News

La class action vista dalla stampa italiana

02 novembre 2009

02 novembre 2009

Antonio Longo - Movimento Difesa del Cittadino

L'introduzione della class action nel nostro ordinamento è stata una delle vicende parlamentari più travagliate degli ultimi anni. Le possibili conseguenze sulle aziende, i vantaggi reali o illusori per i consumatori, il ruolo delle associazioni e degli studi legali, le complicazioni procedurali in un sistema processuale già così farraginoso come quello italiano hanno offerto lo spunto per centinaia di articoli pubblicati nel 2008.

L'introduzione della class action nel nostro ordinamento ha riempito le cronache e ha animato un vivace dibattito nel 2008, ancora non esaurito, a causa dei ripetuti rinvii e della formulazione delle procedure, che sembrano scontentare tutti, consumatori, avvocati e giudici, imprese.

Come hanno raccontato questa vicenda i maggiori quotidiani? Quale importanza è stata attribuita ad un tema così importante per una migliore tutela dei diritti dei consumatori e un più corretto funzionamento del mercato? La class action è uno strumento di sana competizione o un pericolo per la stabilità delle aziende? Quale immagine viene proposta dell'associazionismo consumerista italiano, a più di dieci anni dalla legge 281/98 che ne ha legittimato l'azione con un riconoscimento istituzionale?

Il Movimento Difesa del Cittadino e il Movimento Consumatori hanno affidato ad una équipe di ricercatori dell'Università La Sapienza di Roma il compito di analizzare la stampa del 2008, per uno studio della rappresentazione mediatica del dibattito.

Sono stati selezioni 369 articoli pubblicati tra il 1 gennaio e il 31 dicembre del 2008 sui due maggiori quotidiani italiani, Repubblica e Corriere della Sera, e sui due quotidiani economici, Il Sole 24 Ore e Italia Oggi. Un particolare approfondimento di analisi è stato dedicato a 18 editoriali. Obiettivo dell'indagine quali-quantitativa era spiegare quanto, quando e come la stampa italiana ha affrontato il tema delle azioni collettive, con quali valutazioni e posizioni.

Il Corriere della Sera, per esempio, dedica oltre la metà degli articoli al tema della possibilità ipotetica di intraprendere specifiche azioni collettive, mentre La Repubblica appare più interessata degli altri quotidiani alle class action in corso all'estero e ai relativi sviluppi. I giornali italiani dimostrano un certo interesse nei confronti di quest'ultimo argomento.

  Iter legislativo   Dibattito politico intorno alla class action   Ipotesi di lanciare una class action Class action e sviluppi all’estero Altro
  V.A V. % V.A V. % V.A V. % V.A V. % V.A V. %
La Repubblica 4 10 6 15 13 32,5 17 42,5 0 0
Il Corriere della Sera 6 14,3 4 9,5 22 52,4 10 23,8 0 0
Il Sole 24 ore 21 25 9 10,7 34 40,5 20 23,8 0 0
Italia Oggi 23 25,3 10 11 41 45,1 14 15,4 3 3,3
Totale 54 21 29 11,3 110 42,8 61 23,7 3 1,2

Il quadro d'insieme che ne scaturisce rivela la difficoltà di una lettura del fenomeno consumerista italiano. E svela anche l'arretratezza culturale di un mondo imprenditoriale pronto a chiedere più concorrenza e più mercato, ma in fondo timoroso di fronte ad una vera competizione basata sulla qualità e l'attenzione al cliente.

Quanto alla scelte normative fatte dal Parlamento, si evince che la class action italiana è stata percepita come una versione pasticciata e alla buona di quella americana, "un falso rimedio". Una preoccupazione ricorrente riguarda la reale o presunta inefficienza del nostro sistema giudiziario, argomento di merito e di metodo che viene associato al dibattutissimo problema della retroattività della normativa approvata.

Non positiva anche l'immagine del movimento consumerista, rappresentato come troppo frammentato, diviso al suo interno, non sempre all'altezza delle sfide poste dalla complessità dei problemi. Anche le associazioni trovano nell'indagine utili motivi di riflessione di fronte ad un mondo, quello dei mass media, pronto ad esaltarne gli slogan e le iniziative di colore, ma che nel raccontare la class action si dimostra spesso superficiale, non approfondendo le ragioni e gli strumenti della tutela del consumatore, soprattutto quando rischiano di mettere in discussione gli interessi economici della proprietà delle aziende editoriali.

  Il movimento consumerista è citato nell’articolo? Le associazioni consumeriste sono citate nell’articolo? Nell’articolo sono citati pareri, opinioni, e commenti di esponenti di associazioni consumeriste? Nell’articolo sono citati dati statistici, economici, o risultati di ricerca sulla class action?
  V.A. V. % V.A. V. % V.A. V. % V.A. V. %
Si 122 33,1 125 63 63 17,1 13 3,5
No 247 66,9 244 306 306 82,9 356 96,5
Totale 369 100 369 100 369 100 369 100

Il ruolo del consumerismo nel dibattito sulla class action è abbastanza riconosciuto dai giornali: il riferimento alle singole associazioni consumeriste ricorre, infatti, nel 33,9% degli articoli, di pochissimo inferiore al numero di "pezzi" in cui si fa cenno al movimento consumerista in generale, che pesano per il 33,1% dei casi. La presa di parola diretta, ovvero la citazione in virgolettato di una dichiarazione o di una posizione espressa da un esponente o rappresentante delle associazioni consumeriste, è presente in poco più di un sesto degli articoli (17,1%). Per quanto interessante, risulta invece poco presente il riferimento a dati o ricerche sulla class action, che ricorre soltanto in 13 articoli (3,5%).

Il dibattito giornalistico sviluppatosi sulla class action nel 2008 è stato, per molti versi, una occasione mancata di un serio approfondimento del complesso rapporto tra il mondo della produzione, del commercio e dei servizi e il mondo dei consumatori, partendo dagli strumenti giuridici disponibili per una migliore tutela dei diritti dei clienti, ma anche del funzionamento corretto del mercato e della concorrenza.


Stampa Invia