News

Rischi catastrofali e intervento pubblico

24 giugno 2010

24 giugno 2010

Luigi Buzzacchi - Politecnico di Torino, Dispea
Gilberto Turati - Università di Torino


I grandi rischi - terremoti, alluvioni, eruzioni ecc. - pongono alla collettività un problema di prevenzione e di copertura dei costi causati dalle calamità. Le scelte di prevenzione sono generalmente decentrate, mentre le politiche di intervento ex-post sono tendenzialmente centralizzate e danno luogo a una redistribuzione solidale. In tal modo la prevenzione è scoraggiata. Meccanismi che introducono il mercato assicurativo potrebbero migliorare la situazione, purché combinati con l'intervento pubblico, che permane insostituibile.

Le catastrofi naturali e artificiali mostrano in tutti i continenti preoccupanti dinamiche di crescita. I drammatici effetti di questa escalation sono distribuiti in modo molto disuguale a livello sia geografico sia sociale.

Questi eventi apparentemente eterogenei hanno in realtà parecchie caratteristiche in comune e le relative statistiche aggregate risultano di grande interesse per svariati soggetti istituzionali e privati. Ciò perché tutti questi tipi di eventi:

  • sono (relativamente) rari;
  • causano danni economici complessivi molto elevati e i soggetti colpiti dall'evento subiscono una grave riduzione di benessere;
  • determinano danni circoscritti e localizzati a una comunità di individui ben identificata sul territorio;
  • rappresentano rischi che non sono distribuiti in modo uniforme né nel tempo, né nello spazio.

Favorire un'allocazione dei rischi efficiente, equa e finanziariamente sostenibile è una sfida complessa e urgente per le istituzioni pubbliche.

In questo saggio discutiamo, anche alla luce di alcune interessanti esperienze internazionali, le misure di policy che possono essere alternativamente messe in atto. La riflessione indica come pregi e difetti degli interventi pubblici in quest'ambito si misurino soprattutto con la loro capacità di suscitare efficienti politiche di prevenzione.

Le statistiche mostrano, infatti, come in molti contesti ogni unità monetaria investita in prevenzione determini vantaggi da due a quattro volte superiori in termini di danni evitati alle cose, alle persone e all'ambiente; tuttavia, il livello di questi investimenti è sistematicamente subottimale.

Il locus delle scelte di prevenzione è generalmente decentrato, mentre le politiche di intervento ex-post sono tendenzialmente centralizzate.

Questa situazione determina un'evidente caduta di incentivi a livello locale: i Governi centrali vorrebbero ex-ante evitare di risarcire i danni per incentivare condotte di prevenzione virtuose; ma a posteriori - dopo che i danni si sono verificati - non possono far altro che intervenire, perché riconoscono il valore della redistribuzione delle risorse pubbliche in misura solidale.

Le politiche pubbliche migliori sono quelle che sono in grado di limitare meglio gli effetti di questa inconsistenza temporale. In questo senso, il contributo dei soggetti privati che sono attivi nei mercati assicurativi e finanziari può risultare importante, ma la scelta di allocazione dei rischi catastrofali rimane questione squisitamente politica, anche considerato che in tutte le soluzioni ammissibili il rischio residuale rimane a carico della collettività.


Stampa Invia