News

Pubblicita ingannevole Autorita Antitrust vs Giuri di Autodisciplina

01 luglio 2009

01 luglio 2009

Marco di Toro - Università degli Studi di Milano - Bicocca

Individuati tre settori, la biglietteria aerea low cost, i viaggi ed il turismo ed, infine, il credito al consumo, si è proceduto alla verifica delle modalità di controllo sulla ingannevolezza della comunicazione commerciale, ad opera, rispettivamente, dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e del Giurì di Autodisciplina Pubblicitaria.
Sono altresì considerate le radicali differenze fra i due organi, nonché l'impatto di recenti evoluzioni legislative sui comportamenti delle imprese.

Il tema della comunicazione pubblicitaria ingannevole è di grande attualità ed importanza per il consumatore destinatario di messaggi promozionali, ma soprattutto per l'impresa che pubblicizza i propri prodotti/servizi, cercando di realizzare campagne di forte impatto: è fondamentale, quindi, per il consumatore avere a disposizione gli strumenti che gli permettano di distinguere un messaggio pubblicitario veritiero da uno non, e per l'impresa commerciale il fatto di avere ben chiare le regole da rispettare e capire dunque fino a dove è lecito spingersi nella realizzazione di una campagna pubblicitaria.

Oggigiorno è interesse di tutte le aziende non operare in contrasto con le norme che disciplinano la correttezza della comunicazione commerciale, soprattutto per l'inasprimento delle sanzioni a carico di chi pubblicizza ingannevolmente, ed inoltre per la perdita di immagine che deriverebbe dall'essere coinvolti in un procedimento di pubblicità ingannevole, in termini sia di fiducia da parte dei consumatori target, sia di reputazione presso gli organi di stampa ed i mass media e, quindi, di credibilità.

La normativa giuridica che disciplina la comunicazione pubblicitaria, ed in particolare la pubblicità ingannevole, è piuttosto eterogenea, in quanto risente dell'intervento di legislatori diversi in epoche differenti e sotto la spinta di esigenze diverse. Frequenti sono stati anche gli interventi normativi a livello settoriale.

Il Codice del consumo, entrato in vigore con il D. Lgs. 6 settembre 2005 (successivamente modificato dai D. Lgs. n. 145/2007 e n.146/2007 proprio sulle pratiche commerciali scorrette e la pubblicità ingannevole e comparativa), si è proposto di coordinare anche la disciplina della pubblicità ingannevole; in questa sede, tuttavia, non ci si soffermerà tanto sulla disciplina giuridica della materia, comunque alla base di ogni successiva analisi, bensì sugli aspetti applicativi.

La pubblicità ingannevole è definita dall'articolo 20 del Codice del consumo del 2005 come "qualsiasi pubblicità che in qualunque modo, compresa la sua presentazione, sia idonea ad indurre in errore le persone fisiche o giuridiche alle quali è rivolta, o che essa raggiunge, e che, a causa del suo carattere ingannevole, possa pregiudicare il loro comportamento economico, ovvero che, per questo motivo, sia idonea a ledere un concorrente ".

Schematizzando possiamo affermare che l'ingannevolezza può derivare sia da affermazioni ambigue o false, sia dall'omissione di informazioni necessarie per valutare in modo completo una determinata offerta, le quali possono riguardare caratteristiche come prezzo, modalità di pagamento, livello qualitativo, dati tecnici, e molte altre ancora. Tutti questi elementi comportano infatti una potenziale alterazione nelle preferenze del consumatore per la decisione di acquisto.

L'inganno pubblicitario non coinvolge solo i consumatori, potenzialmente tratti in errore e spinti verso scelte che non avrebbero altrimenti compiuto; possono esserlo anche le imprese che producono beni concorrenti di quello che viene pubblicizzato in maniera ingannevole, e che soffrono inevitabilmente di una perdita di clientela

E' importante quindi che vi sia una tutela verso tutti i soggetti danneggiati dalla pubblicità ingannevole che tenga conto dei loro interessi e delle loro caratteristiche.


Stampa Invia