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Servizi pubblici locali e partecipazione civica

01 novembre 2009

01 novembre 2009

Giustino Trincia - Cittadinanzattiva

Il comma 461 all'art. 2 della Finanziaria 2008 è l'unica vera riforma dei servizi pubblici locali introdotta in Italia negli ultimi venti anni, che ha affidato a cittadini e associazioni dei consumatori e degli utenti strumenti e responsabilità inediti per far uscire da vecchie logiche il servizio di pubblica utilità.

Da oltre quindici anni a questa parte, l'unica vera riforma dei servizi pubblici approvata, è quella varata con l'art.2, comma 461, della Legge Finanziaria 2008.
Si tratta di un intervento riformatore che è di vitale importanza e di grande potenzialità, poiché fornisce ai cittadini e alle associazioni dei consumatori nuovi strumenti per poter incidere sui nostri servizi pubblici locali. Servizi che sono un patrimonio da salvaguardare e per farlo occorre riformarli considerando la loro forte rilevanza economica e strategica per il Paese. Un settore però che per lungo tempo si è rivelato ostaggio del primato della "cultura della produzione" e dei suoi principali attori: amministratori pubblici e partiti, sindacati e imprese.

La riforma segna il tramonto della vecchia stagione delle Carte dei Servizi, introducendo importanti novità:

  • la Carta della qualità dei servizi da redigere e pubblicizzare in conformità ad intese con Associazioni dei consumatori e delle imprese, contenente standard di qualità, quantità e modalità di accesso alle informazioni, al reclamo, alle procedure conciliative e giudiziarie e di ristoro parziale o totale;
  • la consultazione obbligatoria delle associazioni di consumatori, e in particolare la periodica verifica, con la partecipazione delle associazioni dei consumatori ed utenti, dell'adeguatezza dei parametri qualitativi e quantitativi del servizio (ma ogni cittadino può presentare osservazioni e proposte) affiancata dal monitoraggio permanente rispetto ai parametri fissati nel contratto di servizio;
  • l'istituzione della sessione annuale di verifica del funzionamento dei servizi, tra ente locale, gestori dei servizi ed associazioni dei consumatori;
  • il finanziamento per lo svolgimento di tali attività, con prelievo a carico dei soggetti erogatori del servizio, predeterminato nel contratto di servizio.

Di fronte a tutto ciò appare assai evidente un grave deficit d'informazione e di consapevolezza nell'opinione pubblica e tra molti degli stessi "addetti ai lavori", associazioni dei consumatori comprese. Da qui scaturiscono due priorità d'intervento: l'informazione capillare e la formazione qualificata dei protagonisti.

Ci sono in ogni caso una serie di considerazioni e di avvertenze da fare per facilitare l'efficace attuazione della riforma:

  • il passaggio nei servizi pubblici locali, dalla tradizionale logica della "self regulation", a quella della "civil regulation";
  • un approccio che eviti di delegare ai soli addetti ai lavori e alle solite rappresentanze, il compito della implementazione
  • la definizione di piani attuativi concertati tra i diversi attori coinvolti;
  • la capacità e la volontà di andare al di là del tradizionale sistema di relazioni (amministrazioni pubbliche, imprese e sindacati) con il quale sono stati fin qui governati i servizi pubblici locali;
  • la crescita della dimensione civica nel nostro Paese che chiama direttamente in causa l'atteggiamento soprattutto delle istituzioni pubbliche e delle imprese, rispetto al ruolo che sono chiamati a svolgere i cittadini.

La riforma fornisce inoltre una serie di sfide molto impegnative alle stesse associazioni dei consumatori. Sfide che potrebbero essere in realtà preziose opportunità per un deciso salto di qualità.


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