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La politica degli incentivi al consumo dimensioni caratteristiche valutazioni problemi

22 novembre 2010

22 novembre 2010

Augusto Ninni - Università di Parma

Nell'articolo si discute la politica degli incentivi al consumo, inseriti nel Decreto legge n. 40 del 25 marzo 2010. Si riporta la situazione per ciascuno dei sei settori che interessano il consumatore. Gli esiti principali che emergono sono: la scarsa entità delle risorse dedicate; una certa frammentarietà dell'intervento; la scelta discutibile dei settori; l'esistenza di gravi ritardi nei rimborsi degli sconti ai dettaglianti (che in questo momento appare il problema principale).

Nel marzo 2010 il Governo italiano ha introdotto un pacchetto di incentivi al consumo attraverso il decreto legge 40 del 23 marzo 2010, convertito nella legge 73/10. Gli incentivi hanno coinvolto ben dieci settori, di cui sei interessano direttamente i consumatori, trattandosi per la maggior parte di classici beni di consumo durevole. Gli incentivi hanno durata sino al 31 dicembre 2010: ma per i singoli settori di destinazione essi possono terminare prima, in caso di esaurimento dei fondi. La giustificazione per l'erogazione dei fondi consiste nell'intervenire nel campo dell'efficienza energetica e della sostenibilità ambientale, oltre che per sostenere la domanda in un periodo di difficoltà. Tuttavia l'entità degli sforzi appare troppo bassa per dare un sufficiente stimolo all'economia, l'operazione appare un po' troppo frammentata e la scelta dei settori è discutibile. Quanto l'intervento sia efficace, nel senso di procurare domanda "addizionale", non è dato saperlo: ma è positiva la scelta di affidare la massima parte degli interventi alla domanda per sostituzione dei beni di consumo durevoli oggetto dell'intervento, indicando dei requisiti precisi di valenza energetica o ambientale. E come metodologia è positivo anche il fatto di consentire ai consumatori la possibilità di ottenere sconti "cash", cioè già al momento dell'acquisto. La critica più significativa a questo tipo di iniziativa è che difficilmente è chiaro se c'è veramente bisogno di incentivi alla produzione o al consumo. I soggetti che li ricevono, imprese o consumatori, potrebbero aver già deciso in precedenza di effettuare le scelte a cui poi sono spinti dall'esistenza degli incentivi, per cui l'erogazione dell'incentivo in realtà è inutile, e il tutto si traduce in una forma di trasferimento di fondi dallo Stato alle categorie di operatori economici che ne beneficiano direttamente: in altri termini, gli incentivi non sempre procurano una domanda "addizionale". Per molti motivi accertare se l'incentivo è efficace non è per niente facile, né è possibile valutare la politica di incentivi al consumo, prima che l'iniziativa sia del tutto terminata.

In particolare il Decreto legge n° 40/2010 ha istituito un fondo di 300 milioni di euro a sostegno dei consumi e della ripresa produttiva, che prevede incentivi ai cittadini e alle imprese sull'acquisto di:

  • cucine componibili complete di elettrodomestici efficienti;
  • elettrodomestici;
  • motocicli;
  • nautica da diporto;
  • banda larga;
  • immobili ad alta efficienza energetica;
  • rimorchi e semirimorchi;
  • macchine agricole e macchine movimento terra;
  • gru a torre per edilizia;
  • componenti elettrici ed elettronici.

A circa metà del percorso, oltre la metà dei fondi resi disponibili dal Ministero dello Sviluppo Economico è stato prenotato. Nell'articolo vengono analizzate le caratteristiche della domanda di incentivi settore per settore. In generale l'apprezzamento da parte dei consumatori era abbastanza scontato, data la possibilità di spuntare prezzi più bassi per il prodotto oggetto dell'incentivo, così come per quanto riguarda i produttori, i quali beneficiano di una politica industriale che probabilmente ha fatto incrementare le loro vendite nel periodo considerato, anche se questo potrebbe essere avvenuto a discapito delle vendite del periodo successivo. Tuttavia, nel momento in cui scriviamo, l'esistenza di ritardi sui rimborsi ai dettaglianti rappresenta un fattore negativo, che può essere di pregiudizio per l'eventuale ripetizione degli incentivi in un anno a venire.


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