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Recensione

27 gennaio 2010

27 gennaio 2010

Cesare Vaccà

Recensione di "Turismo. Diritto e diritti"a cura di Lidianna Degrassi e Vincenzo Franceschelli

Turismo. Diritto e diritti
a cura di Lidianna Degrassi e Vincenzo Franceschelli

Radicate cesure elevano barriere non solo fra le differenti discipline scientifiche, ma altresì nell'ambito di un medesimo settore fra le singole materie: a causa di queste autoreferenziali compartimentazioni, di norma funzionali alle sole dinamiche accademiche, sono assai scarse le pubblicazioni interdisciplinari.

E' da accogliere, pertanto, positivamente un volume dedicato a tutto campo al turismo, che spazia -da un lato- dall'ordinamento pubblicistico alla disciplina dei singoli rapporti contrattuali, dall'altro dalla strategia alla statistica sociale, quest'ultima relativamente ai movimenti turistici.

I curatori hanno aggregato un gruppo di studiosi che ha approfondito la materia turistica in ogni sua piega, compendiando così in un'unica opera l'organica trattazione che, specie dal versante istituzionale, presenta non pochi elementi di complessità.

Il contesto normativo che disciplina la 'materia turistica' è infatti, sul piano pubblicistico, alquanto intricato: la riforma del Titolo V della Costituzione, avvenuta con legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, ha infatti profondamente inciso sulla disciplina del turismo, trasferita dalla competenza legislativa concorrente Stato-Regioni alla competenza residuale delle sole Regioni.

Tuttavia, poco prima della revisione costituzionale, la medesima materia era stata oggetto di una nuova legge quadro, 29 marzo 2001 n. 135, in sostituzione della precedente, 17 maggio 1983, n. 217, che ha ri-definito i rapporti fra la legislazione statuale e quella regionale: nel novellato art. 117 della Costituzione non figurano, però, il turismo e l'industria alberghiera né fra le materie di legislazione esclusiva dello Stato, né fra quelle di legislazione concorrente Stato-Regioni.

La legge quadro del 2001, sostanzialmente riposta sul principio di sussidiarietà della legislazione locale rispetto a quella centrale, è sopravissuta più volte al vaglio della Corte Costituzionale (sentenze 23 maggio-5 giugno 2003, n. 197; 24 febbraio-11 marzo 2009, n.76/2009; 5 marzo-16 marzo 2007, n. 88; 17 maggio-1 giugno 2006, n. 214): è stato, infatti, ritenuto che interessi generali non frazionabili debbano continuare a sovraintendere alla competenza regionale, e pertanto la legge statale deve "attribuire funzioni legislative al livello centrale e regolarne l'esercizio in ragione della rilevanza del turismo per l'economia del Paese, che impone un momento di sintesi, almeno nell'attività promozionale dell'offerta turistica delle diverse Regioni" (sentenza n. 214 del 2006).

In questa direzione, del resto, si indirizza il D.P.C.M. 13 settembre 2002 (Recepimento dell'accordo fra lo Stato, le regioni e le province autonome sui princìpi per l'armonizzazione, la valorizzazione e lo sviluppo del sistema turistico) ispirato ad un modello di multilevel governante, volto a contemperare le ragioni delle differenziazioni con quelle dell'unitarietà, dalle quali anche una materia di competenza regionale non può quindi prescindere.

In definitiva, però, come è accaduto anche nel comparto del commercio al dettaglio , lo sviluppo della legislazione regionale reca il paradosso dell'esasperata localizzazione delle regole, a fronte delle globali istanze all'armonizzazione, e ciò sebbene sia espressamente affermata l'esigenza (art. 2, terzo comma della legge quadro del 2001) "di assicurare l'unitarietà del comparto turistico e la tutela dei consumatori, delle imprese e delle professioni turistiche".

Nell'opera in esame all'ampia trattazione del ruolo degli enti locali nella disciplina e nella promozione delle attività turistiche, fa riscontro sul versante privatistico quella degli attori e delle singole figure contrattuali: fra i primi, in particolare, l'agente di viaggio, trasformatosi nel tempo da mandatario professionale che organizzava i viaggi in funzione dei desideri di facoltosi clienti, a mero rivenditore di 'pacchetti' organizzati dai tour operator; fra le seconde, invece, la riscoperta -sotto differenti forme- del turismo stanziale, che un termine ormai desueto definiva 'villeggiatura', i cui tratti sono oggi, almeno in parte, riscontrabili nell'agriturismo, nel bed and breakfast, nelle esperienze di 'ospitalità diffusa'.

La tutela del 'consumatore', o meglio, del 'cittadino-turista', impone forme di salvaguardia specie in relazione a questi rapporti che si instaurano con soggetti privati, in massima parte ignorati nei loro profili contrattuali da una (alluvionale) regolazione locale dedicata ai soli aspetti pubblicistici, lasciando così gli ospiti privi -a differenza di quanto avviene nei confronti di un operatore professionale- di adeguate garanzie.

Su di un piano diverso, un elemento innovativo è rappresentato dalla crescente sensibilità verso forme di 'turismo sostenibile', compatibile con l'ambiente e tale da non compromettere i luoghi ed il rapporto fra questi e chi vi vive, principi formulati sin nel 1987 dalla Commissione mondiale per l'ambiente e lo sviluppo nel suo rapporto Our Common Future, noto come 'Relazione Brundtland'.

Profili centrali nello sviluppo dell'offerta turistica, e considerati, del resto, anche dalla Lettera Enciclica Caritas in veritate (2009) ove è rimarcato, fra l'altro, (par. 61) che "la situazione attuale offre singolari opportunità perché gli aspetti economici dello sviluppo, ossia i flussi di denaro e la nascita in sede locale di esperienze imprenditoriali significative, arrivino a combinarsi con quelli culturali, primo fra tutti l'aspetto educativo [...] un turismo di questo genere va incrementato, grazie anche ad un più stretto collegamento con le esperienze di cooperazione internazionale e di imprenditoria per lo sviluppo".


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