ha un effetto molto forte sia sull’attrattività, perché i giovani spesso non possono permettersi di vivere a Milano, sia sul radicamento. Milano non è sostenibile dal punto di vista sociale. Mancano, infatti, spazi pubblici usufruibili gratuitamente, presta poca attenzione alle “categorie deboli” (bambini, donne, anziani), è offerta culturale è scarsa e perlopiù limitata a pochi giorni dell’anno. Milano non è sostenibile dal punto di vista ambientale e della mobilità. Viene lamentata una scarsa attenzione ai bisogni di chi si sposta in bicicletta (mancanza di piste ciclabili) e di chi utilizza i mezzi pubblici (il servizio termina, ad esempio, troppo presto la sera), e per quanto riguarda qualità dell’aria e presenza di spazi verdi il giudizio è molto negativo.

Ci sentiamo di avanzare l’ipotesi che i bisogni espressi dalla categoria dei talenti mutino in particolare in corrispondenza dei diversi momenti della loro vita personale e professionale. Milano offre sicuramente buone opportunità di sviluppo di carriera, ma questo aspetto sembra perdere di importanza nel momento in cui si sia già in una fase “matura” di quest’ultima. Quindi, se i più “giovani” dal punto di vista professionale sembrano prestare una minore attenzione alla vivibilità della città, a fronte delle buone opportunità di carriera, per coloro che sono già affermati le opportunità di carriera sembrano non essere più sufficienti a farli rinunciare ad un ambiente sano, attento e accogliente. Se consideriamo il profilo socio-demografico e lo status familiare degli intervistati si nota che coloro che hanno costruito (o stanno costruendo) una famiglia danno un peso maggiore alla vivibilità e alla sostenibilità del luogo in cui vivere e lavorare.


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