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Rassegna di giurisprudenza in materia consumeristica

01 luglio 2009

01 luglio 2009

A cura di Andrea Missaglia

Questa rubrica di giurisprudenza commentata analizza alcune sentenze in materia consumeristica.

TRIBUNALE DI ROMA; sentenza 30 maggio 2007; Giud. Astorino; Policella (avv. Porrone) c Soc. Telecom Italia (avv. Scozzafava), Bontà (avv. Agostino, Federico).

Non può ritenersi assolto l'onere probatorio gravante su chi contesti la congruità delle somme addebitate dal gestore del servizio telefonico, qualora il titolare dell'utenza, in mancanza di guasti del contatore, non alleghi circostanze che univocamente depongano per un'utilizzazione esterna della linea nel periodo al quale gli addebiti si riferiscono (nella specie, non era stata fornita alcuna prova circa la custodia dell'impianto telefonico, né erano stati addotti altri elementi astrattamente idonei ad infirmare le risultanze del contatore, mentre risultava che l'immobile ove l'utenza era attivata si trovava nella disponibilità di un terzo, che aveva alle sue dipendenze una domestica proveniente da uno Stato estero, verso il quale erano destinate le chiamate che hanno dato luogo agli addebiti contestati).

La pronunzia in commento è un esempio della giurisprudenza di merito formatasi a seguito della nota sentenza Cass. 10313/04 che ha di fatto abolito la presunzione di veridicità delle risultanze dei contatori di centrale ai fini della fatturazione dei consumi telefonici.

Si è quindi posto il problema per i giudici del merito di ribilanciare l'onere probatorio tra il gestore del servizio telefonico e l'utente che intende contestare gli addebiti in bolletta.

Più in particolare, la sentenza afferma esplicitamente il dovere del gestore di provare sia il corretto funzionamento del contatore di centrale sia la corrispondenza del consumo da esso registrato ed il dato esposto in fattura mediante la produzione dei tabulati relativi all'utenza telefonica in questione.

Fin qui la sentenza si limita a ricalcare anche lessicalmente il precedente costituito dal citato arresto della Cassazione.

Ma che cosa succede se il gestore fornisce la prova richiesta? E' necessario, secondo il Tribunale, che il titolare della linea, presa visione dei tabulati, alleghi quantomeno circostanze che rendano plausibile l'accesso di terzi estranei alla linea telefonica.

Il giudice onorario capitolino (forse anche influenzato dalla peculiarità del caso, nel quale era arduo ricondurre le telefonate contestate a soggetti estranei alla sfera del titolare dell'abbonamento) sembra dunque voler reintrodurre la presunzione spostandola dalle risultanze del contatore a quelle dei tabulati telefonici.

Si tratta forse di una soluzione di "buon senso" che mira inoltre a stimolare un ruolo attivo del consumatore nel processo ma che non risolve il problema giuridico di base che aveva portato la Cassazione a negare validità alle risultanze della bolletta in quanto atto unilaterale del gestore telefonico.

Se pure il tabulato delle chiamate effettuate è certo più trasparente del mero dato numerico del consumo, è pur sempre un atto di provenienza di parte il cui contenuto, secondo la prospettazione della sentenza in commento, l'utente non potrebbe in alcun modo contestare se non in circostanze del tutto peculiari (telefonate effettuate quando nessuno occupa l'immobile, a numerazioni bloccate, ecc.).*


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