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La partecipazione dei cittadini alle politiche della salute

01 marzo 2009

01 marzo 2009

Alessio Terzi - Presidente nazionale di Cittadinanzattiva

La partecipazione civica alle politiche della salute dovrebbe essere considerata non solo come un lodevole atto di civismo, ma sempre più come una risorsa strategica da spendere per la salvaguardia del servizio sanitario. Dopo l'esperienza delle carte dei diritti del malato negli anni 80, lo sviluppo della valutazione civica, la carta della qualità in chirurgia, si fa strada l'analisi critica sistematica delle aziende sanitarie, per promuovere la cultura della prevenzione dell'errore anche attraverso l'empowerment dei cittadini.

Governo, competenza e capacità di intervenire in modi molto diversi fra loro. Sono questi i tre concetti chiave che sintetizzano le caratteristiche attorno alle quali si è manifestato negli ultimi tre decenni l'intervento dei cittadini nelle questioni sanitarie. Lo dimostra l'esperienza di Cittadinanzattiva e del Tribunale per i diritti del malato, veri e propri "cantieri" nei quali l'attivismo dei cittadini ha dimostrato di potersi concretizzare in azioni volte a migliorare il funzionamento del servizio sanitario nazionale e non in semplici rivendicazioni generiche e velleitarie.

In particolare tra le tante esperienze di questi 30 anni, sono quattro quelle che possono essere segnalate.

Anzitutto la Carta dei diritti del malato: lanciata nel 1980 a Roma (a solo due anni dalla nascita del servizio sanitario nazionale), aveva lo scopo di evidenziare i diritti violati dei malati, che era necessario attuare al meglio per evitare sofferenze inutili. Diffusasi presto in oltre 70 città italiane, non si è arrestata ai confini nazionali. Infatti oggi esiste una rete che coinvolge 80 organizzazioni di 30 Paesi diversi e una Carta europea dei diritti del malato.

Poi, la Valutazione civica, cioè una serie di indagini sistematiche sul sistema sanitario che puntano a evidenziarne i punti deboli. Grazie a questi sforzi sono nati negli ospedali le prime carte dei servizi e si è sviluppato a partire dal 2001 il primo Audit Civico, uno strumento destinato ad analizzare in modo sistematico l'andamento delle aziende sanitarie fondato su una precisa struttura di valutazione.

Ancora, il Progetto integrato di tutela (Pit), organizzato a livello centrale e locale. Nel primo caso opera un centro che fornisce gratuitamente assistenza e informazioni e che ha pubblicato un rapporto annuale sulle segnalazioni ricevute dai cittadini e sulle loro esperienze una volta a contatto con il mondo della sanità (il rapporto Pit salute). Localmente, invece, si trovano le sezioni del Tribunale per i diritti del malato. Veri e propri centri dove i cittadini che ritengono di aver subito violazioni dei loro diritti incontrato altri cittadini (i volontari dell'associazione) e iniziano percorsi per migliorare la tutela loro e degli altri malati. Lo scopo non è semplicemente egoistico, ad esempio vedersi riconosciuto un risarcimento danni, ma è anche evitare che altri pazienti subiscano gli stessi torti o le stesse sofferenze che hanno subito loro.

Infine, la Carta della qualità in chirurgia, area specialistica nella quale dai dati raccolti sembrano concentrarsi maggiormente errori e problemi. La carta ha lo scopo di garantire al cittadino dal momento del ricovero fino alle dimissioni massima qualità e sicurezza, oltre che accoglienza, informazioni, rispetto per le persone e per la sua condizione. Al momento all'iniziativa hanno aderito una settantina di reparti ospedalieri.

Questi esempi dimostrano che le questioni affrontate in questi anni sia state rilevanti per garantire un funzionamento sempre più adeguato al sistema sanitario. L'intervento dei cittadini in questo campo non è dunque un semplice atto di civismo, ma una vera e propria risorsa strategica da sfruttare al meglio.


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