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Nordic experieces on group action for compensation

27 gennaio 2010

27 gennaio 2010

Klaus Viitanen - University of Helsinki Finland
Sintesi a cura di Paolo Martinello


Le controversie collettive sono senza dubbio uno dei problemi più rilevanti nella società contemporanea. Recentemente una notevole attenzione è stata dedicata alle azioni collettive risarcitorie (group action for compensation) come mezzo per rafforzare l'accesso dei cittadini alla giustizia nei litigi di natura collettiva.

Alcuni Paesi europei, compresi i paesi scandinavi , hanno recentemente adottato azioni collettive risarcitorie nei loro sistemi processuali. Questo tipo di azione può essere sinteticamente definita come una azione giudiziaria nella quale l'attore (plaintiff) - sia esso membro o non membro di un gruppo individuato - introduce una causa a beneficio del gruppo senza l'espressa autorizzazione dei membri del gruppo stesso, che sfocia in una decisione vincolante sia a favore che contro tutti i membri del gruppo.

Le azioni collettive (group actions) possono dividersi in 3 tipologie, a seconda del soggetto legittimato ad avviarle: membro del gruppo, soggetto estraneo a gruppo ma legittimato (ad esempio, associazione di consumatori), autorità pubblica (ad esempio, Consumer Ombudsman).

Nell'articolo viene analizzata l'esperienza maturata dai paesi scandinavi in materia di azioni collettive risarcitorie, che hanno suscitato molto interesse ma hanno trovato sinora scarsa applicazione.

Vengono sinteticamente descritti i modelli di azione collettiva risarcitoria adottati in Finlandia, Svezia, Norvegia e Danimarca, dei quali vengono evidenziati le similitudini e le differenze sugli aspetti più significativi (soggetti legittimati, ambito di applicazione, effetti della decisione, costi dell'azione).

L'articolo riporta i casi giudiziari sinora registrati, in larga parte tuttora in corso:

  1. in Danimarca (dove la group action è in vigore da poco più di un anno), è in corso un'azione collettiva risarcitoria introdotta da un folto gruppo di azionisti di minoranza (oltre 4.000) nei confronti di una banca;
  2. in Svezia (dove la group action è in vigore da più di 6 anni), sono state introdotte dieci azioni, molte delle quali tuttora pendenti. I casi riguardano: passeggeri abbandonati in vari aeroporti da una compagnia aerea in dissesto economico; l'inadempimento contrattuale di una grossa compagnia di costruzione; le perdite subite dai titolari di polizze assicurative a seguito di un operazione societaria da parte della compagnia assicuratrice; il mancato accesso a giochi on-line nonostante l'avvenuto pagamento del costo di accesso; il risarcimento dei danni subiti da migliaia di utenti di una compagnia elettrica a seguito della mancata applicazione del prezzo concordato; la richiesta di risarcimento nei confronti dello Stato a seguito della confisca di bevande alcoliche importate privatamente; la richiesta di risarcimento nei confronti di un orfanotrofio municipale per le carenze nell'assistenza fornita agli attori quando essi erano bambini; la sovrafatturazione in un determinato periodo da parte della più grande compagnia telefonica svedese; il risarcimento dei danni causati dal rumore degli aerei agli abitanti in prossimità di un aeroporto.

IIn nove casi l'azione è stata avviata da un membro del gruppo, in un caso dal Consumer Ombudsman svedese. In molti casi, una specifica organizzazione no-profit è stata costituita prima dell'avvio dell'azione tra i componenti del gruppo al fine di sostenerli e svolgere le attività organizzative necessarie (informazioni, raccolta adesioni e fondi). Solo in un caso, tuttavia, queste organizzazioni costituite ad hoc hanno preso direttamente parte all'azione.

Più della metà dei casi hanno riguardato diritti dei consumatori. Il numero dei potenziali membri del gruppo varia da un caso all'altro: da meno di un centinaio a 1,2 milioni (caso polizze assicurative, nel quale peraltro il numero dei membri che hanno aderito all'azione, attraverso il meccanismo opt-in è stato di circa 15.000, vale a dire meno del 2%). Nel caso relativo ai danni da rumore in prossimità dell'aeroporto, i membri del gruppo erano 20.000, 7.000 dei quali hanno esercitato il loro diritto di op-in. Nel caso relativo al dissesto della compagnia aerea, le dimensioni del gruppo interessato era di 700 individui, dei quali 500 hanno aderito all'azione.

Tali differenze nelle percentuali di adesione sembrano derivare principalmente dalla maggiore o minore complessità del caso e dalla possibilità del promotore dell'azione di contattare individualmente, anche attraverso messaggi scritti, i componenti del gruppo per invitarli ad aderire (ad esempio, nel caso relativo al dissesto della compagnia aerea, una lista di nomi e indirizzi delle vittime era disponibile a seguito di una preventiva indagine di polizia). In almeno 2 casi i promotori dell'azione hanno richiesto al soggetto convenuto (defendant) l'accesso all'elenco dei suoi clienti al fine di poterli più facilmente contattare.

Dall'esame della casistica, è possibile individuare gli elementi cruciali che determinano il maggior o minor successo di un'azione risarcitoria collettiva ed in particolare: la perdita economica individuale più o meno elevata (in caso di perdite economiche modeste a livello individuale, il modello opt-in mostra evidenti limiti); il maggior livello dei costi che le azioni risarcitorie collettive normalmente comportano rispetto ad una singola azione individuale, risultando cruciale l'introduzione di un efficiente sistema di finanziamento di tale tipo di azioni, al fine di ridurre il rischio finanziario a carico del promotore; la durata del processo, spesso destinato a prolungarsi per più anni.

La soluzione di questi aspetti problematici, anche ricorrendo ad alcune soluzioni adottate con successo nell'esperienza nord americana, è indispensabile per garantire che le azioni collettive risarcitorie funzionino efficacemente e soddisfino le aspettative dei cittadini.


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